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Creato il 21/06/2026, 10:24 · Aggiornato il 21/06/2026, 10:24

Capitolo 19: IL PAZIENTE DIFFICILE

@therese_1984
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- 19 - IL PAZIENTE DIFFICILE (Mercoledì 10 Giugno 2026, Ore 10:30)

Le luci della stanza d’ospedale filtrano come lame fastidiose e troppo calde attraverso le tapparelle socchiuse, proiettando strisce geometriche sul pavimento di linoleum.

Quando l'effetto narcotico dei sedativi e degli anestetici della notte comincia finalmente a svanire, la mente di Ryo riemerge lentamente da un limbo buio, denso e confuso. Il suo primo istinto è quello di muoversi, di scrollarsi di dosso quel torpore e mettersi a sedere di scatto sul materasso, ma il corpo non risponde come vorrebbe. Si sente bloccato, intrappolato, quasi paralizzato da una fitta ragnatela di tubi e dispositivi medici che non riconosce all'istante.

Ha due accessi venosi periferici di grosso calibro inseriti nell'incavo delle braccia, bloccati da rubinetti a tre vie da cui partiono i deflussori delle flebo che oscillano sopra la sua testa. Il bracciale dello sfigmomanometro automatico sul braccio sinistro si gonfia all'improvviso, stringendogli il bicipite con una pressione ritmica, mentre un saturimetro a pinza sull'indice destro emette un fascio di luce rossa continua.

È l'incubo peggiore di ogni sanitario: passare da chi cura a chi deve essere curato. Il paziente più difficile in assoluto.

Sul torace nudo, una selva di elettrodi adesivi lo collega ai cavi colorati della telemetria cardiaca. Il monitor, appoggiato sul tavolino vicino alla finestra, scandisce lo stato elettrico del suo cuore con un bip ritmico, metallico e incessante. Sotto le lenzuola avverte un fastidio intimo, estraneo e pungente. Abbassa lo sguardo sotto la coperta: ha pure il catetere vescicale.

Lo stesso identico presidio che solo il giorno prima, con totale distacco professionale, ha convinto la vecchietta del letto 24 a posizionare. Il panico subentra in un millesimo di secondo, alimentato dal disorientamento.

Non capisce dove si trova. La transizione tra il corridoio del suo condominio e quell'asettica stanza d'ospedale è un buco nero spaventoso nella memoria. Furioso e spaventato, Ryo comincia ad agitarsi sul letto, stringendo i pugni e tentando di strapparsi i cavi dal petto. La sua voce esce impastata, roca, raschiando la gola secca:

- Che cazzo... toglietemi questa roba di dosso... fatemi uscire da qui! - Urla.

- Ryo! Ryo, fermati, ti prego! Non toccare niente! - La voce di Kaori taglia la nebbia della sua confusione come un'ancora di salvataggio.

La ragazza si alza di scatto dalla poltrona e si getteta letteralmente su di lui. Gli blocca i polsi con delicatezza ma con una fermezza insospettabile, impedendogli di sfilarsi le linee infusionali. Ryo si irrigidisce, mettendo faticosamente a fuoco il viso della collega. Ha le pupille dilatate, il respiro corto, i capelli arruffati.

- Kaori...? Che ci faccio qui? Perché sono su un letto? - Chiede, sentendo la propria leggendaria sicurezza totalmente azzerata.

Per la prima volta in vita sua, Ryo Saeba si sente impotente, fragile, ridotto a un corpo debole che dipende interamente da un manipolo di macchinari. Per un uomo con il suo passato, abituato a essere il salvatore e mai la vittima, è una sensazione devastante, quasi umiliante.

Kaori gli accarezza i capelli spettinati con la mano tremante, mentre le lacrime minacciano di tornare a galla dopo dodici ore di diga emotiva:

- Sei in ospedale, Ryo. Sei nel nostro reparto, Makimura ha creato una stanza singola per te per tenerti d'occhio. Ieri sera hai avuto un infarto sul pianerottolo di casa... il tuo cuore si è fermato. Ti ho fatto il massaggio cardiaco in corridoio ed i ragazzi della prima ambulanza ti hanno defibrillato due volte prima di portarti via. Ti hanno operato d'urgenza nella notte per liberare un'arteria coronarica che era completamente ostruita. Mio fratello ha fatto il diavolo a quattro con la Bed Manager e con il primario di cardiologia per farti trasferire subito qui da noi, invece di lasciarti giù in terapia intensiva. Sei salvo, Ryo. Ma adesso devi fare il bravo, devi stare fermo e lasciarti curare. -

Ryo la ascolta con la mascella contratta, lo sguardo che oscilla tra l'incredulità e il rifiuto di quella realtà capovolta.

E' lui il "paziente difficile" adesso, la patata bollente del turno del mattino.

- Io... non ricordo niente dopo che sei salita... - Sussurra, distogliendo gli occhi per l'imbarazzo di farsi vedere ridotto in quello stato. - Sono crollato subito dopo che mi hai detto che volevi andartene. - Dice Ryo.

- Lo so cosa ti ho detto. - Lo interrompe lei con una dolcezza infinita.

Con la mano libera, Kaori fruga nella tasca della casacca pulita ed estrae un pezzetto di carta stropicciato, spiegandolo davanti ai suoi occhi scuri.

È il bigliettino che lui le ha infilato sotto la porta prima che l'ischemia lo buttasse a terra. Kaori glielo mostra, lasciando che le dita sfiorino la sua pelle nuda e calda sul bordo degli elettrodi:

- L'ho trovato sul tappetino quando sono tornata a casa. Mi hai scritto che non volevi farmi scappare e che non mi avresti dato più fastidio... - Kaori tira su col naso, accennando un sorriso autentico in mezzo al pianto. - Ma io sono salita da Kaibara a chiedere quel maledetto trasferimento solo perché stavo impazzendo d'amore e di paura, Ryo. E la verità è che io voglio che tu continui a darmi fastidio. Per tutta la vita. Ieri notte ho dovuto urlare a tutto il Pronto Soccorso che sono la tua fidanzata per non farmi cacciare via dalla Shock Room. Ora lo sa tutto l'ospedale, compresi mio fratello e Mick. Io resto qui, con te. Perchè mi sono autoproclamata la tua fidanzata. - Gli sorride.

Ryo fissa il foglietto, poi alza gli occhi verso di lei.

Tutta la rabbia, l'orgoglio ferito e il senso di impotenza svaniscono in un secondo, sostituiti da un'emozione così profonda da fargli lucidare gli occhi scuri. Stringendo debolmente le dita intorno a quelle di Kaori, si lascia andare finalmente contro il cuscino, abbandonando ogni resistenza.

Il "paziente difficile" della Medicina Interna ha appena trovato l'unica terapia di cui ha davvero bisogno per guarire.

Proprio in quel momento, la porta della stanza si apre con un leggero cigolio. Hideyuki Makimura fa un passo all'interno, tenendo il suo vecchio quaderno nero sotto il braccio. Si ferma ai piedi del letto, sistemandosi gli occhiali sul naso con il solito gesto pacato.

Guarda Ryo, poi guarda le mani intrecciate dei due, e sul suo viso stanco si dipinge un mezzo sorriso complice e sollevato:

- Vedo che il monitor della telemetria segna un ritmo sinusale perfetto, Saeba. - Esordisce il medico, con il suo solito tono calmo che non ammette repliche, ma venato da una profonda nota di affetto fraterno. - Vedi di non farmi spendere altri favori con la direzione sanitaria, perché ho dovuto minacciare mezza palazzina per averti qui. Da oggi sei ufficialmente sotto la mia responsabilità. E per quanto riguarda la faccenda che tu e mia sorella state insieme senza il mio consenso, ne parleremo quando sarai in piedi. Per ora, pensa solo a riposare. -

Dallo stipite della porta rimasta socchiusa, Mick Angel osserva la scena per un lungo istante. Guarda Ryo che accenna un sorriso debole a Makimura, guarda Kaori che non molla la presa di quella mano, e sente una strana, inaspettata sensazione di pace stargli nel petto. Non prova alcuna invidia, né gelosia.

Vuole un bene dell'anima ad entrambi, e vederli finalmente sinceri, uniti dopo aver rischiato di perdersi per sempre, gli fa capire che il suo ruolo di "vice" è stato anche quello di proteggere quel legame dall'ombra.

Mick fa un piccolo cenno d'intesa verso Kaori, un saluto silenzioso che dice "va bene così, sono felice per voi".

Poi si gira a passi lenti e si incammina lungo il corridoio.

Poco dopo, un rumore ritmico e pesante annuncia un nuovo arrivo.

Hayato Ijuin muovendosi a fatica sulle sue stampelle, si affaccia alla porta per salutare Ryo.

Lo squadra dall'alto della sua stazza imponente e commenta con la sua solita ironia burbera:

- Non mi sembra una gran evoluzione da chi cura a chi viene curato, Saeba. Come stai? -

Ryo ruota leggermente la testa sul cuscino e accenna un sorrisetto sghembo, indicando i cavi sul torace:

- Intrappolato. Proprio come te il primo giorno. Tu piuttosto, stai meglio? -

- Sì, dovrebbero dimettermi la prossima settimana ma vado molto meglio. - Risponde il gigante, sistemandosi meglio sulle stampelle. - Nel frattempo, dato che sei qui di fronte alla mia stanza, verrò a salutarti spesso. -

Subito dopo, Umibozu si sposta di lato con un movimento goffo per fare spazio ad una ragazzina con la divisa da tirocinante, che si fa faticosamente strada nella stanza.

Haruka si avvicina timidamente al letto e fissa Ryo. Davanti a tutta quella strumentazione non trova le parole, le labbra le tremano ed, incapace di trattenersi, scoppia a piangere.

Ryo le sorride con dolcezza, ma assume subito un finto tono severo per sgridarla:

- Ehi, non devi piangere! Non sono ancora morto. Sono ancora il tuo tutor e quando sarai in turno sarai la mia infermiera. Piuttosto... - Ryo muove appena la mano libera, facendo cenno ai monitor e ai deflussori che lo circondano. - Direi che in questa stanza ci sono parecchie cose che dovresti imparare a conoscere. -

La ragazza gli fa cenno con la testa e poi si avvicina e lo abbraccia.

La corsia torna lentamente al suo ritmo di sempre.

Kaori guarda Ryo mentre lo accarezza con la mano:

- Ho temuto di perderti per sempre. Tu non ne hai un'idea di cosa ho provato a vederti lì steso mentre cercavano di rifare partire il tuo cuore. - Dice Kaori mentre si scioglie in lacrime. Ryo le bacia la mano.

- Non mi hai ancora risposto se vieni a mangiare al cinese, però... - Kaori lo guarda stupita.

- Sei incredibile. Ti do una risposta per tutto: io con te verrei ovunque. - E lo bacia.

- FINE -

Concludo questa storia volendo ringraziare, anche se forse non lo sapranno mai, tutte le persone che mi sono state vicine nei miei anni di lavoro in Medicina Interna, non solo colleghi ma sopprattutto amici.

Insieme ne abbiamo passate davvero di tutti i colori.

Ci siamo divertiti, abbiamo riso, abbiamo sofferto, abbiamo visto morire tante persone, ma ne abbiamo anche viste tantissime guarire.

E non dimenticherò mai chi ha saputo ringraziarci per la cura e l'amore con cui ci siamo presi cura di lui e della sua famiglia.

Insieme abbiamo superato il periodo più duro e drammatico, affrontando in prima linea l'emergenza Covid-19 dal marzo 2021 e seguenti fino a luglio del 2024 in cui ho smesso di lavorare lì spostandomi in un altro reparto.

Con questa storia ho voluto racchiudere e custodire tutti i momenti più significativi ed i ricordi più belli che abbiamo condiviso.

Ovviamente nessuno di noi ha avuto un infarto nella realtà, ma di situazioni critiche e drammatiche come questa ne abbiamo viste fin troppe.

Molti episodi della storia sono frutto di fantasia, altri no, ma la verità di fondo resta una sola: proprio come in City Hunter, in quel reparto siamo stati tutti una grande famiglia.

Con il tempo le nostre strade si sono divise, perché ognuno è giusto che insegua il proprio destino.

Molti colleghi che venivano dal Sud Italia hanno preferito tornare a casa per ricongiungersi con i propri affetti, ed è giusto così. Alcuni sono rimasti, altri si sono sposati, altri hanno avuto figli.

Qualcuno è rimasto dove è sempre stato ed altri ancora hanno preferito trasferirsi in reparti un po' più leggeri a livello emotivo.

Nemmeno io ci lavoro più: ho preso la mia strada e non me ne pento, ma conservo nel cuore ricordi meravigliosi. Raramente si rimane per sempre in un reparto del genere, ma la Medicina Interna aiuta a farti le ossa, preparandoti ad essere pronto e forte per qualsiasi altra corsia deciderai di percorrere.

Grazie di cuore a tutti voi che avete letto questa storia e che amate emozionarvi con me, rivivendo le avventure dei nostri beniamini di City Hunter, un'opera di cui sono profondamente e da sempre innamorata.

Alla prossima fanfiction.

Thérèse.

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