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← Isadora: l'amuleto della Dea della Guerra

Creato il 11/06/2026, 19:12 · Aggiornato il 11/06/2026, 19:15

Capitolo 1: Prologo

@daisy_eastDaisyEast
MaturoIn corso

Avvertenze (opera)

  • Bullismo
  • Disturbi Alimentari
  • Ideazione suicidaria / Tentativo di suicidio
  • Morte
  • Sangue
  • Uso di sostanze / Dipendenze
  • Violenza
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Il suo aereo atterrò con due ore di ritardo.

Diego corse fuori dall’aeroporto trascinando la propria valigia, controllò l’ora.

«Dovrei essere ancora in tempo…»

Era ormai passata la mezzanotte, non poteva essere più stanco, eppure non si era mai sentito così emozionato, nemmeno quando aveva compiuto il suo primo viaggio al Cairo. L’adrenalina che gli scorreva nel corpo e il batticuore, il tremore delle mani, l’impazienza… erano sensazioni che aveva provato, sì, ma mai a quel livello e con quell’intensità.

Fermò il primo taxi libero che riuscì a intravedere, la gente bloccata lì in aeroporto per via dei molti ritardi attendeva impaziente sotto la pioggia, e molti lo guardarono male ma lui non poteva tardare, non proprio quel giorno.

Il giovane tassista lo aiutò a mettere la valigia nel bagagliaio.

«Ospedale Regina Margherita.»

Il traffico per le strade della città si rivelò quasi peggio.

«Manca ancora molto?» Si sporse verso il tassista, picchiettando con l’indice destro sul sedile, la mano stretta attorno a qualcosa.

«Ci siamo quasi, signore, solo un paio di minuti.» Gli rispose il ragazzo alla guida, sorridendo divertito. «Non si preoccupi, arriverà in tempo per vedere la nascita della sua bambina.»

In qualche modo, quindi, ce l’aveva fatta. Nonostante tutti gli imprevisti e il fato che, dal primo momento di quella giornata, gli era sembrato avverso, sarebbe riuscito a veder nascere la sua prima figlia.

«Avete già scelto che nome darle?» Continuò il tassista, cercando di occupare in qualche modo quegli ultimi cinque minuti in modo che all’uomo non sembrassero un’eternità.

«Non ancora. Ci siamo detti che sarebbe stato meglio sceglierlo sul momento, quando l’avremmo vista la prima volta. Anche se avrei una proposta…» L’archeologo allentò la presa sull’oggetto stretto in mano, osservandolo dalla debole luce che proveniva da fuori il finestrino.

«Ecco il mio numero.» Mentre si fermava di fronte all’ospedale, il ragazzo gli porse un bigliettino da visita. «Mi faccia sapere com’è andata la nottata!»

«Sicuramente. Grazie mille!» Finalmente il professore scese dal taxi, non si preoccupò neanche di ritirare fuori il bagaglio e corse dentro all’edificio, i vestiti ancora fradici di sudore e pioggia.

«Maria Gentile, dovrebbe essere già in sala parto.» Osservò la ragazza dietro la reception con occhi che dovettero farlo apparire un folle.

La giovane non si scompose, anzi, parve divertita, forse abituata a quel genere di comportamento, e gli fece strada personalmente.

Sua moglie era lì, stesa sul lettino. Aveva il volto stanco e dolorante. Gli porse la mano, e quando le loro dita si intrecciarono e le fedi nuziali si toccarono, entrambi provarono un senso di sollievo. La paura di non riuscire a vivere insieme quel momento così speciale svanì.

«Sapevo che ce l’avresti fatta…»

«Te l’avevo promesso. Anche se la piccolina ci ha fatto un bello scherzetto… non è stato facile anticipare il volo.»

Si scambiarono un sorriso dolce e lui si chinò a baciarla con tenerezza.

Gli fu chiaro che la moglie stesse cercando di nascondere la sua paura con un sorriso fiducioso, come aveva sempre fatto dal primo momento in cui si erano conosciuti.

«Allora Maria, sei pronta?» Il medico si avvicinò, sistemandosi i guanti in lattice.

La donna annuì, chiuse gli occhi e prese un grosso respiro: «Sono pronta…»

Quasi non riuscì a crederci quando tenne per la prima volta il fagotto tra le braccia.

L’attesa, il dolore, le preoccupazioni… era stata dura, ma ne era valsa la pena per riuscire a vivere quel momento.

Nessuno dei due riuscì a trattenere le lacrime, un misto tra gioia e sollievo, perché finalmente era tutto finito… e allo stesso tempo tutto era appena iniziato.

«Ho avuto tanta paura di perderti.» L’uomo strinse forse la moglie a sé. «Di perdervi entrambe…»

«Arriva adesso la parte più difficile…»

Alle parole della moglie, il professore si irrigidì, temendo fosse sorto qualche altro problema, ma lei gli sorrise, scherzosamente.

«Dobbiamo decidere il nome.»

Tirò un sospiro di sollievo. Avrebbe dovuto arrabbiarsi per lo spavento ma non voleva rovinare quella giornata speciale litigando per una cosa del genere. Ricambiò il sorriso e in quel momento si ricordò dell’oggetto che aveva stretto in mano per tutto quel tempo, quasi come un portafortuna.

Aprì il pugno e le mostrò la collana.

Il ciondolo dorato era a forma di tiet, chiamato anche nodo di Iside, dai colori oro e zaffiro.

Lei spalancò gli occhi, sorpresa: «Diego… sicuro vada bene?»

«Non ti preoccupare» Con quelle parole, mise la collana al collo della figlia. «Nessun riconoscimento, nessuna cifra o promessa di fama per me potrebbe mai avere più valore di questo momento.»

Baciò dolcemente la moglie sulle labbra, per poi posare un altro bacio sulla fronte della figlia: «Isadora. Significa dono di Iside. Come ti sembra?»

«Mi sembra perfetto.»

Note di capitolo

Il prologo è molto breve e semplice e non sono sicura rimarrà nell'assetto finale del libro ma essendo stato il primo capitolo che abbia mai scritto di questa storia ci sono affezionata, quindi inizio così la pubblicazione qui sulla Soglia!

Commenti

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Sul capitolo in generale

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