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Calò un silenzio sospeso, quasi trattenuto, nello spiazzo fuori dalle grotte dove gli Accoliti e i loro ospiti avevano trovato rifugio. I fiori di specie e colori diversi ondeggiavano lentamente, piegando gli steli sotto una brezza leggera; la luce color smeraldo che emanavano pulsava a intervalli morbidi, in netto contrasto con il riflesso cremisi della luna.
Lo spirito di Hime della Terra, con le fattezze di una bambina, osservava Aylin, Boruto e Himawari con un sorriso lieve, ma attraversato da una profondità antica. I tre ricambiavano quello sguardo con un’espressione esterrefatta, quasi incapaci di formulare una parola.
A un certo punto Hime sollevò le braccia all’altezza del busto e, tra le mani, prese forma una temari, una palla tradizionale giapponese di stoffa bianca, ricamata da trame geometriche sottili e brillanti.
«Vi va di giocare con me?» chiese la bambina agli altri due, con naturale semplicità.
Boruto e Himawari esitarono, incerti, e cercarono risposta nello sguardo di Aylin.
«Lei è la Somma Hime, è lo spirito dell’elemento della Terra. Potete fidarvi di lei.»
Aylin, infatti, sentiva lo spirito dell’Aria dentro di sé reagire in modo armonico a quella presenza: una vibrazione quieta, compatibile. Entrambe nature yang, entrambe affini. Non aveva dubbi sulla sua identità.
Hime iniziò a lanciare la palla in aria e a riprenderla al volo con gesti leggeri, ridendo piano, con quel fare spontaneo e luminoso tipico dei bambini. Il suono della sua risata sembrava accordarsi al fruscio dei fiori.
La prima ad avvicinarsi fu Himawari. «Che bei capelli che hai», disse, osservando quanto fossero lunghi, di un bianco splendente, raccolti in più ciocche morbide. «E hai anche gli occhi come quelli della mamma.»
«Grazie, Himawari. Sì, abbiamo gli stessi occhi. In un certo senso, siamo cugine. Anche tu sei molto bella.»
Himawari arrossì fino alle orecchie e subito dopo scattò in avanti quando Hime le lanciò la temari. La afferrò goffamente, ma senza lasciarla cadere. Tra le due l’intesa nacque immediata, semplice come un gioco condiviso.
Solo Boruto rimase un poco sulle sue, le spalle tese e lo sguardo vigile**. «Hai detto che puoi riportarci la nostra mamma?»**
Hime si fermò, bloccando la corsa. Strinse la palla al petto e lo fissò per un lungo istante silenzioso, poi annuì con serietà.
«Somma Hime, ma come? Come è possibile?» Questa volta fu Aylin a parlare, sinceramente sorpresa.
«Perché la richiesta è arrivata da un cuore puro, e io sono stata richiamata da esso.» Si avvicinò a Boruto e gli posò la mano piccola e candida sul petto, proprio sopra il battito. «Hai ragione: le mamme dovrebbero restare con i propri figli e non andare nella Casa di Hime. Ma nella vita accade anche questo. Se però esiste anche una sola possibilità, e un cuore puro desidera con tutto sé stesso, allora, talvolta, i miracoli avvengono.»
Poi sollevò lo sguardo verso Aylin. «Sorella, raduniamoci con gli altri e vi spiegherò tutto.»
«Papà, papà. La Somma Hime ha detto che ridarà la mamma. Papà, papà, svegliati.» La voce dei due bambini sopraggiunse all’unisono, improvvisa, nell’area dove il padre dormiva nel sacco a pelo, insieme ai parenti e agli amici, distesi uno accanto all’altro nella penombra della grotta.
Inizialmente Naruto rispose con un mugugno impastato di sonno e un gesto svogliato della mano, intimando loro di tornarsene a dormire senza neppure aprire gli occhi.
Le orecchie di Boruto diventarono immediatamente rosse di rabbia e, senza pensarci due volte, gli saltò addosso, puntando apposta il gomito contro la bocca dello stomaco.
Il colpo fu così secco che lo percepì persino Kurama.
Ora era decisamente sveglio.
«Si può sapere che accidenti vi prende a voi due?» chiese innervosito, ancora piegato mentre si massaggiava lo stomaco indolenzito.
Il trambusto svegliò Gaara, a pochi centimetri di distanza, e a catena anche gli altri presenti, che iniziarono a sollevarsi confusi dai giacigli.
I bambini avevano un’espressione ansiosa ma raggiante, gli occhi lucidi e accesi. «È apparsa la Somma Hime della Terra e ha detto che può farci riavere la mamma», disse Boruto tutto d’un fiato.
In un attimo Naruto era già in piedi. Uscì dalla stanza e percorse il corridoio roccioso che conduceva alla sala più grande, quella dove la sera prima avevano cenato attorno al grande fuoco. I suoi passi rimbombavano contro le pareti di pietra.
Trovò gli Accoliti inginocchiati, con la fronte fino a toccare terra, in assoluto silenzio. Su un punto rialzato stavano la capostipite dell’Aria e lo spirito di Hime.
Naruto si bloccò, gli occhi sgranati.
«Erede dello spirito di mio padre, ci rincontriamo ancora», disse la bambina con espressione solenne. Sotto i suoi piedi la roccia vibrava lievemente e dalle crepe emergeva muschio fresco, come risposta spontanea e vitale a quella presenza mistica.
«Somma Hime.» Si chinò anche lui, ma prima che potesse abbassarsi fino a terra, Hime lo fermò.
«Tu non devi prostrarti. Nessuno dovrebbe, ma tu men che meno di tutti, poiché grandi sono state le tue gesta: Salvatore del Mondo, Campione di Hagoromo Ōtsutsuki, Amico dei Cercoteri. Alza dunque il capo, perché tu sei un mio pari, se non superiore.»
«Ma… ma io sono un uomo, mentre voi—»
«Anch’io fui umana, seppur benedetta dalla Terra stessa. Sono le azioni che compiamo a determinare che tipo di umano saremo.» Scosse lievemente il capo. «Ma ora non perdiamoci in chiacchiere. Non avrei lasciato il mio sepolcro e non avrei interferito con lo scorrere del mondo, se ciò che è avvenuto non fosse un attacco agli equilibri della natura stessa. Sacri equilibri che l’uomo ha profanato in nome dell’avidità. Se riuscirete nell’impresa di cui vi incaricherò, allora forse riusciremo a rimediare a questa blasfemia. E delle vite verranno restituite.»
Mentre parlava, erano sopraggiunti anche gli altri ospiti, che rimasero esterrefatti davanti a quella visione.
«Dunque lei è la Somma Hime», disse Hiashi a bassa voce, con tono reverenziale.
«La figlia di Hagoromo Ōtsutsuki, sì. Lei è la reliquia della Terra, il “cuore” di Hime. Non pensavo potesse lasciare il suo tempio, soprattutto dopo che era stato nuovamente sigillato», spiegò Kankurō.
«Somma Hime, dicci tutto. Cosa è accaduto al mondo?» disse Gaara, avanzando tra la folla. La sua voce troneggiò nella sala, ferma e misurata, mentre lo sguardo attento e serio restava fisso sullo spirito.
«La Confraternita delle Ombre ha vinto.»
La frase ricadde pesante come pietra, smorzando ogni respiro. Un gelo silenzioso attraversò i presenti e ammutolì la sala. Prima che qualcuno potesse trovare il coraggio di fare altre domande, la bambina si voltò verso l’entrata della grotta.
«Ora puoi entrare, Karasuki.»
Dai fiori del campo appena nato emerse, a passo lento e regolare, una tartaruga marina dal diametro non superiore ai trenta centimetri. Non era però una tartaruga comune, né apparteneva alla stessa specie di Ninkame, la tartaruga ninja richiamabile dal maestro Gai. Non si trattava di un vero animale, ma di un oggetto meccanico: l’aspetto era così simile a quello di un essere vivente — nelle forme, nelle giunture, perfino nelle movenze — che le differenze risultavano percepibili solo a uno sguardo molto attento. Il carapace, simile a una ciotola levigata, era decorato da motivi geometrici e simboli neri, mentre il resto del corpo era bianco uniforme.
Aylin si avvicinò e lo prese con cura, sollevandolo per mostrarlo a tutti.
«Lui è Karasuki», iniziò a spiegare Hime. «È un artefatto portato da mia nonna Kaguya dal suo mondo di origine. Era uno dei dispositivi che aiutavano lei e il suo clan a raggiungere vari mondi. Nei secoli è stato disperso, ma la Confraternita lo ha trovato.»
«Che cosa permette di fare?» chiese Kankurō, con il cuore in gola.
«Permette di viaggiare nel tempo», rispose Hime, senza giri di parole.
Un mormorio si levò tra i presenti, come un’onda bassa ma agitata. Alcuni volti impallidirono, altri si irrigidirono.
«V-viaggiare nel tempo?» balbettò Naruto. «Questo significa che…?»
«La Confraternita ha viaggiato nel tempo, arrivando in un’epoca in cui il corso degli eventi è cambiato drasticamente, alterando non solo la storia, ma gli equilibri stessi del mondo», rispose Hime, assottigliando lo sguardo. Poi inclinò appena il capo. «Karasuki, racconta la tua storia.»
Karasuki sollevò la testolina. Nonostante le dimensioni ridotte, la sua voce semimetallica risultò chiara e sorprendentemente potente, amplificata dall’eco della caverna, tanto da essere udita da tutti.
«Io, Karasuki, sono un congegno creato dal clan Ōtsutsuki migliaia di anni fa. Il mio compito è trasportare le persone da un tempo all’altro. Anche se sono stato creato da loro, non ho un padrone. Tuttavia, è necessario il loro chakra perché io possa funzionare.» Nessuno osò interromperlo. «Così, quando la Confraternita delle Ombre mi ha trovato e riattivato, io ho risposto al potere dei tre ninja nelle cui vene scorre chakra divino, portatori degli occhi degli Ōtsutsuki.»
Gaara e molti altri serrarono immediatamente i pugni, le nocche tese.
«Ho anch’io delle regole, che espongo sempre a coloro che intendono usare il mio potere: evitare il contatto con familiari o amici che si sarebbero dovuti conoscere in seguito — per esempio, un figlio non ancora nato deve restare lontano dai propri genitori bambini — non alterare eventi storici e mantenere il segreto su conoscenze del futuro, come oggetti non ancora inventati o dettagli sull’esito di certi eventi.» Tutti pendevano dalle sue parole. «Ora la Confraternita ha infranto almeno due di queste regole. Sapevano che, in questo tempo, i loro piani sarebbero stati ostacolati da grandi ninja come Naruto Uzumaki e Sasuke Uchiha. Nessuno può ormai eguagliare la loro forza. Perciò mi ordinarono di andare indietro nel tempo. Molto indietro: quando pochi uomini padroneggiavano il chakra e molte tecniche non erano ancora sviluppate. In un’epoca di tumulto, in cui le Grandi Nazioni Ninja non esistevano ancora, ma se ne percepivano i primi vagiti.» Fece una breve pausa. «Gli anni in cui Indra ed Ashura Ōtsutsuki erano ancora in vita.»
«Che cosa?» sbottò Naruto. «Sono andati indietro di quasi mille anni?»
«Sì. Lì hanno avvicinato la prima generazione della Confraternita delle Ombre: uomini e donne che rifiutarono di divenire alleati degli Ōtsutsuki, pur ottenendo in cambio il ruolo di custodi delle reliquie della Somma Hime.»
«Perciò, con le loro conoscenze del futuro, con il potere di quegli Hyūga traditori e forse anche delle reliquie trafugate, hanno ribaltato il corso della storia?» chiese Kankurō, sudando freddo.
«Aspetta, hai detto “gli occhi degli Ōtsutsuki”», si accodò Hana, a cui non era sfuggito il dettaglio.
«Sì. Il trio che mi ha attivato non era Ōtsutsuki purosangue, ma nelle loro orbite vi erano i loro occhi e nelle loro vene scorreva sangue direttamente derivato da quell’antica casata. È stato sufficiente per attivare il mio potere.»
«Hanno portato un potere così grande in un tempo in cui poteva tradursi in calamità», proseguì lo spirito di Hime. «Al punto che la storia ha preso un’altra piega: le Cinque Grandi Nazioni non sono mai esistite. Al loro posto è sorto il “regno di Hime”. I capostipiti della Confraternita sono i cinque sovrani e, subito sotto di loro, i kage, loro vice e amministratori delle capitali. Ma questo non è l’unico problema.»
«Somma Hime, non ci tenga sulle spine», disse Naruto, il respiro corto per l’ansia e l’emozione.
«Hanno portato con sé le reliquie di Fuoco e Acqua. Per qualche motivo hanno rinunciato a cercare di trafugare anche l’Aria.»
«Dissero che non volevano peccare di ingordigia.» La voce ironica di Tailin giunse improvvisa. Si era finalmente alzata, nonostante la debolezza. Era avanzata un passo alla volta, guidata dalle voci e con la mano che scorreva lungo la parete rocciosa. Kankuro accorse subito a sorreggerla.
«Scema, perché ti sei alzata.»
«La Somma Hime è qui e, in quanto capostipite, non potevo restarmene a letto.» Poi, all’improvviso, le cedettero le gambe. «Somma Hime, io chiedo il tuo perdono. Ho fallito. Mi hanno sottratto il tuo Dono. Non sono degna della tua luce.»
Lo spirito di Hime venne assorbita dalla roccia, dissolvendosi come luce dispersa, per poi riemergere a pochi centimetri da Tailin. Grazie alla percezione dell’energia spirituale, l’espressione della giovane dai capelli rossi mutò in puro stupore, quasi abbagliata dall’aura che emanava davanti a lei, intensa e avvolgente.
«Hai combattuto con tutte le tue forze. Da sola hai cercato di affrontare chi era più grande di te. Sei stata avventata, ma non hai peccato di superbia. L’amore per tua sorella ti ha spinto al limite, ma i tuoi nemici non erano avversari leali. Quello che ti è stato tolto è stato un furto, non un trofeo vinto. Perciò non recriminarti nulla.»
Il labbro di Tailin tremò, ma non volle cedere al pianto. Si era già lasciata andare abbastanza alla disperazione quel giorno. Ora era il momento di rinsaldare il cuore e trasformare quella tristezza profonda in forza per guardare avanti.
Fu come se lo spirito di Hime glielo trasmettesse semplicemente restando al suo cospetto, in quel silenzioso scambio che non aveva bisogno di parole. Lei che fino ad allora era riuscita a comunicare solo con il Serpente del Fuoco, finalmente provava la sensazione di essere toccata intimamente dalla dea che venerava, avvolta da una presenza viva e riconoscibile.
L’espressione del suo viso si fece più distesa, i tratti meno contratti. Dopo ore dal triste evento, parve trovare una prima forma di accettazione — ancora fragile, ma reale — pur sapendo che il suo cuore non avrebbe conosciuto piena pace finché la Confraternita non fosse stata sconfitta.
Lo spirito di Hime della Terra tornò sul punto rialzato della caverna. La sua luce tenue ridisegnò i contorni della roccia. C’era ancora molto da dire e molto da fare.
«Anche l’aver rinunciato, per ora, ad attentare alla reliquia del Vento, e l’aver comunque portato indietro due di esse», continuò a spiegare, «ha scombussolato gli equilibri naturali della Terra. Tornando indietro con esse, hanno creato uno squilibrio tra l’energia yin e yang del pianeta, generando una condizione di due a uno. Poiché la reliquia del Fuoco e quella dell’Acqua sono energie yin, si sono create le condizioni perché prevalesse uno stato caotico del mondo. La natura dà, ma si riprende anche: è questo il ciclo della vita. Ora invece è come se prendesse e basta, e ciò ha reso precaria la condizione stessa della vita. Non sono riusciti a trafugare la mia reliquia e quella di Aylin: questo ha concesso alla vita di continuare a esistere, ma ha anche generato un caos in cui la Confraternita ha prevalso.»
«Come è potuta accadere una blasfemia del genere?» disse Aylin, sconvolta, al suo fianco.
«Perché l’ho vista accadere», intervenne la tartaruga meccanica. «Come ho detto, sono un essere neutrale. Ma ciò che è avvenuto ha violato le regole, e la violazione delle regole ha sconvolto il mondo. Secolo dopo secolo ho visto questa realtà andare in rovina: i precetti di Hime deviati e usati per gli scopi più biechi. Le persone non hanno più conosciuto sentimenti puri e, con il sigillo di obbedienza impiantato fin dalla più tenera età, è stato abbandonato tutto ciò che conduce alla gioia, alla lealtà, ma anche alla creatività e alla cura. Gli esseri umani erano diventati persino più meccanici di me.
Così ho atteso, e atteso ancora, finché non fosse giunto il momento di mostrarmi nei giorni in cui, nell’altra linea temporale, tutto questo ebbe inizio. Come un’eco del passato, ho percepito di nuovo l’urlo di dolore quando la Confraternita compì il primo passo verso lo sconvolgimento del mondo, e mi sono recato da colei che riconoscevo ancora come mia padrona.»
Tutto ciò che giungeva alle loro orecchie — per gli Accoliti e per gli ospiti — cadeva nel cuore come qualcosa di sconvolgente. L’aria sembrava farsi più pesante a ogni rivelazione. Qualcuno, sopraffatto dalla tensione, sentì persino il bisogno di sedersi a terra e riprendere fiato, con il petto corto e le mani tremanti.
«Sommo Karasuki, ma se è accaduto questo, perché noi qui presenti non ne abbiamo memoria? Non possediamo neanche il sigillo di obbedienza. Qual è stata la chiave che ci ha protetti?» chiese Aylin.
«A questo posso rispondere io», disse Hime, con espressione solenne. «Il tempo può riscrivere i fatti, ma non può sciogliere i legami nati dal sacrificio.»
Ancora una volta calò il silenzio, teso e raccolto, in attesa che lo spirito della Terra proseguisse.
«Forse lo avete già intuito: ciò che vi accomuna è la morte violenta di due persone a voi care, con le quali avevate un legame profondo.»
Dal terreno sotto i piedi dello spirito iniziarono a germogliare nontiscordardimè, emergendo dalla roccia con movimenti sinuosi, i petali azzurri vibranti di luce propria.
«L’identità di una persona non è contenuta solo nella mente o nell’anima, ma nel legame. I legami profondi generano connessioni spirituali chiamate en: non è semplice affetto, è intreccio di destino. Quando due o più persone sono unite da un en fortissimo — amore, sacrificio, promessa, lutto condiviso — si crea una traccia che non appartiene solo al tempo lineare, ma al tessuto del mondo.» Dopo quelle parole, sui volti dei presenti iniziò ad affiorare la comprensione. «Questa riscrittura della storia non è stata in grado di cancellare gli en più profondi, perché i legami autentici sono tracce sacre lasciate nel flusso della vita. Impronte spirituali.»
Hime sospirò, e il suo volto si fece più rammaricato. «Quando una morte avviene in modo violento, incompiuto o rituale, lo spirito lascia una risonanza chiamata onryō o, in forma meno vendicativa, una presenza irrisolta. Non si tratta di storie di fantasmi: è una tensione spirituale che impedisce la chiusura del ciclo. Queste tensioni hanno creato un attrito che vi ha protetti dal dimenticare e dal diventare parte di questa linea temporale. Sì, anche il mio legame — perché Eilin per me era una sorella — ha fatto sì che il mio spirito non dimenticasse ciò che il mondo è stato e ciò che può ancora essere.»
«Quindi questo legame sacro ha impedito di riscrivere la nostra identità», concluse Aylin.
«Sì. Il mondo — e non solo questo, ma l’esistenza cosmica — si regge su equilibri e cicli fondati sui legami, non sul potere. Voi siete l’ultima speranza perché questo mondo ritrovi il suo equilibrio.»
I presenti rimasero in silenzio, ciascuno intento a dare un ordine a quanto aveva appena appreso. Il peso delle rivelazioni si leggeva negli sguardi, ma poco alla volta vi si fece strada anche una luce diversa: un orgoglio quieto, profondo, la consapevolezza di essere stati chiamati — in qualche modo — a compiere qualcosa di decisivo per il mondo stesso.
Naruto volse lo sguardo verso il corridoio dove sapeva trovarsi la salma di Hinata e si portò la mano al cuore, trattenendo il respiro. Ancora una volta avrebbe dovuto essere il “bambino della profezia”, colui destinato a salvare il mondo. Di nuovo.
Poi scosse appena il capo. No — questa volta non era solo. Non doveva reggere il destino del mondo sulle proprie spalle da unico pilastro. Si guardò attorno, soffermandosi sui volti degli uomini e delle donne che lo circondavano: la stessa espressione riflessa in ciascuno — paura di non essere all’altezza, ma anche il coraggio necessario per affrontare ciò per cui erano stati chiamati.
Erano gli ultimi esseri liberi di quel mondo. Coloro che erano nati per quello scopo. E la prova più grande si stava presentando proprio allora.
«Hai detto ai bambini che questo riporterà indietro Hinata», disse a un certo punto, avanzando di un passo. «In che modo questo riporterà indietro mia moglie?»
Gaara si accigliò, sollevando il mento. Anche lui attendeva la risposta con trepidazione trattenuta.
«Io sono colei che è stata scelta dalla Terra per raffigurare carnalmente il suo spirito. Sono profondamente legata alla vita e alla morte su di essa. Non sono una dea, come molti mi chiamano, ma un’emissaria, una rappresentante. Grazie al dono che mi fu conferito alla nascita, ho il potere di dare e togliere la vita.» Fece una breve pausa. «Almeno questo era il mio potere, finché la mia debolezza — la paura di non essere in grado di contrastare l’influenza malefica di mia nonna — non mi spinse a compiere l’atto estremo.»
Naruto corrugò la fronte. Non era certo di aver compreso ogni sfumatura, ma tentò di trarne il senso. «Se quindi né tu né il potere di Aylin potete riportare le persone in vita…»
«Dovrete rivolgervi alla me del passato. Sarà lei ad aiutarvi.»
«Vuoi dire che…?»
«Sì. Tornerete indietro nel tempo e vi farete aiutare dalla Hime ancora in vita.»