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Luned sedeva sotto l’albero-diga, un libro preso in prestito dalla Torre della Biblioteca sulle ginocchia.
Le piaceva il Parco degli dèi, silenzioso e tranquillo, interrotto solo dal frusciare del vento tra le fronde degli alberi. Ogni tanto le foglie rosse sopra la sua testa sembravano sussurrare. In quei momenti si chiedeva se fossero davvero gli dèi a starle parlando, come le raccontava suo padre da piccola.
“Gli dèi ascoltano le preghiere che rivolgiamo loro davanti a questo albero.” Le diceva lord Eddard Stark, tenendola in braccio mentre lei tremava alla vista del volto scavato dentro la corteggia. “E poi ci rispondono. Il vento che fa muovere le foglie, il fruscio che senti, sono i loro consigli, le loro parole.”
Luned non era mai riuscita a capirle, le loro parole, ma con il passare degli anni quella paura era svanita e il volto spaventoso non tormentava più i suoi sogni. Aveva iniziato a trovare conforto in quei suoni.
Il Parco degli dèi era diventato il suo luogo preferito in tutta Grande Inverno, persino più dell’antica biblioteca. Come faceva spesso suo padre, si rifugiava lì, a ricamare, a leggere o a cucire i propri abiti.
Quel giorno, aveva il Parco tutto per sé. Suo padre non c’era, era uscito la mattina presto insieme ai suoi fratelli Robb e Bran, al suo fratellastro Jon e a Theon Greyjoy, con una scorta, diretto verso Nord.
“A processare un disertore dei Guardiani della Notte.” Le aveva detto Maestro Luwin.
Luned avrebbe voluto andare con loro ma, nonostante fosse primogenita di lord Eddard Stark, era una donna.
Lei studiava come chiunque dei suoi fratelli, e forse persino più di Robb, suo gemello, nato qualche minuto dopo di lei ma legittimo erede di suo padre in quanto primo figlio maschio. Seguiva spesso sua madre nelle faccende di palazzo quando organizzava qualche evento o sbrigava la burocrazia in nome del lord, leggeva i messaggi arrivati dai corvi che gli alfieri di suo padre gli mandavano. Quelli erano i limiti che le venivano concessi: non poteva partecipare a riunioni, incontri politici o di affari come Robb né presenziare all’Esecuzione dei disertori dei Guardiani della Notte.
“Non è spettacolo per una lady.” Le ripeteva sempre sua madre.
Luned lo capiva, comprendeva i propri limiti e sapeva che le era concesso più che a qualunque ragazza nelle sue condizioni, così si limitava ad essere contenta che le proprie abilità le fossero riconosciute.
Tutti sapevano fosse la figlia prediletta di Eddard Stark, persino lei lo sapeva, ma non se ne vantava e non ne approfittava. Si limitava a gioirne internamente.
Aveva quasi finito il volume quando udì i passi. Li avrebbe riconosciuti tra mille.
«Padre!» Poggiò con delicatezza il libro su una delle radici sporgenti dell’albero e si alzò con un sorriso. Lisciò le pieghe della gonna del suo abito e si ricompose.
Lord Eddard Stark camminava verso di lei, la sua spada, Ghiaccio, che usava per le cerimonie di esecuzione, in una mano, con l’altra teneva qualcosa stretto al petto, avvolto in un mantello.
I suoi occhi grigi erano spenti, come ogni volta che toglieva una vita, ma “Chi pronuncia la sentenza deve eseguirla”, questo le aveva sempre insegnato. Luned ci aveva messo del tempo a comprenderlo. A quattordici anni, era grande abbastanza da farlo.
Non disse nulla, si limitò a ricambiare il suo sorriso quando il volto di suo padre si illuminò nel vederla lì.
«Luned.» Poggiò la spada su una roccia sulla riva del lago sopra il quale sorgeva l’albero-diga. «Sapevo che ti avrei trovata qui.»
«Siete uscito molto presto stamattina.»
«Ser Cassel mi ha svegliato e mi ha dato la notizia. Aveva già fatto sellare i cavalli.»
«So che avete portato anche Bran…» Lo guardò, preoccupata.
Brandon aveva appena sette anni. Era il suo fratello preferito e il figlio prediletto di loro madre, tutti lo sapevano. Bran era un ragazzino molto vivace che odiava stare fermo ma era anche sensibile e dolce. La notizia che suo padre aveva voluto farlo assistere l’aveva angosciata tutto il giorno.
«Sì. È stato bravo. Non ha distolto lo sguardo, non ha pianto, non ha avuto rigurgiti…»
«Sono lieta di sentirlo.» Quelle parole le tolsero un peso dallo stomaco.
Forse sarebbe stato meglio non leggergli storie di guerre e razzie, quella sera… avrebbe optato per qualcosa di meno sanguinoso.
Mentre rifletteva su ciò, sentì un guaito proveniente da sotto il mantello di suo padre.
«Oh, stavo quasi per dimenticarmene.» Ned uscì un piccolo fagotto di pelo grigio da sotto il mantello.
Gli occhi di Luned si spalancarono: «Un cane…?»
«Un metalupo.» La corresse suo padre. «Una femmina, per la precisione. La madre era morta nella foresta, un rostro di cervo conficcato in gola.»
Luned non sapeva cosa dire. Il metalupo era il simbolo della loro famiglia ma non se ne vedevano mai a sud della Barriera.
«Erano sette cuccioli: quattro maschi, tre femmine. Secondo Jon era destino li trovassimo. Uno per ognuno di voi ma dovrete allevarli, accudirli, nutrirli, addestrarli. Se moriranno, li seppellirete voi. Sono stato chiaro?»
Luned prese tra le braccia la piccola creatura e la strinse al petto, il suo nasino le sfiorò il mento e quel gesto le conquistò il cuore.
«Lo giuro, padre, mi prenderò cura di lei.»
❅✦❅
Catelyn Stark li trovò lì: lei seduta sotto l’albero che nutriva la cucciola di metalupo con un panno imbevuto di latte. La piccola pappava avidamente, non ancora sazia. Doveva essere quasi morta di fame quando l’avevano trovata con i suoi fratelli.
Suo padre stava invece ripulendo la lama intrisa di sangue di Ghiaccio nell’acqua nera e fredda del lago.
«Madre…»
«Catelyn…»
«Ned, Luned.» Lei ricambiò i saluti.
«Dove sono i figli?» Le chiese lui.
Luned sentiva spesso i loro discorsi iniziare così.
«Nelle cucine. Si accapigliano sui nomi da dare ai cuccioli di metalupo.» Mentre parlava, stese la propria mantella per terra, accanto al lago e al marito, e vi si sedette sopra. «Arya ne è già innamorata, Sansa è incuriosita e ben disposta, ma Rickon non è del tutto convinto.»
«Ha solo tre anni.» Provò a difenderlo Luned.
«Non avrà tre anni per sempre.» Rispose gelidamente Eddard. «Deve imparare a superare le sue paure. L’Inverno sta arrivando.»
Era il motto della loro casa: “L’Inverno sta arrivando.” A Luned aveva sempre dato i brividi ma aveva imparato ad apprezzarlo, come anche la loro frase ricorrente: “Il Nord ricorda”, benché preferisse quest’ultima.
Non rispose. Osservò la cucciola finire finalmente di mangiare, sazia, e accucciarsi sulle sue ginocchia per riposare. La coprì con il mantello mentre i genitori parlavano dell’esecuzione e di quanto era stato bravo Bran ma il padre le aveva già raccontato tutto e la sua mente vagò alla ricerca di un nome da dare alla piccola, finché una frase di sua madre non la riportò alla realtà: «C’è una triste notizia.»
«Volete che vi lasci soli?» Chiese e fece per alzarsi
«No, cara. Puoi rimanere.» Si sentì rispondere dopo un po’ in cui lady Stark rimase in silenzio a riflettere.
La vide voltare gli occhi verso il marito e stringergli la mano: «Non volevo darti altri pensieri finché non ti fossi liberato di quelli che hai già… mi dispiace, amore. Jon Arryn è morto.»
Luned osservò l’espressione del padre incupirsi ancor di più.
Non disse nulla in un primo momento, attese che la mente dell’uomo elaborasse l’informazione. Poggiò una mano sul suo braccio.
«Padre, mi dispiace…»
«Jon…» Sospirò lui, come se non volesse crederci. «Ma questa notizia… è certa?»
Purtroppo, pareva di sì. La lettera era scritta e sigillata dallo stesso re Robert Baratheon.
Jon Arryn, Protettore dell’Est, lord della Valle che portava il suo nome, marito della sorella di sua madre e l’uomo che aveva cresciuto suo padre prendendolo sotto la sua protezione.
Luned lo aveva conosciuto solo una volta ma era molto piccola. Le era apparso come un uomo austero; eppure, le aveva sorriso in maniera dolce quando l’aveva vista, anche se solo per pochi istanti. Era l’unico ricordo che aveva di lui.
Fu sollevata di sapere che se ne fosse andato in pace e per cause naturali, dopo anni di angosce. Era stato lui a far partire la ribellione contro Re Aerys II, circa quindici anni prima, pur di proteggere Eddard Stark e Robert Baratheon, le cui teste il Re Folle aveva preteso.
Quando avevano vinto, Robert Baratheon era stato nominato Re, primo del suo nome, e Jon Arryn suo Primo Cavaliere.
Ned aveva perso padre e fratello maggiore, oltre che la sorella, Lyanna, aveva ereditato il titolo di lord di Grande Inverno e Protettore del Nord.
«Tua sorella. E il figlio di Jon. Come stanno?» Chiese suo padre.
«La lettera dice solo che stanno bene. Sono ritornati a Nido dell’Aquila. Avrei preferito che fossero andati a Delta delle Acque.»
Delta delle Acque era la casa di sua madre, Catelyn Tully prima di sposarsi, figlia di lord Tully che regnava sulle Terre dei Fiumi. Lysa Tully, sposata Arryn, era la sorella di Catelyn ed era andata in sposa a Jon Arryn quando sua madre aveva sposato Eddard Stark.
Morto lord Arryn, Lysa aveva ben poche conoscenze a Nido dell’Aquila, benché suo padre ricordasse che lo zio delle due sorelle, Brynden Tully, fosse stato nominato Cavaliere della Porta Insanguinata.
«Vai da lei, Cat.» Esordì all’improvviso suo padre. «Porta i nostri figli con te.»
Luned sentì un brivido attraversarle la schiena.
Nido dell’Aquila… non l’aveva mai visto ma lo conosceva dalle storie di suo padre, una fortezza sulle Montagne della Luna, a diverse miglia di piedi da terra, per raggiungere la quale si dovevano superare non solo tutte le fortezze poste a difesa lungo la strada ma anche salite ripide lungo le quali sarebbe stato facile per grandi eserciti cadere di sotto e sfracellarsi sulle rocce sottostanti.
Luned piangeva anche solo ad affacciarsi alla finestra della sua torre; avevano dovuto spostare la sua camera, quando era piccola, in una più bassa. L’altezza era sempre stata la sua unica debolezza e durante quelle storie era sempre combattuta tra l’emozione di voler vedere le sette torri bianche e la paura alla sola idea di trovarsi in alto su un burrone.
Fu sollevata quando sua madre rispose: «Vorrei fosse possibile, C’è dell’altro nella lettera, Ned.»
Rimasero tutti in silenzio in attesa che Catelyn parlasse di nuovo: «Il re sta venendo a Grande Inverno per vederti.»