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Creato il 27/06/2026, 12:21 · Aggiornato il 27/06/2026, 12:25

Capitolo 21: XX - Aplu ci offre una piadina romagnola

@jke_scrittricesuipattiniJKE Sui Pattini
MaturoIn corso

Avvertenze (opera)

  • Gaslighting / Manipolazione psicologica
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Dato che gliel’ho promesso, non vi dirò che prima di riuscire a sapere il nome del ragazzo Nerone svenne almeno altre tre volte, e non vi dirò nemmeno che provò ad aprire la portiera mentre correvamo in autostrada direzione Ravenna.

Riuscì a rimanere calmo – che voleva dire nascosto dietro di me – solo quando ci fermammo sulla strada per Lido di Classe a un classico chiosco di piadine a righe bianche e azzurre.

A quel punto il ragazzo ebbe la buona idea di presentarsi prima col cognome.

«Piacere, io sono Stratos, Lesto Stratos. Non Lester, Lesto» specificò velocizzando il nome «Ma potete chiamarmi Sparalesto… o Aplu, a voi la scelta.»

«Aplu?» chiese Empanda confusa «Sul serio? Sei diventato mortale? Che mi sono persa in questi ultimi vent’anni?»

«Un po’ di tutto» alzò le spalle… il dio? Non sapevo bene come definirlo: ad occhio sembrava un ragazzo qualsiasi, l’unica cosa strana era l’arco d’oro.

Guardai Nerone in cerca di conferme, ma lui rimaneva dietro di me, studiando il ragazzo sospettoso.

«Mi garantisci che non sei Apollo, giusto?» chiese l’Imperatore usandomi come scudo.

«Sì, Lucius, non sono Apollo… anche se di recente mi sono sentito spesso con lui» spiegò appoggiandosi al banco del chiosco di piadine «Cosa prendete, ragazzi? Offro io.»

«In realtà abbiamo appena pranzato» risposi imbarazzato. Farmi offrire una piadina, anche solo da due euro, da un sedicenne non mi faceva impazzire.

«Almeno una dolce, dai. Ripeto, siete miei ospiti» sorrise solare «Non sembra, ma me lo posso permettere.»

«Mi basta una bottiglietta d’acqua…» dissi a sguardo basso «Ma…. di preciso, chi sei tu?»

«Aplu, la controparte etrusca di Apollo» spiegò come se stesse raccontando il menù della piadineria «Per questo Lucius è così… suscettibile.»

Nerone distolse lo sguardo stringendosi di più a me.

«E da quando sei mortale, scusa?» chiese Empanda studiando i gusti a disposizione.

«Non è così importante…» brontolò Nerone.

Aplu si massaggiò il mento pensieroso: «Come posso spiegarlo… quando Apollo è stato sparato sulla terra in versione mortale per risolvere i casini causati da Triumvirato, io sono stato scisso da lui e mi sono ritrovato qui nelle vesti del semidio Lesto Stratos» spiegò tranquillo «Ora, non sapendo il perché fossi finito qui e temendo di fondermi di nuovo con lui… mi sono dato alla macchia.»

Nerone alzò un sopracciglio: «Ma lui era diventato un diciassettenne… tu lo sei adesso! Non mi fido…»

«In realtà ne avrò sedici fino a Ferragosto, comunque ad oggi sono considerato un “come Apollo veniva chiamato dagli Etruschi”. Un nome qualsiasi, non una divinità a sé. Il che mi ha reso relativamente debole, e così sono diventato un mortale più giovane» si fece pensieroso «Però il fatto che ci siamo incontrati quando io ho raggiunto l’età che aveva Apollo, non deve essere un caso, no?»

«Ci scommetto, è stato fatto tutto per farmi prendere un infarto. Io non mi fido» insistette Nerone «Tu sei proprio proprio sicuro di non essere Apollo, vero?»

Aplu lo guardò con un sorrisetto furbo che fece rabbrividire pure me: «No, ma mi ha raccontato tante cose interessanti» l’Imperatore impallidì mentre il dio mi girava attorno «Che hai manipolato psicofisicamente una figlia di Demetra, che hai cercato di ucciderlo in molteplici occasioni e che hai provato a prendere il controllo sugli Oracoli. Oh, e che hai quasi causato l’Apocalisse» lo agganciò al collo con il braccio e gli iniziò a grattare la testa con il pugno chiuso «Ti sei proprio dato alla pazza gioia in America, vero?»

Empanda si drizzò e osservò il duo: «Cosa hai provato a fare, scusa?»

Nerone si liberò dalla presa, sistemandosi la giacca e distogliendo lo sguardo: «Non sono cose che vi riguardano.»

«Hai cercato di controllare gli Oracoli! Se ti devo portare in macchina, sono cose che mi riguardano» batté il piede infastidita, un movimento simile allo sgasare prima di una partenza in Formula uno «Quindi è per questo che Vegoia non ci ha dato una Profezia!»

«E ha quasi bruciato vivi tutti i figli di Apollo attuali…» aggiunse Aplu. Sembrava uno zio con poca differenza d’età: parlava dei peggio crimini come se fossero state le goliardate di suo nipote turbolento.

Non ero sicuro se fosse più spaventoso quello che aveva fatto Nerone o il modo con cui lo raccontava il dio.

«Piantala! E poi non ricordo di aver fatto tutto quello che stai dicendo…» esclamò l’Imperatore.

«E quanto ricordi?» chiese Aplu piegando appena la testa confuso.

«Un buon ottanta percento…»

«Sicuro?»

«Va bene, sessanta. E comunque, ripeto, non sono cose che vi riguardano.»

Non ero sicuro che fosse il sessanta, anzi... che fosse molto meno!

Però era sincero quando diceva di non ricordare, una sincerità che non gli avevo sentito da... bè, più o meno da quando mi aveva salvato la vita.

In effetti non lo avevo mai sentito parlare onestamente, il che mi lasciò sorpreso: a quanto pare anche lui era in grado di non mentire o di non omettere.

Mi osservai la mano del patto, ancora fasciata non sapevo spiegarmi il perché, poi gliel’allungai con il palmo verso l’alto: «Invece mi riguardano» mi guardò malissimo e distolsi lo sguardo «Credo…»

Nerone strinse gli occhi infastidito: «Stai usando il mio patto contro di me?»

«Forse…» per un attimo temetti che il fuoco partisse dalla mano e mi divorasse tutto il corpo «M-ma se non vuoi parlarne, lo accetto.»

Calò il silenzio per alcuni secondi.

Secondi che a me parvero ore, con l’ansia di non vedere il tramonto.

«Te ne parlerò a tempo debito» rispose infine mettendosi le mani in tasca stizzito.

Tirai un sospiro di sollievo.

«Almeno la missione sarà reale, vero?» chiese Empanda. L’Imperatore evitò il suo sguardo «Nerone…»

«Lo è» s’intromise Aplu rapido. L’interessato lo guardò interrogativo «Fufluns si è accordato con Apollo, e la mia controparte non ha molta voglia di tornare sulla terra per recuperare Lucius, così sta mediando per fargli proseguire la missione sulla ricerca di senso.»

«Per questo Abeona – o Adeona – non ha colpito la macchina: ce l’hanno con me, non con te» annuii capendo meglio la situazione, poi scossi la testa «Continuo a non capire: tu sei stato mandato da Apollo o no?»

«È complicato…» brontolò Nerone.

«Posso sempre dirlo io, ma Empanda potrebbe lasciarci qui a piedi» ammise Aplu alzando le spalle.

«Non se mi offri un paio di piadine con cotoletta e olive» ammise la dea «Però potrei lasciare a piedi lui.»

Nerone sospirò incassandosi nelle spalle: «Teoricamente non mi ha mandato Apollo, sono tipo tornato come lemure, non sapevo che Fufluns…» sgranò gli occhi, poi lo vidi diventare rosso d’ira «Non sapevo che Fufluns lo avesse già contattato! Ooh, adesso mi sente, quella brutta copia di Bacco!»

Aplu lo lasciò allontanarsi con il telefono in mano, poi tornò verso di me: «Lucius a parte, mi è giunta voce che state andando in giro a salvare dèi e ridare loro senso.»

«In parte…» ammisi. Non ero sicuro se definirli salvataggi volontari o casualità fortuite. Felsina poteva essere rinchiusa ovunque, il fatto che fosse alla trattoria era puramente casuale… no?

«Ottimo, dovrei chiedervi un favore» sorrise gentile prima di guardare nel chiosco «Sul serio non vuoi nulla, sembri un po’ pallido…»

«M-magari una bottiglietta d’acqua» dissi cercando Nerone. Stava tornando a passo pesante, probabilmente Fufluns non gli aveva risposto.

«Sicuro sicuro?» insistette.

«Sicuro…» annuii poco convinto.

Aplu si riferì al piadinaro: «Tre piadine con la cotoletta e olive extra, una bottiglia d’acqua… frizzante o naturale?»

«Frizzante.»

«Frizzante, una piadina crudo e stracciatella e una alla nutella» prese il numerino dell’ordine guardando l’Imperatore «Qualcosa mi dice che non ha risposto.»

«Già, il dio dei dread mi butta giù il telefono a ogni tentativo» brontolò Nerone infastidito «Ma da quand’è che avete contatti con Apollo?»

«Più o meno da quando sei arrivato alla Trattoria» spiegò il dio tranquillo.

«Da… aaah!» si morse il dito per non bestemmiare «Appena mi risponde, giuro che…»

«Ah, sei arrabbiato tu, Nerone?» lo riprese Empanda puntandogli un dito contro il petto. Non l’avevo mai sentita usare il nome da Imperatore, il che non presagiva nulla di nuovo «Non ci dici la verità sul perché sei in Italia, non ci racconti cosa hai fatto in America e tu sei la vittima?»

Nerone si mise le mani in tasca distogliendo lo sguardo, consapevole ma troppo orgoglioso per ammetterlo: «Comunque, Aplu, come hai fatto a entrare in macchina?»

Un brivido mi percorse la schiena.

In effetti come aveva fatto? Io ero stato attaccato da un’alleata di Astaroth, possibile che…

Il dio mi lanciò un’occhiata sicura, poi disse: «Ne ho approfittato quando Francesco è entrato, ovvio.»

Il piadinaro chiamò il nostro numero e Aplu ci passò i vari ordini, tenendo per sé quella alla Nutella e allungando quella prosciutto e stracciatella a Nerone.

«Questa cosa mi vuol dire?» chiese l’Imperatore confuso.

«Serve solo per farti calmare» spiegò evasivo pagando e allentandosi di qualche passo, la piadina dolce già tra i denti.

«Dev’esserci sotto qualcosa… nessuno ti offre del cibo gratis» commentò passando lo sguardo poco convinto dalla piadina a lui «Soprattutto dopo tutto quello che hai spifferato sul mio conto.»

Non potevo nemmeno dargli torto: per quanto simpatico, Aplu aveva un modo di porsi… insolito. Non che mentisse, ma avevo l’impressione che stesse omettendo particolari, anche se non capivo se fosse per tornaconto personale o per semplice paura.

Paura per cosa? Non riuscivo ancora a comprenderlo.

«Avanti, spara, cosa vuoi?» insistette Nerone seguendolo rapido, la piadina ancora intonsa.

Aplu si pulì la bocca con il tovagliolo, lasciandosi scappare un rutto quasi impercettibile, retaggio delle “buone maniere” del passato.

«Mi hai scoperto» ammise alzando le spalle con un sospiro «Vorrei chiedere un favore culinario.»

«Eccallà! Sapevo io! Vuoi sfruttare le capacità del mio cuoco sacro per tornare un dio. Non che la cosa mi stupisca… Apollo si sarebbe fiondato subito su Francesco se l’avesse conosciuto prima.»

«Ma io non sono Apollo, Lucius» precisò Aplu «Mi serve il vostro aiuto per salvare un Santo Martire.»

*** * ***

La basilica di Sant’Apollinare in Classe ci accolse con tutta la sua magnificenza.

Lo stile bizantino mostrava poca sfarzosità e una ricchezza di storia invidiabile.

L’interno era un insieme di varie epoche, ricostruzione su ricostruzione.

Un montaggio pulito e regolare che lasciava spazio sia alle antiche mura vuote che agli affreschi e, soprattutto, ai mosaici.

L’esatto opposto del Santuario di San Luca, eppure con un’autorità che non lasciavano scampo a dubbi: un tempo quel luogo era stato il rifugio di molteplici credenti.

Era stato perché ormai era una trappola per turisti: aveva perso la sua sacralità, il suo obiettivo primario.

Il suo senso.

Empanda era rimasta in macchina, ancora offesa per quello che avevamo scoperto su Nerone, mentre noi avevamo dovuto aspettare la notte per intrufolandoci nella basilica alla stregua di ladri.

Ancora adesso non mi so spiegare come Aplu – o meglio Lesto “Sparalesto” Stratos – avesse le chiavi per entrare.

Il dio ci fece strada con cautela, scivolando contro le pareti con una riverenza che mai mi sarei aspettato da un dio pagano in una chiesa, raggiungendo l’abside.

«Sapete» disse guardando davanti a sé «Inizialmente pensavo che Sant’Apollinare si fosse trasferito a Ravenna. Insomma, avrebbe avuto senso, no? Quale Santo non segue il suo culto? Tuttavia, non l’ho mai visto nella basilica a lui dedicata. Pensavo che non si mostrasse perché ero un dio pagano, così non c’ho dato troppo peso.»

«La vera domanda è… perché sei entrato in una basilica cristiana?» chiese Nerone confuso.

«Per questa» si indicò la maglietta verde acido «Quando sono diventato mortale mi sono iscritto come adolescente: era la cosa più simile al Campo Mezzosangue che ho trovato. Da cosa nasce cosa e adesso faccio l’animatore volontario ogni estate, il che è parecchio gratificante» mosse la mano evasivo.

«Volontario? E allora come ti guadagni da vivere?» domandò l’Imperatore.

«Missioni da Semidio, tipo scortare altri semidei o sconfiggere mostri. Oppure scavare tombe romane in cerca di monete e monili da portare al banco dei pegni» alzò le spalle tranquillo.

«Non è un po’… illegale?» chiesi infossandomi nelle spalle.

«Non se hai un acquirente mitologico di fiducia» spiegò prima di fare un ampio passo come se cadesse «Comunque, qualche mese fa sono venuto in visita a Classe e…» si guardò attorno, poi si allungò verso l’effigie del Santo e dette un paio di colpetti.

La parete suonò a vuoto, aprendo una nicchia segreta.

Al suo interno l’antico affresco, nascosto dal restauro e dalle intemperie.

Di per sé una scoperta archeologica unica nel suo genere, se non ci fosse stato un ma…

La figura all’interno non era l’icona classica del santo con le braccia aperte a benedire, ma un uomo umile in abiti romani, il volto magro e le braccia unite sul ventre.

Più che un dipinto sembrava la sacra sindone di un uomo ucciso di botte.

Mi strinsi le spalle in un’improvvisa sensazione di freddo.

«Non so da quanto è così, ma temo che non sia un abbandono intenzionale… non del tutto» spiegò Aplu «Di solito qualsiasi “entità superiore”, che sia un dio o un santo, prendono le sembianze dell’iconografia collettiva. Lui, invece, sta tornando al suo martirio, alla sua essenza primordiale.»

«Per lo svuotamento di senso?» chiesi rabbrividendo.

«Non ne ho idea» ammise «Non so come gli sta succedendo. Forse perché è rinchiuso qui, o perché nessuno sa come è morto e perché è santificato... le motivazioni sono infinite.»

«E tu stai chiedendo a me si salvare un martire cristiano? Sul serio?!» esclamò Nerone.

«Lo sto chiedendo a Francesco, ma se tu lo vuoi aiutare…»

L’Imperatore allargò le narici offeso: «A parte offrire cibo, non sa fare molto altro, e questo qui non mi sembra in condizioni di mangiare.»

«Qui entrano in gioco Abeona e Adeona» spiegò richiudendo lo sportello e saltando giù dai banchi del coro «Mi serve che fondi nuovamente le due divinità in modo che diventino Libertas.»

«E dove le troviamo?» non so perché, ma temevo già la risposta.

«Trovarle? Oh nonono, ci basterà pestare i piedi ai nemici giusti e verranno loro da noi» un sorriso sicuro gli sporcò il viso pulito «E per nostra fortuna sono una nella fazione opposta all’altra.»

Note di capitolo

-Prossimo capitolo-

-Facciamo un bel corso di aggiornamento tra fiducia e visioni-

Ci leggiamo sabato, ciao ciao! -w-

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