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Creato il 20/06/2026, 18:34 · Aggiornato il 20/06/2026, 18:34

Capitolo 4: IL PAZIENTE AL LETTO 26

@therese_1984
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- 4 - IL PAZIENTE AL LETTO 26 (Martedi 9 Giugno 2026, Ore 07:25)

Quando Ryo varca la soglia della stanza, la prima figura che nota è proprio quella di Kaori.

Poco prima, nel corridoio del lato destro, lei aveva abbandonato momentaneamente il suo palmare aziendale sul ripiano del carrello della terapia, interrompendo il controllo dei farmaci da somministrare per vedere come stessero le cose al letto 26. Aveva visto la moglie del paziente che prima aveva chiamato aiuto e poi era piuttosto in ansia e dava un'occhio al marito nel letto ed un occhio in corridoio per vedere se passava qualcuno con cui confidarsi.

Era chiaro.

Mariko, infatti, durante il passaggio consegne del cambio turno nel settore di Kaori, le aveva confessato con le lacrime agli occhi di essere praticamente impazzita quella notte perchè Reika chiedeva sempre aiuto, sbuffava, era incazzata, non si teneva e brontolava ogni cinque minuti mentre lavorava anche su altri pazienti. Reika era una di quelle colleghe che già era polemica quando le cose andavano bene, figurarsi quando erano difficili e sembrava che tutte le beghe mediche ed assistenziali di tutta la palazzina, se le dovesse caricare appresso.

Quel tipo di colleghi che non vorresti mai avere in turno.

Perchè se toccava sgambettare a lei, elemosinava l'aiuto delle altre colleghe quasi facendole sentire in colpa se non accorrevano, ma quando erano gli altri ad avere bisogno, improvvisamente "o aveva da fare", o era in bagno, o era in pausa, o "la qualsiasi pur di farne il meno possibile."

Ma quella notte aveva dovuto "darsi una piega" perchè non sapeva nè come e nè perchè il coordinatore avesse cambiato i turni e dopo di lei c'era Ryo.

E se le cose non erano a posto, erano cazzi.

Non avrebbe potuto lasciargli "un reparto messo a merda" come faceva di solito con gli altri. Che si lamentavano tra di loro, però gliele facevano passare tutte. Non avrebbe potuto lasciare flebo sospese delle ore 6 sul palo ancora da infondere che in modo colloquiale si diceva "l'albero delle flebo". Non avrebbe potuto non cambiare i presidi assorbenti dei pazienti allettati o lasciare una piccola abrasione scoperta. Non avrebbe potuto nemmeno non posizionare gli accessi venosi che i pazienti si rimuovevano o andavano fuori sede accidentalmente perchè certe mancanze, Ryo non gliele avrebbe fatte passare. L'avrebbe costretta a rimanere lì finchè almeno non ci avesse provato.

Se Ryo Saeba prendeva il turno dopo di te, doveva essere tutto a posto. Aveva creato un certo "terrorismo" sulla questione della efficenza e professionità. E quando usciva il turno del mese successivo, tutti pregavano di non essere messi nella matrice dopo "i Power Rangers". Inutile dire che non potevi nemmeno lasciare questioni in sospeso nel settore dove lavorava il vice del coordinatore. L'unica un po' più flessibile era Kaori. Un pochino, non molto.

I colleghi che in passato non l'avevano fatto, non lavoravano più lì. Magicamente arrivavano rimproveri dal coordinatore o sguardi molto espliciti di ammonimento. Shin Kaibara non scendeva mai a controllare il reparto se sapeva che c'erano loro tre. Il suo pupillo Ryo Saeba era garanzia delle doti del perfetto infermiere.

Ora Kaori è lì, china verso Miki, intenta a confortarla ed a tenerle le mani per farle forza.

Miki ha il viso rigato dalle lacrime e gli occhi gonfi. La notte appena trascorsa con l'équipe del turno precedente è stata un vero incubo.

Racconta a Kaori, con la voce rotta dall'ansia. Suo marito non ha ascoltato nessuno, continuando ad agitarsi, ad imprecare ed a tentare di strapparsi i dispositivi medicali.

La situazione era diventata così insostenibile che la dottoressa di guardia della notte - tale Ajume Takigawa, nota in tutto l'ospedale per essere sbrigativa e decisamente sgarbata - non le aveva proposto altre alternative alla somministrazione di una fiala di Talofen per via intramuscolare nel tentativo di sedarlo.

Un farmaco sedativo appartenente alla classe degli antipsicotici tipici, utilizzato da decenni nella pratica clinica, ma invece di calmarlo, lo aveva reso solo più confuso, allucinato e furioso.

Kaori cercava di ascoltarla in modo attivo. Già la situazione era difficile e poi con Reika in turno da quella parte lì, sicuramente quello che ne era emerso, anche se lei aveva seguito la prescrizione medica, a livello di messaggio percepito sicuramente era stato diminuire, o azzerrare, la compliance terapeutica e la fiducia del paziente ed anche della moglie verso le cure mediche ed il reparto in generale.

Miki indica poi il letto 27, rimasto vuoto accanto a quello del marito. I colleghi della notte, in un raro momento di flessibilità e comprensione logistica, non vi avevano fatto ricoverare nessun altro utente per permetterle di vegliarlo da vicino ed anche di non infastire qualcun altro con la presenza agitata del paziente al letto 26.

La locanda non è rifatta, il materasso è privo di coperte pulite e presenta solo un lenzuolo teso su cui Miki si è sdraiata per qualche ora vestita, provando a riposare senza mai perdere d'occhio le condizioni del marito.

Samira, l'oss che Ryo aveva mandato avanti, fa un cenno d'intesa non appena vede il collega senior entrare in stanza e si allontana silenziosamente per lasciargli campo libero, tornando ai suoi compiti in corridoio.

Ryo rimane fermo ai piedi del letto, studiando la scena con il suo implacabile occhio clinico.

Quel colosso di quasi due metri si trova accucciato, quasi compresso, in un letto ospedaliero d'acciaio decisamente troppo piccolo per la sua stazza da ex militare. Entrambi i polsi sono bloccati dalle fasce di contenzione meccanica in tessuto: una misura drastica disposta la notte precedente sotto la diretta responsabilità medica ed applicata a fatica da Reika per prevenire il rischio di caduta e, soprattutto, per proteggere i dispositivi infusionali rimasti, come l'unico accesso venoso periferico, detto in gergo "ago" senza che l'ago ci fosse veramente, rimasto per miracolo intatto sul braccio sinistro.

Sentendo i passi di una nuova figura che si avvicina, il gigante sul letto non si gira nemmeno, ma la sua voce profonda esplode, facendo vibrare i flaconi di vetro sul carrello della terapia fuori dalla sua stanza:

- Io vi denuncio tutti, teste di cazzo! Ospedale di merda! Toglietemi queste catene o giuro che spacco tutto! -

Si blocca di colpo, restando a bocca aperta con il fiato sospeso, non appena la stanza viene avvolta dal tono calmo, fermo e quasi canzonatorio di Ryo:

- Oh oh oh, adesso come facciamo Falcon? Se mi denunci, mi sospendono e finalmente posso andare in ferie!? Guarda qui, non puoi nemmeno usare i tuoi bazooka... Pensavo ti avessero seppellito in Messico e invece sei ancora qua. Vecchia carcassa indistruttibile! Ma che mi hai combinato! -

La voce di Ryo taglia l'aria pesante della stanza con un'ironia così sfacciata da far calare un silenzio istantaneo. Umibozu si blocca a metà di un respiro, sgranando gli occhi dietro le lenti scure che porta persino a letto. La mascella gli si contrae per lo stupore.

Volta lentamente il testone calvo verso la fonte di quella voce, fissando l'infermiere che è appena entrato in stanza con un sorrisetto sfacciato stampato in faccia.

Per un attimo, il gigante sembra dimenticarsi del dolore causato dai punti di sutura all'addome, della nausea residua dell'anestesia e persino della rabbia per quelle maledette fasce di contenzione ai polsi.

- S-Saeba...? - Ringhia Umibozu, con la voce che scende di due ottave, un misto di incredulità e profondo imbarazzo per farsi vedere ridotto in quello stato proprio da lui. - Che diavolo ci fai tu qui con quel camice addosso? -

Miki alza lo sguardo di scatto, passando gli occhi bagnati di lacrime da Ryo al marito, totalmente spiazzata dal repentino cambio di atmosfera. Persino Kaori rimane immobile accanto al letto, con il cuore che le batte forte.

Sa quanto Ryo sia straordinario nelle situazioni critiche, ma vederlo disarmare verbalmente quel gigante in un secondo le toglie ogni parola. E' a conoscenza in parte anche del suo passato come paramedico militare ma di cui non parla mai. O non le ha mai parlato. Ed ora...

Ryo fa un passo in avanti con totale disinvoltura, ignorando la minaccia fisica che il colosso continua a rappresentare. Si avvicina alla sponda del letto. Si siede sulla sedia sulla destra che era stata lasciata per la moglie e gli slaccia le contenzioni ai polsi con una mano.

- Ci lavoro, Falcon. Questa è la mia corsia. E tu sei uno dei miei undici pazienti, stamattina. - Replica Ryo, incrociando le braccia sul petto e guardandolo dall'alto in basso con un'occhiata clinica e severa. - E da quello che vedo, sei ancora il solito indisciplinato. Ti sei fatto impallinare come un pivello davanti ad una banca e adesso fai i capricci con le infermiere della notte? Ti strappi gli aghi, urli, fai piangere tua moglie e costringi i medici a bloccarti come un matto? Che delusione... non sei più quello di una volta... - Umibozu lo fissa negli occhi e poi gli chiede:

- Mi potete mettere una prolunga a questo letto troppo corto? Prometto che non vi darò più fastidio. - Ryo lo guarda e gli dice:

- Ok, aggiudicato. Più tardi passerà in visita il dottor Makimura, lei signora può restare, così parlerà direttamente col medico. - Poi si gira verso Hayato e gli sussurra nell'orecchio:

- E sta figa dove l'hai trovata, vecchia mummia... - Si rivolge a lui indicando Miki.

- Tsè, non ci provare! Era la signora che gestiva i miei anziani genitori invalidi qui in Giappone. Lei è off limit per te, è mia moglie. Se le posi anche solo gli occhi addosso, ti riempio di piombo! -

Kaori guarda Ryo ed il paziente con un sospiro di sollievo. La situazione è abbastanza gestibile. Così si congeda da Miki e passa vicino a Ryo e le sussurra nell'orecchio:

- Te l'ha detto Reika in consegna che gli hanno fatto il Talofen? - Chiede Kaori convinta che Reika come al solito omettesse le informazioni per sbrigarsi ed andare a casa. Come faceva di solito.

L'espressione di Ryo cambia subito percependo l'omissis della collega. Adirato dentro di sè.

- Secondo te?! - Chiede lui ironico. E Kaori alza gli occhi al cielo ed esce dalla stanza.

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