Tocca un passaggio (o un’immagine) per aprire il filo commenti a fianco. I link nel testo restano cliccabili.
Il mondo era bianco.
Fu questa la prima cosa che Elena, al suo risveglio, pensò.
Il mondo era bianco e ovunque la neve si posava, sui vestiti, sulle ciglia, sulle gambe, sulle braccia, portava un terribile gelo. Le sue labbra quasi blu, come le sue mani, cercavano di emettere un suono senza riuscirci. Era riversa nella neve e non riusciva a muoversi.
Da destra proveniva un rapido tic-tac come di un orologio. Si chiese se non se lo stesse immaginando. Che senso aveva in quel bianco?
I pensieri rallentarono.
Un odore acre di sigaretta le arrivò alle narici e pensò che, se ne avesse avuto le forze, avrebbe starnutito. Odiava quell'odore. Lo aveva sempre odiato.
La testa le girava.
Un suono di passi nella neve, che proveniva dalla sua sinistra, la riempì di un terrore cieco. Non ricordava perché ma sentiva che era fondamentale che nessuno la vedesse.
Il corpo ebbe uno spasmo e, con l'adrenalina data dalla paura, riuscì a spostare la testa e guardarsi. Era vestita come si conveniva (da dove proveniva quel pensiero?) con una lunga gonna azzurra, un mantello pesante del medesimo colore, scarponi da neve e una maglia di spessa lana rossa, dalla quale spuntava qualcosa. Socchiuse gli occhi e la vista quasi le si appannò.
Aveva qualcosa conficcato nella pancia.
In effetti la maglia non era rossa ma bianca. Quello era sangue.
Tutto si intensificò: l'odore di sigaretta, i passi che si affrettavano, il tic-tac. Anche la neve parve scendere più velocemente.
Vide avvicinarsi un uomo con la testa di un orologio, con un orologio da taschino in mano. Era in smoking e la guardava (anche se non sapeva come potesse esserne certa). Il tic-tac si interruppe.
Vide un secondo uomo con un mantello scuro avvicinarsi, i passi di prima erano i suoi.
Vide un altro uomo ancora, con dei baffi e gli occhiali che si sporse da dietro il suo campo visivo con una sigaretta in bocca.
Il mondo era bianco ed era arrivata la sua ora.