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anno 325 dopo la Grande Inondazione
11 anni dopo la morte dell'Antropologa Pirata
Bastion si rimise faticosamente a sedere contro la parete di legno.
La testa vorticava ancora per la traversata turbolenta degli ultimi tre giorni, passata chiuso in quella stiva maleodorante legato mani e piedi. Complice l’odore stantio di quel luogo, il pane raffermo che gli avevano dato per tenerlo in vita gli era rimasto nello stomaco per poche ore.
Così imparava a chiedere un passaggio alla prima nave disponibile!
I capelli neri dai riflessi cobalto gli cadevano sporchi e spettinati sul viso, tanto che, anche scuotendo la testa, gli rimanevano le ciocche davanti agli occhi.
Il fatto di tenerli lungo non aveva aiutato durante il mare agitato dei giorni precedenti. Una tempesta che lo aveva sbalzato da una parte da una parte all’altra della stiva sotto lo sguardo indifferente del secondino di turno.
Per fortuna nessuna cassa di viveri gli era caduta addosso, agganciate – quelle sì – alle pareti interne della nave.
Tuttavia, con il mare calmo, i pirati avevano calato le ancire, camminando rumorosi sul ponte e preparando la discesa con le scialuppe.
Bastion ipotizzava che volessero saccheggiare qualche isola, in effetti i viveri iniziavano a scarseggiare.
Il che, almeno secondo lui, voleva dire che c’era della terra abbastanza vicina da poter ragionare sulla fuga.
Si guardò attorno rapido: la guardia era stata richiamata con gli altri sul ponte e poco distante si trovava una bella cassa di bottiglie di liquore.
Si avvicinò rotolando sul legno e tirandosi in piedi fino all’apertura della cassa. La tenevano sempre aperta per bere qualcosa mentre lo “controllavano”, ed in effetti aveva già provato ad avvicinarsi un paio di volte. In tutte quante aveva dovuto desistere, per l’uno o l’altro motivo, ma questa volta sembrava l’occasione giusta.
Prese uno dei contenitori tra le dita, concentrandosi sui rumori all’esterno. Strinse il collo della bottiglia e la sbatté con tutta la forza che riuscì a trovare contro lo spigolo da cassa.
Perse appena l’equilibrio colto dall’odore pungente del grog e dei vetri che gli si piantavano nelle mani.
Inspirò con la bocca e recuperò un coccio di vetro, iniziando a tagliare le corde il più velocemente possibile, ignaro di quanto sarebbero stati fermi.
Non poteva permettersi distrazioni o attese, la priorità era liberarsi e recuperare le proprie armi.
La fune dei polsi cedette permettendogli di passare alle caviglie, tuttavia il portellone sul soffitto si aprì con un tonfo sordo, come se fosse stato aperto in tutta fretta.
«Cosa pensi di fare, ragazzino!» l’abbaio, simile al ruggito di una balena, rimbombò nella stiva.
Bastion non si fece intimidire mentre i passi pesanti pestavano la scala macilenta.
Finì di liberarsi e si lanciò verso arco e frecce, ma un omone ben piazzato gli mollò uno spintone buttandolo di nuovo a terra.
Pigmentazione di mare, abito sdrucito e scimitarra in cintura. Due metri d’altezza e uno di spalle, al suo confronto Bastion sembrava una recluta di sette anni.
Fece per rialzarsi, ricevendo un secondo spintone.
Non si era arreso quando era scappato dalla sua isola, non lo avrebbe fatto con dei Pirati del Sud qualsiasi.
Il Capitano scese nella stiva mentre tentava un nuovo scatto verso le armi.
«Non lo farei, se fossi in te» disse pacato, la cicatrice sul volto più vivida del solito «Thor oggi è di pessimo umore.»
«Strano, gli altri giorni mi sembrava così amichevole» rispose sardonico Bastion.
L’omone grugnì guardandolo in cagnesco, poi si voltò verso il Capitano a chiedere direttive.
«Tiralo su» disse pericoloso. Thor annuì e prese il ragazzo per la gola, o quantomeno ci provò.
Bastion rotolò via, lanciandosi verso il Capitano.
Se fosse riuscito a prenderlo come ostaggio, allora…
Il pugno alla bocca dello stomaco lo stampò contro la parete, distruggendogli diaframma e colonna vertebrale contemporaneamente.
Vide Thor avvicinarsi con una corda, ma il Capitano scosse il dito e l’omone tornò all’idea iniziale.
Bastion si trovò le dita grandi quanto salsicce strette sulla carotide, la testa a pochi millimetri dal soffitto.
Iniziò ad accusare la mancanza di ossigeno, cosa che non passò inosservata al Capitano.
«Ne abbiamo già parlato: contenere, non uccidere» disse con una flemma invidiabile «Abbiamo ancora bisogno delle sue informazioni.»
«In… formazioni?» ansimò Basion mentre la presa si faceva meno opprimente «Da… un viaggiatore clandestino? Chi credete che sia? Un Cacciatesori? O magari una spia dei Governi.»
«O no, non farei mai un errore del genere» dichiarò il Capitano tamburellando i pollici tra di loro «Il vero problema sono…» indicò l’arco e le frecce con la testa «Quelle.»
«Vi piacciono? Ve le regalo.» disse Bastion fingendo indifferenza «Così vi ripago del passaggio fino a… ovunque ci troviamo.»
Appena si fosse liberato, avrebbe fatto vedere lui a quei Pirati chi era un Cecchino libero!
«Le armi in sé non m’interessano. Non solo quelle, quantomeno» l’uomo spostò leggermente una cassa, elevandola a suo trono piratesco «Sono curioso di sapere da dove le hai prese» accarezzò l’elsa della scimitarra «Ti sarei immensamente grato se me lo dicessi.»
Bastion non rimase troppo sorpreso dalla domanda, roteando gli occhi con un sospiro infastidito.
«Garanea, me l’ha regalata un forestiero» rispose con una leggera nota di esasperazione.
Preparava quel racconto da mesi, più o meno da quando un mercate aveva provato a venderlo come informatore.
Il Capitano alzò le sopracciglia, colpito dall’affermazione: «Chi è, dunque, l’anima pia che ti ha “regalato” quell’arsenale? Ha una fattura unica nel suo genere, mi piacerebbe conoscerlo…».
«Un cacciatore di taglie… di Yokurba» spiegò impacciato.
Dopo "Garanea" la maggior parte accettava la risposta e lo lasciava andare, non era pronto a proseguire con le menzogne.
«Strano» commentò l’uomo schioccando le dita. Thor prese il braccio destro del ragazzo stendendolo orizzontale contro la parete. Per quanto Bastion ci provasse, quella era palesemente una lotta impari «So che l’arma tipica di Yokurba sono le lame ravvicinate. Non sanno usare un arco.»
«Per questo me lo ha regalato» spiegò Bastion cercando di aggiustare il tiro «Non sapeva cosa farsene.»
Il Capitano spostò lo sguardo sull’arco.
Bastion non si scompose, addestrato a ben peggiori interrogatori.
«Ti avrà detto perché aveva un arco di Sagiline, allora» disse pacato il pirata.
«Ah, è di Sagiline? Non lo sapevo…» rispose il ragazzo senza abbassare lo sguardo.
L’uomo frizionò i palmi tra di loro e Thor iniziò a storcergli il braccio.
L’articolazione della spalla perse la sua posizione naturale e Bastion gridò dal dolore.
Col braccio libero iniziò a graffiare il polso dell’energumeno, scalciano in un istinto naturale di sopravvivenza.
Minuti che parvero ore, poi l’omone gli risistemò l’arto e il ragazzo si scoprì a boccheggiare sfinito.
«Scusa, ma Thor odia i bugiardi» spiegò il Capitano «Un po’ come me, ma lui può fare molto male.»
Bastion alzò appena lo sguardo, ma non trapelava paura dai suoi occhi.
Solo rabbia e determinazione: per quanto odiasse la sua isola natale, non avrebbe mai dato a nessuno le coordinate per raggiungerla, men che meno a un Pirata come quello lì.
Il Capitano estrasse un pugnale, saggiandone la lama con le dita: «Voi Cecchini avete questa malsana mania di essere degli ossi duri» prese l’arma al contrario, grattandosi la tempia con il manico «Speravo che la tua giovane età ti rendesse un po’ più furbo, ma mi sbagliavo.»
«Torturatemi pure a morte, non avrete quello che cercate» scandì Bastion.
Il pugnale gli arrivò pericolosamente vicino all’orecchio. Se non avesse spostato la testa, glielo avrebbe inchiodato alla parete.
«Non sarai così fortunato da morire, caro Cecchino» spiegò l’uomo alzandosi e recuperando il pugnale «Avere un buon medico di bordo mi permette di essere fantasioso con gli ospiti» fece scivolare l’arma pericolosamente sul fianco di Bastion, scendendo con studiata lentezza verso l’arto inferiore «Credo che comincerò dalle gambe: a voi Cecchini non servono per combattere, no?»
Bation non rispose, si limitò a prendere un respiro profondo senza togliere gli occhi dall’uomo.
Attese il momento buono, poi sferrò un calcio in avanti prendendo in pieno il Capitano.
Thor strinse di più la mano attorno al collo, tanto che sentì la faccia in fiamme.
“Meglio morto che spia” pensò accarezzando l’idea della fine imminente.
L’unico rimpianto che aveva era di non poter rivere sua sorella prima di quella dipartita indecorosa.
La presa si allentò abbastanza per fargli prendere un sospiro di sollevo.
Pochi secondi prima che qualcosa gli colpisse la coscia senza preavviso.
Una pugnalata che gli inchiodò la gamba al legno, evitando con precisione chirurgica i tendini.
«Mi hai fatto un discreto male, ragazzino» disse il Capitano spingendo ulteriormente l’arma, facendolo gridare e agitare inutilmente «Ma come ho detto, gli ossi duri…»
Un colpo sordo arrivò dal ponte, come se qualcuno fosse atterrato violentemente sul legno.
Poi arrivarono le grida di terrore.
Urli confusi tra chi scappava e chi cercava di assaltare chi aveva osato salire sulla nave senza invito.
Metallo contro metallo, metallo contro testa, testa contro testa, tutto condito da una sola frase.
«Il Demone! Il Demone è tornato!»
Il Capitano guardò verso l’alto, accarezzandosi la cicatrice sul volto con un sorriso pericolosamente estasiato.
«Quale sorpresa» disse estraendo la lama con un gesto violento facendo gemere Bastion. La pulì con cura, impunandola con la mano sinistra mentre con la destra estraeva la scimitarra «Già che ha osato di nuovo salire sulla mia nave, facciamogli passare una mezza giornata come si conviene.»
«Cosa faccio del ragazzo?» chiese Thor con un grugnito di alcool e acqua salmastra.
«Legalo all’albero maestro, e fa in modo che non chieda aiuto. L’ultima volta il Demone è diventato incontenibile quando ha scoperto la nostra ospite nella stiva.»
Scomparve chiudendosi alle spalle il portellone e ridendo esaltato: «Questa volta avrò la mia vendetta, parola di Eric Drole!».
La stretta sulla gola di Bastion si fece insopportabile, poi il colpo violento contro il pennone lo tramortì abbastanza per permettere all’uomo di legarlo di nuovo.
Attese che si avvicinasse per imbavagliarlo e gli tirò una testata, poi guardò verso l’alto, recuperando quanto fiato aveva ancora nei polmoni: «AIUT…!»
Thor gli pestò violentemente la gamba ferita, poi gli dette un colpo rapido alla fronte.
Se non fosse stato così testone, probabilmente sarebbe svenuto, anche se accusò comunque il colpo.
«Dopo me la paghi» commentò Thor tirandogli un ultimo pugno alla bocca dello stomaco prima di imbavagliarlo.
Scomparve anche lui sul ponte lasciandolo nella penombra della stiva.
Arco e frecce erano ancora troppo lontani per essere d’aiuto, inoltre la ferita zampillava sangue e dolore senza farlo ragionare lucidamente.
Poteva solo supporre che chiunque si trovasse sul ponte, se fosse riuscito a sconfiggere i Pirati, sarebbe sceso nella stiva in cerca di provviste o tesori.
In fondo gli bastava qualcuno che lo liberasse.
«Quale sorpresa, Demone! Sei venuto a farti catturare finalmente?» chiese Drole mentre la battaglia cadeva nel silenzio.
Un ringhio metallico rispose come una risata infernale, fece rabbrividire persino Bastion.
Perché quel respiro innaturale lo aveva già sentito a Sagiline, molti anni prima.
Quello non era un Demone qualunque, e se era chi temeva, se fosse sceso nella stiva sarebbe morto anche lui.
La battaglia durò molto poco, un fischio nell’aria, simile al roteare di un peso, poi il colpo secco sulla testa del Capitano.
Qualche minuto di silenzio, poi un grido dall’oltretomba: «Chi è il prossimo?»
Nessuno rispose, tranne Thor che ringhiò e si lanciò sul Demone.
Un tonfo violento gli fece intuire che il Pirata era stato buttato a terra. Lo sentì rialzarsi, ma un secondo colpo decretò la fine della battaglia.
Da lì scoppiò nuovamente il caos: gente che si buttava fuoribordo e veniva trascinata nuovamente sulla nave per essere tramortita, assalitori imprudenti che rotolavano a terra.
Bastion si agitò provando a liberarsi.
Non si sarebbe mai fatto trovare da una creatura del genere. Non disarmato, quantomeno!
La botola si aprì cigolando e venne spinta sul ponte.
Bastion si bloccò per alcuni secondi prima di riprendere a provare a liberarsi colto dalla disperazione.
Non aveva mai avuto così tanta paura in vita sua.
Il Demone si tuffò dentro la stiva e…. era una ragazza!
Vent’anni, pelle scurita dal sole e capelli vermigli lunghi e mossi.
Gli occhi neri si guardarono attorno, poi si fermarono sul ragazzo.
«Per tutti i topi di sentina, stai bene?» chiese togliendogli il bavaglio.
«Sono… stato meglio» rispose Bastion prendendo profondi respiri mentre lo liberava «Non vuoi uccidermi?»
«Perché?» disse come se avesse detto un’assurdità «Non avrebbe alcun senso: sei prigioniero dei Pirati. E sei ferito» si tolse la bandanae gliela legò stretta sulla gamba, non prima di aver fatto scivolare qualcosa nella manica «Così dovrebbe bastare fino a riva.»
«Gra… zie… Credo…»
Gli dette un delicato cricchetto sulla fronte: «Riprenditi che intanto vedo cosa c’è da prendere a questi Pirati di quart’ordine.»
Bastion si lasciò cadere contro il pennone ansimando.
Sul serio il suo spavento era stato inutile?
«Come hai fatto con Thor?» chiese mentre lei studiava le casse in giro.
«Chi? Ah, il mastodonte qua fuori» slegò un paio di casse annuendo per altri motivi «Credo che qualsiasi uomo che prenda un lingotto in testa svenga» lo guardò con un’onestà disarmante «Riesci ad alzarti?»
«Per andarmene faccio anche i miracoli» ammise sostenendosi al pennone «Ma cosa ci fai qui?»
«Cercavo provviste, creavo un deterrente per i Pirati e ti salvavo» commentò recuperando una cassa semi vuote e aggiungendo viveri vari «Anche se l’ultima non era proprio in programma. Guarda guarda, del rum» stappò e annusò una bottiglia arricciando appena il naso infastidita «Solo grog annacquato, come ci si può aspettare da Drole e i suoi» voltò lo sguardo notando arco e frecce «Oh, questi si che sono int…»
«Non toccarli» l’ammonì Bastion avvicinandosi «Quelli sono miei.»
«Temevo li volessi lasciare qui» singhiozzò la ragazza prendendo l’arma e passandogliela «Io rubo solo ai Pirati, non ai loro ostaggi» si sistemò la cassa sulla schiena e s’incamminò verso l’uscita «Riesci a salire o hai bisogno di una mano?»
«Dovrei farcela, grazie» rispose usando l’arco come appoggio «Scusa se non ti aiuto, ma…»
«Sul serio mi stai chiedendo scusa per una cosa del genere?» sorrise cordiale salendo sul ponte «Ho la barca a sinistra, ma credo ci convenga scendere con la scialuppa. A meno che a te non vada bene saltare.»
«Con quella cassa sulla schiena? Sei matta, per caso?» domandò sconvolto seguendola a fatica. Appena uscì all’aria notò i Pirati legati al pennone come salami, tranne Thor che ronfava pancia a terra e legato ben stretto; immaginò fosse troppo pesante per la sua soccorritrice.
Nessuno straniero eccetto lei sulla nave.
«Perché? Tanto c’è l’acqua ad attutire» rispose la ragazza alzando le spalle e caricando le provviste sulla scialuppa. Lo aiutò a salire e iniziò a calare l’imbarcazione, poi appoggiò le scorte su una barchetta da pescatore e lo sostenne mentre scendeva anche lui.
Fece per tornare su, ma lui la fermò.
«Cosa vorresti fare?» chiese sconvolto «Se ci fosse ancora qualcuno di loro nascosto…»
«Ooh, fidati che se è nascosto non uscirà allo scoperto» spiegò sicura «Gli mando la nave alla deriva e torno.»
Bastion la guardò sconvolto: quella ragazza era veramente fuori di testa.
La vide mollare la cima che teneva la barca legata alla nave e si spinse leggermente via.
Il veliero prese la tramontana iniziando pericolosamente a muoversi, poi la ragazza si buttò fuori bordo inondando la barchetta d’acqua. Nuotò e risalì raggiungendolo.
«Direi che possiamo andare» sorrise iniziando a remare verso la costa «A riva c’è un medico abituato a questo genere di ferite, sempre se vuoi farti visitare.»
Bastion si massaggiò la coscia: perdeva ancora sangue, ma almeno la sentiva bruciare meno.
Sicuramente l’aiuto di un medico gli avrebbe fatto bene.
E guardando la nave di Drole allontanarsi, annuì con forza.