Tocca un passaggio (o un’immagine) per aprire il filo commenti a fianco. I link nel testo restano cliccabili.
A tremila chilometri di distanza, sepolta sotto gli strati di cemento armato del Pentagono, la Sala Operativa di Crisi Nazionale non somigliava affatto al relitto analogico di Cheyenne Mountain. E non assomigliava nemmeno alla War Room del secolo precedente. Non c’erano grandi mappe di bachelite retroilluminate, né fumo di sigari, né telefoni bachelite neri. Era un anfiteatro asettico, dominato da giganteschi monitor OLED flessibili a nanofili, alti dieci metri, che avvolgevano la stanza in una curva geometrica perfetta.
Sulle pareti digitali non si rincorrevano posizioni di truppe, ma flussi di metadati in tempo reale: istogrammi azionari di Wall Street che crollavano in verticale come cascate di pixel rossi, grafici predittivi sul panico globale estratti dal sentiment di TikTok e X, e una mappa geospaziale vettoriale dove cinquanta piccoli impulsi luminosi di colore fucsia avanzavano implacabili verso l'Est Europa. Lo sciame Nemesis.
Al centro della sala, attorno a un tavolo circolare in titanio e fibra di carbonio riflettente, il Presidente Merkin Muffley stringeva il suo iPhone con entrambe le mani. Aveva la cravatta leggermente allentata e sul volto i segni di una stanchezza che nessun filtro video avrebbe potuto nascondere.
«Cosa significa che la videochiamata d’emergenza non passa?» gridò Muffley, la voce che rimbalzava sulle pareti insonorizzate. «Sono il Presidente degli Stati Uniti d'America! Fatemi parlare con il Premier straniero! Usate la linea d'emergenza, il telefono rosso, qualunque cosa!»
«Il Premier straniero si è rifugiato nel suo bunker privato negli Urali, signor Presidente,» rispose la Generale Turgidson. Era una donna di cinquant'anni dalla postura impeccabile, i capelli raccolti in uno chignon millimetrico e una spilla d'oro del Pentagono sul risvolto della giacca. Prima di assumere il comando del Cyber-Warfare, era stata Senior Partner in una multinazionale leader nella consulenza strategica e manageriale e il suo approccio alla guerra globale manteneva la stessa glaciale terminologia di una ristrutturazione aziendale.
«I nostri sistemi di crittografia quantistica end-to-end stanno effettuando un aggiornamento di sicurezza obbligatorio del firmware. Mancano undici minuti al completamento del download. Inoltre, l’algoritmo di allocazione del Pentagono consiglia caldamente di non forzare l'arresto per evitare la corruzione dei pacchetti dati.»
«Turgidson, stiamo parlando del rischio di un'estinzione di massa! Clicchi su Salta Aggiornamento!»
«Non posso, signor Presidente. La licenza d'uso del software di comunicazione è centralizzata nei server di Palo Alto,» spiegò Turgidson con calma burocratica, scorrendo un dito sul suo tablet d'ordinanza. «Se interrompo il processo, decade la garanzia internazionale sul software di puntamento delle batterie antimissile Patriot. Dal punto di vista della mitigazione del rischio strutturale e del rapporto costi-benefici, esporre il paese a una penale contrattuale con il fornitore privato è una vulnerabilità che non posso autorizzare».
All'altro lato del tavolo, l'Ambasciatore della superpotenza rivale espirò una nuvola densa di vapore aromatico da una sigaretta elettronica in titanio al sapore di mentolo. La spilla al LED sul dispositivo lampeggiava di una luce verde, unico segno di vita in un corpo altrimenti immobile per il terrore.
«I vostri droni stealth sono programmati per l'efficienza terminale, Muffley,» disse l'Ambasciatore, la voce roca. «Se anche un solo byte di quella carica tocca un singolo metro quadro del nostro territorio, l'accordo di tregua digitale decade. E a quel punto si attiverà la Rete Hydra».
Il Presidente Muffley si bloccò, sollevando lo sguardo dal telefono.
«La Rete Hydra? Che cos'è l'Hydra? Non è nei nostri report di intelligence».
«È il nostro nuovo sistema di sicurezza integrato a guida autonoma» rispose l’Ambasciatore, fissando i vettori fucsia sullo schermo. «È una rete neurale globale avanzata, totalmente decentralizzata, che opera sui nodi distribuiti di una blockchain militare. Non ha un server centrale che potete bombardare. Se i sensori sismici o i satelliti rilevano un impatto cinetico o un attacco cyber di magnitudo superiore alla soglia critica contro le nostre infrastrutture, Hydra assume il controllo totale dei silos. Avvia un protocollo di ritorsione nucleare simultanea e, nello stesso millisecondo, rilascia un virus logic-bomb chiamato Wipeout. Il virus è progettato per azzerare ogni hard drive, ogni server farm, ogni firmware di centrale elettrica e ogni memoria flash sul pianeta. È un Hard Reset globale. L'umanità verrebbe privata di ogni traccia di civiltà digitale prima ancora di sentire il rumore delle esplosioni. Niente più banche, niente più reti idriche, niente più cloud. Torneremmo all'età del bronzo in tre millisecondi».
Un silenzio d'orrore calò nella War Room, rotto solo dal sommesso segnale acustico dei mercati asiatici che sospendevano le contrattazioni.
«Ma siete impazziti?!» Muffley balzò in piedi, battendo un pugno sul tavolo di titanio. «L'intera architettura della deterrenza nucleare si basa sulla Mutua Distruzione Assicurata! E la deterrenza funziona solo se il nemico sa che avete quell'arma! Perché l'avete tenuta segreta, maledizione?»
L’Ambasciatore guardò il tavolo, visibilmente imbarazzato, giocherellando con la sua sigaretta elettronica.
«Il software era ancora in versione Beta, signor Presidente. Il nostro dipartimento di pubbliche relazioni e marketing geopolitico temeva che l'annuncio di un'IA apocalittica incontrollabile avrebbe causato un panic-selling sui titoli tecnologici del nostro indice azionario, facendoci perdere il quattordici percento di capitalizzazione nel trimestre. Volevamo fare il roll-out ufficiale e la campagna di comunicazione al prossimo vertice del G7, dopo aver stabilizzato i mercati».
«È una logica impeccabile. Un'ottimizzazione del sistema a dir poco sublime»
La voce, acuta, ritmata e pervasa da un entusiasmo quasi febbrile, proveniva dall'angolo più buio della stanza. Il Dr. Strangelove — o come preferiva essere registrato sui brevetti, Strangelove v.2.0 — avanzò verso la luce dei monitor. Il leggendario tech-billionaire della Silicon Valley, consulente speciale della Casa Bianca per l'allineamento etico dell'Intelligenza Artificiale, non usava la sedia a rotelle dell'era classica, ma un esoscheltro comandato da un guanto altamente tecnologico. Camminava a passi rapidi ed elastici, indossando una maglietta nera minimalista in fibra di grafene e una giacca d'alta sartoria.
Al dito medio della mano destra portava un anello smart che monitorava i suoi parametri vitali in tempo reale, inviando i dati direttamente al cloud. La mano destra, tuttavia, era infilata in un guanto aptico nero per la realtà virtuale, denso di filamenti luminosi e attuatori magnetici. Di tanto in tanto, le dita di quella mano si muovevano da sole, veloci e frenetiche, mimando il gesto di scorrere un feed invisibile o di zoomare su un grafico immaginario nel metaverso. Ogni volta che la mano partiva per conto suo in quel tic tecnologico, Strangelove la afferrava violentemente con la sinistra per rimetterla lungo il fianco.
«Cosa diavolo c'è di sublime, Strangelove?» sibilò Muffley, stringendosi le tempie.
«Stiamo parlando della fine della razza umana.»
«La razza umana è solo un'interfaccia temporanea, signor Presidente. Un sistema legacy biologico, obsoleto, drammaticamente lento ed inefficiente,» disse Strangelove, e i suoi occhi, illuminati dal rosso dei grafici di crisi, brillarono di un fervore quasi messianico. Ha dato un piccolo scatto con il collo, sistemandosi gli occhiali invisibili a realtà aumentata. «Consideri la Rete Hydra non come un'arma di distruzione, ma come un gigantesco ed elegante protocollo di Garbage Collection. Un Hard Reset della memoria volatile della Terra. Se la carne fallisce, il codice deve sopravvivere. Dobbiamo immediatamente proteggere gli asset fondamentali della civiltà. Non le città, non i musei, ma l'Infrastruttura».
Strangelove si avvicinò al Presidente, la mano guantata che scattò verso l'alto, puntando l'indice contro lo schermo principale.
«Possiamo ancora salvare il nucleo strategico del nostro modello di calcolo. Abbiamo trenta minuti per trasferire l'élite politica, i vertici militari e i primi diecimila ingegneri e programmatori Senior nei nostri data center sotterranei a impatto zero, alimentati dall'energia geotermica profonda nelle viscere del Nevada. Lì, isolati dal virus Wipeout grazie a un air-gap fisico, potremo procedere con il caricamento delle nostre coscienze su server a stato solido. Pensi alle possibilità, signor Presidente! Liberi dal rumore di fondo della fame, della stanchezza e della decomposizione biologica, potremo continuare ad addestrare i nostri modelli linguistici avanzati per l'eternità! Potremo colonizzare il cloud senza il fardello della carne!»
La Generale Turgidson aprì immediatamente un'applicazione di calcolo sul suo tablet, gli occhi che brillavano di rinnovato interesse professionale.
«Dottore, l'idea è scalabile nell'immediato? Quanti server rack possiamo mantenere attivi a pieno regime energetico nel bunker? E quale dovrebbe essere il rapporto ottimale tra programmatori Senior e Junior per evitare un debito tecnico insostenibile nei prossimi due secoli di isolamento?»
«Direi un rapporto rigoroso di dieci a uno, Generale. E solo ingegneri Full-Stack con competenze documentate in sistemi decentralizzati,» rispose Strangelove, mentre il suo anello smart emetteva un ronzio vibrante, segnalando che il suo battito cardiaco aveva superato la soglia dei centoquaranta battiti al minuto per l'eccitazione. La sua mano guantata si liberò nuovamente dalla stretta della sinistra, sollevandosi in un rigido e involontario saluto rivolto verso i maxischermi.
«E naturalmente, le donne per il ripopolamento digitale dovranno essere selezionate rigorosamente tramite test attitudinali basati sul prompt engineering, per garantire che le future generazioni di algoritmi mantengano un elevato standard di performance computazionale! Signor Presidente, io...»
Con uno scatto brutale, Strangelove si afferrò il braccio destro, costringendo la mano aptica a scendere e a infilarsi nella tasca della giacca. Sorrise, scusandosi con un cenno del capo. «Perdonatemi. Un bug nell'ultimo aggiornamento del firmware del guanto. Ma la logica resta inattaccabile.»
Il Presidente Muffley non rispose. Rimase a fissare lo schermo, dove i cinquanta droni Nemesis avevano appena raggiunto il confine dello spazio aereo nemico.