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← Hard Reset, ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi ed accettare i termini di servizio

Creato il 19/06/2026, 10:34 · Aggiornato il 19/06/2026, 11:41

Capitolo 1: Il cloud di controllo

@bloodymary79bloodymary79
MaturoIn corso

Avvertenze (opera)

  • Copertina AI
  • Morte
  • Morte di Personaggi Principali
  • Violenza
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L’aria all'interno del nucleo strategico sotterraneo di Cheyenne Mountain aveva la consistenza fredda e artificiale delle cose nate per sopravvivere all'apocalisse, ma non all'uomo. Sapeva di ozono esausto, plastica fenolica riscaldata dalle schede madri e di quel disinfettante chimico a base di alcol isopropilico che i tecnici spruzzavano ossessivamente per evitare che la minima particella di polvere potesse depositarsi sulle testine di lettura dei server rack. Era un silenzio pressante, quasi solido, interrotto soltanto dal ronzio profondo, a bassa frequenza, delle ventole del sistema di raffreddamento a circuito chiuso, che pompava liquido refrigerante fluorurato nelle viscere dei supercomputer della difesa.

La base era stata tagliata fuori dal resto del pianeta da esattamente quarantasette minuti. Niente fibra ottica sottomarina, niente ponti radio militari in multifrequenza, niente feed crittografati dai satelliti geostazionari. Le spie LED sui pannelli di controllo perimetrali, che solitamente esibivano una frenetica e rassicurante pulsazione verde — segno di uno scambio dati continuo con il Pentagono —, erano ora bloccate su una tonalità blu cobalto, fissa e spietata: Modalità Standalone (Isolamento Tattico).

Il Generale di Brigata Jack D. Ripper sedeva immobile dietro una scrivania di acciaio spazzolato, la cui superficie era priva di faldoni, penne o qualsiasi altra traccia di burocrazia analogica. Davanti a lui non c'erano i moderni schermi flessibili OLED a nanofili in dotazione ai quadri direttivi del Dipartimento, ma un monumentale monitor a tubo catodico IBM del 1994, con i fosfori verdi che proiettavano un bagliore spettrale sul suo volto scavato. Ripper sosteneva, in una serie di memorandum riservati che il Pentagono aveva liquidato come eccentricità da stress post-traumatico, che i vecchi monitor a tubo catodico fossero gli unici dispositivi schermati al 100% contro le emissioni tempest e impossibili da utilizzare come transponder passivi da parte delle intelligenze artificiali nemiche.

«È una questione di igiene cibernetica, Mandrake. Di pura e semplice immunità cognitiva,» esordì Ripper, la voce piana, priva di inflessioni, mentre i suoi occhi riflettevano le stringhe di codice esadecimale che scorrevano a cascata sul monitor. «L’Occidente ha smesso di combattere sui confini fisici perché ha perso la guerra più importante: quella per la sovranità dell'attenzione. La popolazione è malata, Mandrake. Non è una patologia della carne, è una corruzione del software di base. I social media, l’infotainment personalizzato, gli algoritmi di raccomandazione predittiva... hanno inquinato i fluidi cerebrali della democrazia. Ogni volta che un cittadino clicca su un video consigliato da un feed, ogni volta che un soldato accetta passivamente un trend virale sul proprio smartphone, permette a un’architettura software ostile di effettuare un code injection nella sua corteccia cerebrale. Hanno standardizzato il pensiero, diluito la nostra capacità di reazione biologica. Ci hanno addestrati ad accettare tutto. Ma io no. Io sono un nodo non indicizzato. Io non accetto i cookie.»

Il colonnello britannico Lionel Mandrake, aggregato alla base per un programma di scambio bilaterale della NATO sulla resilienza informatica, si passò un fazzoletto di cotone ormai intriso di sudore sul collo. La sua divisa della Royal Air Force, con i bottoni dorati e le mostrine d'ordinanza, sembrava improvvisamente un travestimento anacronistico in quel sepolcro di silicio. Con la mano sinistra stringeva un tablet ministeriale crittografato, il cui display continuava a mostrare, con irritante regolarità, l’icona di una parabola sbarrata da un fulmine rosso: Nessuna rete trovata.

«Generale, la prego, torniamo alla logica dei fatti» disse Mandrake, avanzando di un passo calcolato, attento a non calpestare i pesanti cavi di rete schermati che correvano come tendini scoperti lungo il pavimento di resina epossidica. «Il video-messaggio del Presidente che ha attivato questo inferno... quello arrivato tre minuti prima che lei ordinasse il blackout totale e la distruzione fisica dei terminali di comunicazione esterna. L'ho esaminato sul mio terminale isolato. C’era un micro-glitch di reindirizzazione, un salto di tre pixel nell'angolo sinistro della mascella del Presidente al minuto 01:14, proprio mentre pronunciava le parole "rappresaglia nucleare immediata". E lo spettro delle frequenze vocali non aveva l'impurità della laringe umana; seguiva una curva sinusoidale ciclica, matematicamente perfetta. Era un deepfake generato da un modello autoregressivo di ultima generazione, Generale! Un attacco Zero-Day sferrato da un attore terzo, forse un gruppo di hacker indipendenti o un'applicazione impazzita, progettato al solo scopo di sfruttare la sua... la sua rigidità dottrinale e spingerla a isolare la base!»

Ripper accennò un sorriso lieve, quasi impercettibile, che non coinvolse gli occhi. Rimase immobile, i palmi delle mani appiattiti sull'acciaio freddo della scrivania.

«Mandrake, lei è un uomo colto, ma è ancora vittima dell'illusione ottica del ventesimo secolo. Lei cerca la verità metafisica nei dettagli analogici. Ma per i sistemi di difesa integrati, una simulazione iper-realistica e un evento reale producono lo stesso identico output sui mercati finanziari e sulla prontezza operativa delle forze armate. Se l'infrastruttura riceve un input di guerra, la guerra esiste già all'interno del cloud. Il Protocollo Dark Winter che ho attivato non è stato progettato per essere sottoposto a verifica giornalistica, ma per bypassare l'esitazione umana. In questo momento, la catena di comando centrale è satura, inquinata, compromessa dalle informazioni. Pertanto, la decisione strategica è passata di diritto all'Hardware Autonomo. Lo sciame di droni Nemesis ha superato la linea di non ritorno nei cieli dell'Artico dieci minuti fa. Cinquanta unità stealth a propulsione termonucleare, prive di transponder, guidate da una rete neurale locale a logica chiusa.»

Mandrake sentì un brivido freddo risalire lungo la colonna vertebrale, unito a un senso di vertigine claustrofobica. «Uno sciame autonomo? Senza alcun protocollo di override remoto da parte di un operatore in carne e ossa?»

«L'uomo è un fattore di instabilità termodinamica, Mandrake. Gli esseri umani provano empatia, esitano se l'algoritmo mostra loro la stima dei danni collaterali, si lasciano condizionare dal ricordo dei propri figli o dalla paura del giudizio storico» spiegò Ripper, la cui mano destra scivolò finalmente verso la fondina di cuoio nero fissata alla cintura, accarezzando il calcio della sua semiautomatica con una lentezza metodica, quasi rituale. «I droni Nemesis non soffrono di questi bug emotivi. Non analizzano il passato, ottimizzano il presente. Tra ventidue minuti, i nodi fisici della rete nemica, i loro data center a immersione e i loro complessi di calcolo quantistico saranno ridotti in polvere ionizzata. Niente più propaganda tossica. Niente più infiltrazioni nel nostro spazio cognitivo. Sarà un hard reset necessario. Una purificazione del server globale.»

«Ma Generale, se lo sciame è in modalità Black Box, significa che i droni hanno disattivato i ricevitori per prevenire il cyber-jamming!» La voce di Mandrake si ruppe, risuonando stridula contro le pareti di cemento armato precompresso della stanza. «Loro non ascoltano più! Se non inseriamo la chiave crittografica di ripristino per resettare l'algoritmo di navigazione e forzare l'autodistruzione entro il countdown, quelli colpiranno comunque! Non possiamo richiamarli con un tweet o una telefonata d'emergenza! Dov'è la stringa di sblocco, Ripper? Qual è la chiave privata del wallet di comando?»

Ripper si alzò in piedi. La sua figura slanciata e tesa si stagliò contro la luce verde e sfarfallante del vecchio monitor IBM, proiettando un'ombra spigolosa, monumentale, che sembrava inghiottire le pareti del bunker.

«Il codice di ripristino è memorizzato nell'unico archivio sicuro rimasto sul pianeta. Un archivio non connesso alla rete, impossibile da scansionare tramite attacchi a dizionario, esente da processi di data mining o sniffing neurale.» Il Generale sollevò l'indice della mano sinistra e picchiettò due volte sulla propria tempia destra, producendo un suono sordo. «È archiviato qui dentro, Mandrake. E io non ho intenzione di fare il backup.»

Prima che il Colonnello potesse elaborare l'informazione o tentare un disperato scatto in avanti, Ripper estrasse l'arma con una fluidità tecnica impeccabile, frutto di decenni di addestramento. Si risedette sulla poltrona di pelle, mantenne lo sguardo vitreo e severo fisso negli occhi sbarrati di Mandrake, e appoggiò la canna della pistola direttamente sotto la propria mascella.

«Il cloud è solo un'illusione dell'interfaccia, Mandrake. L'hardware è l'unica cosa reale,» sussurrò.

Un istante dopo, il sordo e brutale boato dello sparo saturò l'aria del bunker, facendo vibrare il vetro del monitor CRT. Poi, il silenzio ritornò a regnare sovrano, riempito immediatamente dal ronzio indifferente, monocorde e perenne delle ventole dei server, che continuavano a calcolare la rotta dei droni verso la fine del mondo.

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