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← La Trattoria dei Penati

Creato il 12/09/2026, 16:48 · Aggiornato il 12/09/2026, 16:56

Capitolo 30: IXXX – Ho una videochiamata in 4K full HD con Apollo

@jke_scrittricesuipattiniJKE Sui Pattini
MaturoIn corso

Avvertenze (opera)

  • Gaslighting / Manipolazione psicologica
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Libertas allungò le mani verso Sant’Apollinare, accarezzando i bordi dell’affresco con delicatezza.

Un rumore di catene spezzate riecheggiò nella navata, poi il Santo scivolò a terra, sorretto prontamente da me e Aplu.

«Potresti dare una mano, Alberto» commentò il dio aiutandomi a stendere il Martire a terra.

«Perché?» chiese Nerone alzando un sopracciglio «Ti ricordo che io bruciavo i Cristiani, non li salvavo certo dal loro “martirio”.»

«E… quindi perché sei entrato con noi?» risposi confuso. Mi guardò malissimo e io distolsi lo sguardo. L’acqua termale di Aplu era stata miracolosa, facendomi tornare la voce con un solo bicchiere e un cucchiaio di miele.

«Per evitare che l’Olimpo ti fulmini, forse?» disse aspro «Dai, facciamo questa cosa in fretta così partiamo per la prossima trattoria.»

«Io non vi servo più giusto?» chiese Libertas pregustando già il cielo fuori dalla basilica.

«Direi di no» le risposi senza alzare lo sguardo «Grazie di tutto.»

«Figurati, Giovane Penati» mi sorrise volteggiando verso il soffitto «E se dovessi avere ancora bisogno, non esitare a chiamarmi.»

Si tuffò contro il muro salutando con la mano, sparendo chissà dove.

Non sopportava proprio i luoghi chiusi, degno della dea della libertà.

Con lei attorno mi sentivo sollevato, ma senza di lei… uguale.

Mi spiego: se fosse rimasta con noi, probabilmente avrei detto tutto quello che pensavo, rovinando il rapporto con il resto del gruppo. Senza di lei ero “libero” di controllarmi e mantenere i toni bassi.

Ogni tanto uno sfogo ci voleva, ma non potevo permettermi di dire a Nerone “No, Alberto, io esco” o qualcosa del genere.

E poi c’era la missione sullo svuotamento di senso da concludere a cui non potevo sottrarmi. Già l’Olimpo mi odiava, se poi non li avessi aiutati a non essere corrotti dal Nulla, non osavo immaginare le conseguenze.

Mi piegai in ginocchio a terra, aprendo il termos con il minestrone e sollevando appena Sant’Apollinare con il terrore che mi si rompesse tra le dita.

Gli avvicinai il termos e… mi tremavano le mani.

Se non avesse funzionato? Se fosse stato troppo debole? Se lo avesse svuotato?

Poi c’era la fisica: se non fossi riuscito a farglielo bere? Se lo avessi soffocato rovesciandone troppo? I Santi potevano soffocare?

«Aaah! Lascia fare a me, puer» brontolò Nerone prendendomi il termos dalle dita «Manco imboccare qualcuno sai fare, dico io. Tienigli la testa in modo che la gola sia dritta, non troppo piegata in avanti né troppo indietro. Ecco, così sei perfetto. Tieni la posizione…»

Gli versò il minestrone delicatamente in bocca, sollevandosi rapido quando il Santo tossì appena. Fece così altre due volte, la pelle del martire che riprendeva colore, i segni delle percosse che sparivano e l’abito che brillava appena.

Sant’Apollinare aprì gli occhi piano, guardandoci confuso.

«Si è ripreso…» commentai prima di sorridere «Ce l’abbiamo fatta! Lo abbiamo salvato!»

«Lo vedo» brontolò Nerone «Non serve che urli, puer. Piuttosto, coso, stai bene?»

Il Santo annuì: «Grazie… Temevo di rimanere lì per sempre…»

«Non deve ringraziare noi…»

«Veramente sì!» mi ammonì Nerone.

Decisi di ignorarlo, cosa che non gli fece troppo piacere: «È stato Aplu a…» mi voltai a cercare il dio, ma era sparito.

Quando se n’era andato? Ma soprattutto perché?

«Ringraziamenti o meno, come ci sei finito lì dentro?» chiese Nerone senza mezzi termini.

«Un… demone…» ansimò prima di farci segno di dargli dell’altro minestrone. Un nuovo sorso e riuscì ad alzarsi a sedere, anche se mi misi comunque dietro di lui come uno schienale umano «Un demone… vestito da Santo…» prese il termos e bevve avidamente il minestrone «Mai avrei immaginato che un uomo di Chiesa potesse arrivare a tanto.»

«Ottimo, tanta fatica per niente» Nerone alzò gli occhi al cielo «Possiamo andarcene adesso?»

«Chi è questo Santo?» chiesi. La mano del patto mi bruciò abbastanza da farmi stringere le dita su di essa, punizione dell’Imperatore per averlo ignorato. Di nuovo «Magari è collegato ai Peccati…»

Sant’Apollinare s’irrigidì, voltandosi verso di me spaventato, le rughe più pronunciate e le occhiaie ben visibili: «Aveva l’oro negli occhi, la cupidigia cieca. Adesso capisco, ma sono certo che non fosse manipolato. No, San Cirillo d’Alessandria è stato corrotto.»

*** * ***

Trovai Aplu sul retro della basilica, intento a lucidare l’arco. Lo sguardo assorto, un po’ triste.

«Immaginavo di trovarti qui» dissi facendogli venire un colpo e tirare la corda dell’arco pronto a difendersi.

«Per Tinia! Temevo fossi un mostro» esclamò riprendendo fiato e abbassando l’arma «Dov’è Lucius?»

«Con Sant’Apollinare» mi appoggiai al muro di fianco a lui. Non so come, ma dopo lo sfogo con Libertas sentivo la necessità di fare il fratello maggiore.

«Mi stupisce, ma non sono sorpreso» si mise l’arco sulla schiena «Perché sei venuto?»

«Sei sparito, pensavo volessi sapere che Sant’Apollinare si è ripreso e sta bene» mi annodai le dita, indeciso se continuare o meno il discorso «Ci ha detto che è stato rinchiuso lì da un altro santo.»

«Sul serio? E chi?»

«San Cirillo d’Alessandria.»

Aplu incrociò le braccia pensieroso, poi annuì un paio di volte: «Ha senso: una delle sue nemiche politiche è alleata dell’Olimpo, da qual che so io. Cosa non fa il potere umano» mi guardò eloquente «Comunque, non sei venuto qui solo per dirmi questo».

«Perché non sei rimasto lì con noi?» chiesi risoluto «Insomma, è grazie a te se Sant’Apollinare è stato liberato.»

Aplu strinse l’arco al petto tenendo lo sguardo basso: «Dèi Pagani e Santi non dovrebbero mescolarsi. Mi sono già spinto oltre a volerlo aiutare, non c’è motivo che lui sappia della mia esistenza.»

«Felsina, San Luca e la Beata Vergine non sarebbero d’accordo.»

«È diverso: loro hanno accordi millenari, io è da prima di Cristo che mi sono fuso con Apollo. Questo mondo è… nuovo per me. Mi basta la mia vita da semidio, tra piadine, Estate Ragazzi e missioni olimpiche di bassa lega» tenne lo sguardo basso, poi brontolò un molto poco convinto «Mi basta e avanza quello che ho.»

Rimanemmo in silenzio un po’, ognuno di noi facendo un rumore diverso o coi piedi o con le mani.

«E se… lo aiutasse Lesto?» proposi «Nerone è già con un piede in macchina, e Sant’Apollinare avrà bisogno di una guardia del corpo mentre si rimette in sesto. Aplu magari non può, ma Lesto “Sparalesto” Stratos non ha vincoli divini, che io sappia.»

Mi guardò sorpreso, poi scoppiò a ridere: «Sei ancora sotto l’influsso di Libertas, vero?»

«Può essere… è gratificante dire ciò che si pensa» guardai verso un punto indefinito, come se da lì si potessero vedere i colli bolognesi «Potreste venire a San Pasquale di Rocca a riprendervi, dove c’è la Trattoria. Ho lasciato a Fufluns abbastanza lasagne per un esercito, e poi dovrebbe passare anche Felsina e Turms. E potresti anche invitare Charun…»

«E tu che ne sai di Charun, scusa?» distolsi lo sguardo «Hai visto il mio passato, per caso?»

«Forse…» mi allontanai appena «Credo sia stato quando Libero mi ha provato a svegliare.»

«Capisco» accarezzò appena l’arco «Ci farò un pensiero, certa gente non la vedo da secoli…» tenne lo sguardo basso «Grazie, puer.»

«Prego» sorrisi, poi feci per andarmene «Vado a vedere come…»

«Non così in fretta» tremai mentre mi prendeva il braccio con una forza che non mi sarei mai aspettato e un ghigno da “ora te la faccio pagare” che avrebbe fatto invidia persino a Nerone «Primo, queste sono tue.»

Mi trovai le pastiglie per la schizofrenia sul palmo della mano e le dita mi tremarono.

«Non le voglio» risposi facendo per ridargliele.

«Sicuro?»

«No» scossi la testa «Sì, volevo dire…»

Aplu mi prese la mano e strinse le mie dita sul blister: «Non sei ancora pronto, e non sarà io a forzare questa scelta.»

«Ma io te le ho lanciate per…» mi fermai, guardando il mio pugno chiuso «Credo di aver capito.»

Me la rimisi in tasca come si potrebbe mettere via una bomba a mano, consapevole che aveva ragione lui.

Avevo ancora bisogno di sentire quel legame con la realtà. Per quanto lo negassi, la mia mano le cercava ancora, e non per buttarle via.

«Ciò detto, una mia conoscenza vorrebbe parlarti, almeno finché non c’è Lucius» proseguì Aplu con la tranquillità di un amico che ti sta per rubare la bici.

«Oh… okay» non mi sembrava una richiesta così strana, anche se il modo in cui lo stava dicendo non presagiva nulla di buono. Mi guardai attorno incuriosito «Chi è?»

«Apollo.»

Mi venne una sincope: «Come, scusa?»

«Gli farò da tramite per qualche minuto, giusto il tempo che vi parliate tra suocera e nuora» commentò allontanandosi dal muro.

«Tra… eh!?»

Non feci in tempo ad avere una risposta che Aplu chiuse gli occhi, appoggiandosi delicatamente al muro e rimanendo lì per alcuni minuti. Poi si sollevò e riaprì le palpebre, mostrando due iridi azzurre che studiavano i dintorni infastidite.

«Speravo di non dover tornare mortale mai più» commentò prima di guardarsi addosso «E questa maglia? L’ho sempre detto che ha dei gusti orrendi. Che cavolo c’è scritto? Estate Ragazzi? Il Mago di Oz?! Ma io di…» si avvicinò le mani al naso, poi le guardò schifato «Nutella? Sul serio!?» rabbrividì e si toccò la faccia «Niente… brufoli? Io mi sono reincarnato in un adolescente pieno d’acne e Aplu mangiando Nutella, no!?» guardò verso l’alto infastidito «Come sarebbe a dire “l’aria della Riviera”!? Ooh, e non tirarmi fuori le fonti termali che…» sembrò notare solo in quel momento la mia presenza, rabbrividì e tornò a guardare verso l’alto «Non erano questi gli accordi… Cosa vuol dire “lui è più neutro”: non era lui a cui dovevo chiedere!» lo guardai confuso mentre sospirava, poi lui tossicchiò appena «Tu devi essere il Cuoco Sacro» mi allungo la mano «Apollo, molto piacere.»

«Pia… cere…?» risposi poco convinto stringendogliela «Siete un po’ diverso da Aplu…»

«Ovvio, io sono l’originale, l’unico e l’inimitabile» commentò sistemandosi capelli come una diva «Non a caso io sono la personalità principale. Ero, quantomeno. In un certo senso sono contento di non avere più la sua voce in testa» scosse la mano «Comunque non sono qui per lamentarmi della mia brutta copia etrusca, ma per parlare con te di una questione.»

«Nerone?» ipotizzai.

«Precisamente» unì le mani davanti alla bocca «Come… ti è sembrato?»

«In che senso?» chiesi confuso. Stava improvvisando e si sentiva, ma decisi di non indagare.

«Cos’ha fatto da quando è qui?»

«Oh…» cercai di essere quanto più conciso possibile. Nessuno dei due voleva essere lì in quel momento «Mi ha salvato la vita. Diverse volte.»

«E nient’altro?»

«Ha mangiato il mio cibo» cercai di capire cosa volesse sapere, il che non era facilissimo. Apollo non si sbottonava per niente, probabilmente perché non si fidava di me. Il che era comprensibile visti i miei trascorsi con l’Olimpo, ed è per questo che io optai per un approccio quanto più onesto possibile «Abbiamo fatto un patto di mutuo soccorso, ha preso un’identità umana per sbloccare i suoi conti bancari, sta combattendo contro i Sette Peccati Capitali…»

«Aspetta… i cosa?» mi fermò alzando un sopracciglio.

«Astaroth, Mammon, Belzebù… sono loro che stanno provando a svuotare di senso il mondo» lo notai pensieroso «Perché nessuno di voi sa chi siano?»

Apollo non rispose subito, ragionando su come rispondermi: «Tecnicamente sappiamo cosa sono, però… non sono di nostra competenza.»

Lo guardai stranito: «In che senso, scusi?»

«Ogni Universo Mitologico – chiamiamolo così – ha i suoi nemici: noi abbiamo i Titani – e gli imperatori pazzi, Ra e compagnia hanno Apophis – e i maghi pazzi, Odino e le Valchirie si devono occupare di Loki – e di redivivi pazzi. I Vizi Capitali non sono un problema Greco-Romano. E men che meno dovrebbe essere Etrusco. Non avete avuto contatti con – chessò – Salomone?»

Scossi la testa, poi ci pensai: «Però abbiamo aiutato diversi Santi nei nostri viaggi: proprio adesso Nerone sta accudendo Sant’Apollinare e…»

«Aspetta… sta facendo cosa?!» sgranò gli occhi facendomi trasalire, poi arricciò il naso «Sei sicuro che parliamo della stessa persona?»

«Credo… di sì?» mi annodai le dita, dando particolare enfasi alla mano del patto, allargando e stringendo il palmo ancora fasciato. Non ricordavo nemmeno di averla mai aperta o cambiata quella fasciatura «Insomma, si ricorda che lo avete ucciso in America, che voleva controllare gli Oracoli, che aveva una figlioccia di nome Meg, ogni tanto nomina Indianapolis…»

«Puer, quanto ti ci vuole con quella mezza scartina?» la voce dell’Imperatore arrivò da dietro l’angolo «Apollonio o come si chiama si è ripreso e io vorrei parti…»

Cadde un silenzio raggelante.

Avete presente quella sensazione di forte imbarazzo nel trovarvi tra due ex fidanzati che si sono lasciati molto male?

Ecco, quello ero io in quel momento.

Il terzo incomodo tra Nerone e Apollo, con la prospettiva che, se avessero iniziato a menarsi, io ci avrei rimesso le penne.

«Non è come…» provai a dire.

«Vado a vedere se Empanda è abbastanza in forze, al massimo le allungo qualche oliva» disse l’Imperatore tornando indietro «Non metterci troppo, altrimenti ti lasciamo qui.»

Apollo si allungò appena ad osservarlo, poi guardò me con un sopracciglio alzato: «Tu sei proprio sicuro che sia Nerone?»

«Si è presentato così, e anche gli altri dèi lo riconoscono» spiegai alzando le spalle.

«E… quanto ti ha raccontato dei suoi trascorsi in America?»

«Molto poco. Finché non c’è stato Aplu non ha detto granché e anche dopo…» pensai bene alle parole da dire «Credo non ricordi tutto quello che ha fatto.»

«Non ricorda?» Apollo strinse i pugni «Dopo tutto quello che mi ha fatto passare, non ricorda!?» inspirò profondamente «Apollo, non è più un tuo problema. Se lo sorbiscono Veltha e compagnia, non tu. Sei qui solo per valutare la situazione» tornò a guardarmi «E quanto ricorda?»

«Lui dice di ricordarsi un sessanta percento abbondante» spiegai cercando di ignorare quello che aveva appena detto.

«E tu sei sicuro che non stia mentendo?» insistette Apollo.

«In realtà… sono abbastanza certo che stia mentendo…» ammisi.

«Aah, lo sapevo!»

«In eccesso…»

Apollo alzò un sopracciglio: «In che senso, scusa?»

«Ho come l’impressione – se ho imparato a conoscerlo – che sia una stima detta per orgoglio, ma che non sia la realtà» spiegai.

«E secondo te quanto ricorda, allora?»

Ci ragionai con estrema cautela. Non ero mai stato bravo in matematica, ma forse potevo fare qualcosa: «Se fosse una serie di cinque libri… penso che conosca un libro e mezzo scarso. Con alcuni spoiler sul finale, molteplici buchi di trama e ricerche sulle wiki di settore.»

Apollo incrociò le braccia pensieroso.

«Questa storia non mi piace» commentò cupo «Non mi piace per niente» tornò a guardarmi «Cosa ti ha detto di me?»

«Nulla? O meglio, vi ha bestemmiato dietro per averlo ucciso, spesso e volentieri dice che potrebbe spodestarvi con il potere attuale e che se aveste saputo prima della mia esistenza mi sareste saltato addosso per tornare divinità.»

Il dio mi guardò sorpreso, poi alzò le spalle: «Lo ammetto, lo avrei fatto senza esitazione alcuna.»

Mi trattenni dal ridere: «Vi assomigliate più di quanto non vogliate ammetterlo…»

«Ehi! Io non brucerei mai intere città!» rispose aspro «Forse Modena.»

«Ma non fu Nerone a bruciare Roma, o almeno così si racconta nella mia famiglia.»

«Intendevo New York.»

«Oh…» decisi di zittirmi, poi tornai sulle sue parole «Scusate, perché vorreste bruciare Modena?»

«Ho detto forse, non che lo avrei fatto. Comunque, se proprio lo vuoi sapere» si schiarì la voce «Era il 1325 e gli umani, come al solito, stavano combattendo. Bologna attaccò Modena, ma venne respinta, al che Modena si rubò la Secchia e Bologna dichiarò nuovamente guerra per riaverla indietro. Io e Minerva ci schierammo con Bologna, in difesa dell’onta subita, mentre Marte, Venere e Bacco con Modena. Fu uno scontro epocale… ma alla fine vinsero loro e si tennero la Secchia, che così divenne Rapita.»

Scossi la testa: «Aspetti… brucerebbe Modena per una secchia!?»

«Non una, LA Secchia. Dopo la Battaglia di Zappolino, i modenesi pensarono bene di rubarsela e di rifiutarne la restituzione, e per questo Bologna dichiarò loro guerra.»

«Per riaverla indietro?»

«Precisamente.»

«Una secchia…»

«La Secchia.»

Stavo per dire qualcosa, ma il potere solare di Nerone ci raggiunse prepotentemente.

«Fammi capire una cosa» disse l’Imperatore raggiungendoci «Ti ricordi la battaglia per una secchia…»

«La Secchia» specificò Apollo, ignorando completamente che non stava più parlando con me.

«E non ti ricordavi come funzionassero gli Oracoli!?» Nerone lo prese per il colletto facendoci sbiancare – sì, tutti e due «Non ti ammazzo solo perché non è il tuo corpo, però…» lo sbatté contro il muro il che mi fece temere il peggio «Farò quello che tu non sei riuscito a fare: recupererò la Secchia e la ripoterò a Bologna» lo lasciò andare, allontanandosi brontolando «Mi chiedo come abbia fatto a sconfiggermi uno così…»

Apollo sospirò di sollievo: «Mi ero già visto morto, per fortuna è solo un tramite. Avrebbe ucciso Aplu, non me…» si affacciò appena, come se volesse controllare che se ne fosse definitivamente andato «Il Nerone con cui sono scontrato non mi avrebbe risparmiato così» notò il mio sguardo confuso, travisando, tuttavia, i miei dubbi «Sia chiaro, non sono smemorato. La quantità di ricordi che può tenere un cervello umano è mooolto ridotta rispetto a quella divina. Addesso ricordo ogni cos… aspetta…» si mise a riflettere massaggiandosi la testa, anche se non ero sicuro se fosse per la concentrazione o per la botta contro il muro «Nerone è mortale?»

«Non penso…» risposi ancora sconvolto dalla scena precedente «Ha forma fisica, ma se mangia il mio cibo può volteggiare, evocare soli, coprire di fiamme il falcetto in rame augurale. Insomma, cose da dio, oltre ad avere più potere di Aplu di base.»

«Dovrebbe avere abbastanza memoria per ricordare, ma allora…» incrociò le braccia «Tienilo d’occhio, e se dovesse darti dei problemi…»

«Vi avviserò, assolutamente.»

«Cos… no!» mi puntò il dito sul petto «Adesso è un problema tuo, Cuoco Sacro. Un problema tuo e degli Etruschi. E dei Cristiani. E di Empanda. Insomma, di tutti fuorché mio! E potrebbe essere escluso dai problemi dell’Olimpo stesso…»

E detto ciò riconsegnò il corpo ad Aplu.

Note di capitolo

-Prossimo Capitolo-

-Piccola sosta a Claterna per salvare una fata italica-

Ci leggiamo presto, ciao ciao! -w-

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