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Ad Emily non piaceva il sorriso furbetto che aveva il padre, perché significava che stava per fare una delle sue stupidate. Angel, che in quel momento — per motivi a lei ignoti — era in canottiera, sembrava pensarla allo stesso modo; almeno, così suggeriva la sua espressione.
<< Ho avuto un'idea! >> annunciò il Guardiano, tutto contento. << È qualcosa che faccio poco, di rado, perché può essere rischioso... ma anche interessante. In sostanza, inserirò delle coordinate casuali che ci porteranno in un luogo a caso del multiverso! >>
<< Come in un buco nero? >> chiese Angel.
<< No, miscredente. Ovviamente ci porterà in luoghi relativamente sicuri. Se dovessi inserire coordinate pericolose, i sistemi d'emergenza del TARDIM me lo farebbero sapere. Non è un salto nel vuoto, ma solo nell'ignoto >> spiegò lui.
La rossa doveva ammettere che, sebbene nutrisse dei dubbi su ciò che stavano per fare, l'idea era anche eccitante. Scoprire nuovi mondi e nuove realtà era sempre affascinante. Non si sarebbe definita un'avventuriera pura, ma questo non significava che non le piacesse esplorare. Ancora meglio se si trattava di mondi pieni di vita, allegria e arte.
<< Sì, sembra divertente >> commentò l'ibrida, alzando le spalle.
<< Ottimo allora, datemi dei numeri casuali >> ordinò lui e gli altri due obbedirono. Dopo averli inseriti in un ordine casuale, il biondo abbassò la leva, per poi correre subito verso la porta, gesto che fece sorridere la figlia.
Emily non era la fan numero uno di questa versione del padre, ma doveva ammettere che era bello vederlo sorridere e divertirsi. Solo ora si rendeva conto che, dopo la morte della mamma, il Guardiano era sempre stato cupo, serio e silenzioso. Sì, le mostrava ancora un bellissimo affetto paterno, nei gesti di tutti i giorni; le sorrideva quando gli mostrava un nuovo disegno o un bel voto, ma non lo aveva mai visto così allegro, frizzante e pieno di vita. Certo, nei suoi occhi c'era ancora una tristezza senza tempo, ma vi brillava anche una gioia di vivere e di scoprire sempre qualcosa di nuovo.
Lo strano cugino Trevor era... appunto strano, ma almeno emanava felicità. Emily si chiese se quella gioia sarebbe durata. Alla fine era "nuovo", ma non lo sarebbe stato per sempre. Forse anche suo padre, appena apparso, era più allegro. Chissà...
Quando il Guardiano uscì dalla sua nave, fu subito investito da potenti gemiti di piacere, accompagnati da frasi tipo: "Ti voglio, Bambolina". Voltando leggermente lo sguardo, poté notare che sullo stipite in legno che separava la cucina dalla sala c'erano due persone molto nude, impegnate a fare l'amore appassionatamente. Il biondo li riconobbe entrambi: uno era senza ombra di dubbio il Winter Soldier — il braccio metallico non lasciava spazio a dubbi — mentre l'altra era Alexandra Daddario, o almeno una persona con il suo volto.
I due innamorati erano talmente presi da non accorgersi di lui. Così, in silenzio, decise di tornare indietro, ma proprio in quel momento sua figlia irruppe con la grazia di un bue alazariano.
<< Papà, dove siamo... >> Emily non fece in tempo a finire la frase: quando vide i due locali, emise un grido scandalizzato che allertò immediatamente gli amanti, i quali scattarono con una velocità fulminea.
Il Guardiano schivò per un soffio il pugno in vibranio del Soldato d'Inverno, che finì per impattare contro la credenza alle sue spalle, distruggendola in mille pezzi. Alexandra, invece, pur visibilmente infastidita, tentava di coprirsi come poteva le nudità.
<< Scusate, noi non... >> provò a dire la rossa, imbarazzatissima, proprio mentre Bucky si voltava verso di lei. Vedendo la sua "sorellina" in potenziale pericolo, Angel assunse la sua faccia da vampiro e placcò il super soldato, scaraventandolo contro il tavolo di legno della sala, che si frantumò sotto l'impatto.
Bucky reagì immediatamente: con entrambe le gambe spinse Angel in aria, facendolo sbattere contro il soffitto e poi contro lo stipite — quello stesso stipite dove, poco prima, i due stavano limonando — per poi farlo ricadere a terra. Sbuffando, il vampiro si rialzò e riprese la lotta senza quartiere, fatta di pugni, placcate e calci.
La scena, che in teoria avrebbe dovuto essere cupa, seria e potenzialmente pericolosa, agli occhi del Guardiano era semplicemente esilarante. Davanti a lui c'erano due omaccioni, uno nudo e l'altro in canottiera, che si placcavano come in un incontro di wrestling particolarmente confuso.
<< Che cos'è? Uno Yaoi? >> il Signore del Tempo scoppiò a ridere come un matto, beccandosi uno schiaffo in testa dalla figlia, il cui volto era più rosso dei suoi capelli dall'imbarazzo. << Dai, fa ridere! Inoltre ormai, cosa potrebbe andare stor... >>
Non finì la frase. La porta di casa venne sfondata e, tra schegge e polvere, entrarono un uomo e una donna dall'aria decisamente pericolosa e confusa. Lui era alto, massiccio, con una T‑shirt azzurra che metteva in risalto spalle e torace; i capelli biondi corti e lo sguardo chiaro e severo lo rendevano ancora più intimidatorio. Lei, in T‑shirt nera e pantaloni scuri, era più minuta ma altrettanto letale: corpo agile, capelli rossi raccolti e occhi verdi che analizzavano la stanza con precisione glaciale, ma al col tempo curiosa.
Subito dietro di loro arrivarono quelle che il Guardiano riconobbe come le Dora Milaje, potenti guerriere africane alte e muscolose, rasate ai lati della testa, avvolte in armature rosso‑oro e armate di lunghe lance che vibravano di energia, pronte a colpire chiunque sembrasse una minaccia.
Captain America, perchè si, era lui, quando notò la nudità dei due e i due maschioni avvinghiati in una lotta feroce, balbettò imbarazzato, diventando rosso in faccia.

La Vedova Nera, al contrario, sembrava oltremodo divertita dalla situazione e lanciava occhiate maliziose alla ragazza nuda, che appariva decisamente infastidita.
Le Dora non persero tempo: puntarono le loro lance contro i tre invasori, che alzarono le mani in segno di resa. Prima di essere scortati fuori, Emily lanciò al padre un'occhiata esasperata e furibonda.

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L'animo della rossa si placò poco dopo, quando vide in che posto meraviglioso si trovavano. Sembrava l'Africa, ma infinitamente più avanzata: vaste distese verdi si alternavano a città scintillanti, dove enormi edifici di metallo scuro e vetro curvo si fondevano armoniosamente con la natura.

Le strade erano percorse da veicoli silenziosi, sospesi a pochi centimetri dal suolo e ovunque si vedevano pannelli solari, sculture tecnologiche e strutture che sembravano respirare energia. Era un gioiello futuristico nascosto nel cuore di una lussureggiante foresta, un equilibrio perfetto tra tradizione e iper‑tecnologia.
Emily, affascinata, chiese telepaticamente al padre: "Papà, che posto è questo?"
"Wakanda. Una magnifica nazione ultra‑avanzata situata nel continente nero. È famosa per il vibranio, un metallo rarissimo e potentissimo che ha permesso loro di sviluppare tecnologie secoli avanti rispetto al resto del mondo. Hanno scelto di rimanere nascosti per proteggersi e proteggere ciò che possiedono. Un bel posto davvero, ed è la patria di Black Panther, uno degli Avengers... e non solo".
"Quindi ci sei già stato?"
"Più volte, in diversi universi, ma questa è la prima volta che vengo arrestato, quindi è una novità, quantomeno".
"Novità un corno! È umiliante e oltremodo imbarazzante!"
"Se non avessi parlato..."
"Non osare darmi la colpa! Capito?!" Emily era furibonda. Come cavolo poteva sapere che erano atterrati davanti a due persone che stavano facendo l'amore? "Prima di atterrare controlla!"
"Che noia!" sbuffò lui. "Lo scopo di tutto questo delirio era atterrare in un posto senza sapere dove. Se avessi controllato, si sarebbe persa la challenge".
Il resto del viaggio — che sembrava condurli verso il magnifico palazzo al centro della città — trascorse in silenzio. Una volta entrati, Emily rimase senza parole: il palazzo era un capolavoro di architettura wakandiana. Immense colonne nere decorate con motivi tribali d'argento sorreggevano soffitti altissimi; pannelli luminosi proiettavano simboli antichi che si muovevano come acqua; il pavimento era un mosaico di pietra lucida e vibranio, che rifletteva la luce in sfumature bluastre.
Furono condotti nella sala del trono, dove li attendeva colei che il Guardiano riconobbe come la la regina Ramonda. Era imponente e bellissima, con un portamento regale che incuteva rispetto. Indossava un elaborato copricapo bianco e un abito ricamato con fili d'oro e vibranio. Attorno a lei, i membri del consiglio osservavano i nuovi arrivati con sguardi severi: tra loro c'era Shuri, giovane, brillante, con un sorriso appena accennato e occhi che sembravano analizzare ogni dettaglio dei tre intrusi.

Emily deglutì. Il padre, invece, sembrava sul punto di fare un'altra delle sue battute.
La regina li osservò severamente, con uno sguardo che sembrava volerli uccidere sul posto e non era l'unica. Anche Bucky e la sua ragazza — che, per grazia divina, erano riusciti a infilarsi al volo una canotta bianca e dei boxer, e una comoda T‑shirt grigia con pantaloni da ginnastica neri — li fissavano con un misto di odio e frustrazione. Perfino Captain America li guardava come se avessero appena fatto esplodere metà quartiere. A quanto pare, da come si era comportato con Alexandra durante il tragitto, questa versione era un papà orso iperprotettivo.
<< Siete accusati di aver fatto irruzione nella casa di Bucky Barnes e Leanne Jonson >> sentenziò la regina Ramonda. << Che cosa avete da dire in vostra difesa? >>
<< Quindi non è Alexandra Daddario... ok, figo >> commentò il biondo, guadagnandosi occhiate confuse da tutti, << e sì, mi dichiaro colpevole, anche se... credo ci sia stato un piccolo malinteso. Ma uno piccolino, eh? >>
<< Tu chiami un piccolo malinteso quello che è successo? >> sbottò Steve. << Siete fortunati che non vi abbia già sbattuti in una cella wakandiana o nel Raft! >>
<< Provateci pure, tanto sarei fuori entro cena, se non prima >> ribatté il biondo, poi si fermò a riflettere. << Anzi, sarei fuori entro subito >>.
<< Ignorate mio padre >> sbuffò Emily. << Sono Emily, ciao. Siamo viaggiatori interdimensionali e per errore siamo atterrati... beh, lo sapete dove. Il cilindro è la nostra nave, l'avete vista, no? Abbiamo solo... sbagliato coordinate... >>.
<< Tuo padre? >> Ramonda guardò confusa tra i due, poi si rivolse al biondo. << Dice il vero? Non ti sei ancora identificato >>.
<< Sono il Guardiano, ho tante passioni e... >>
<< Papà, potresti fare il serio?! >> Emily era furente.
<< E come? Dai, tutta questa situazione ha del surreale e del comico in ogni modo! Impossibile essere seri! >>
<< Io lo ammazzo... >> borbottò Bucky e il biondo alzò subito le mani in segno di resa.
<< Ok, ok. Mia figlia dice il vero. Per gioco, per esplorare un nuovo mondo casuale, abbiamo impostato delle coordinate casuali, usando tra l'altro numeri forniti da voi due, quindi... >>
<< Ti ho già detto di non darmi la colpa! >> sbraitò Emily, mentre Angel gemeva. << L'idea è stata tua, non mettermi in mezzo! >>
<< In sostanza siamo giunti qui per caso >> concluse il biondo, facendo l'occhiolino a Shuri, che stava cercando in tutti i modi di non scoppiare a ridere davanti ai suoi amici, a sua madre e all'intera corte reale.
<< E perché dovremmo fidarci della tua parola, Guardiano? >> chiese Ramonda, sempre sospettosa. << Abbiamo già inviato i nostri migliori scienziati per entrare nella vostra nave. Magari troveremo risposte più chiare >>.
<< Auguri >> sorrise lui e l'espressione di Shuri passò da divertita a contrariata.
<< La tecnologia del Wakanda non ha eguali e troveremo il modo per... >> iniziò lei, ma il Guardiano la interruppe.
<< Shuri, ti adoro — eccetto la tua versione Black Panther — ma sul serio, non renderti ridicola. La mia nave è centinaia di trilioni di anni avanti alla tecnologia del Wakanda. Però, se ci scagioni, potrei fartela visitare >>.
<< Non osare usare la curiosità di mia figlia per andartene da qui! >> sbottò Ramonda. << Il processo non è ancora finito >>.
<< Regina Ramonda, se posso... >> intervenne Leanne, facendosi avanti. << Come sapete, sono brava a interpretare il linguaggio del corpo, partendo dalle micro‑espressioni, per capire se qualcuno mente. In questo caso... >> indicò Emily. << È palese a tutti che sia imbarazzata e mortificata. Io dico di lasciar correre e liquidare il tutto come un incidente >>.
<< E i movimenti degli altri due cosa ti dicono? >> chiese Ayo, fiera con la sua lancia al fianco della regina.
<< Che sanno che li stavo osservando. Il biondo soprattutto è bravo a celare ciò che pensa, ma non perfetto: il suo volto lo ha tradito una o due volte >>.
Il Guardiano si massaggiò la faccia, poi alzò le spalle. << In fin dei conti questo volto è nuovo di zecca, devo ancora conoscerlo come si deve >>.
Le sue parole confusero tutti, ma nessuno ebbe il tempo di chiedere altro: qualcuno appena arrivato interruppe la riunione.
Star‑Lord, impossibile non riconoscerlo sia per i presenti che per il Guardiano stesso, entrò nella sala con l'aria di uno che si sente perfettamente a suo agio ovunque. Era un uomo sulla trentina, alto, con un fisico atletico ma non esagerato e un viso segnato da quel tipo di fascino scanzonato che appartiene solo a chi ha passato metà della vita a correre per lo spazio. I capelli castano‑chiari erano leggermente arruffati. Indossava una giacca rossa pratica da esploratore spaziale, consumata dal tempo e dalle avventure.
<< Odio i ragazzi biondi dello spazio... >> borbottò Bucky irritato.
<< Che mi sono perso? >> chiese Peter, curioso e Natasha iniziò a raccontare.

A spiegazione conclusa, Star‑Lord si piegò in due dalle risate, tanto che la Vedova dovette trattenere Bucky, pronto ad avventarsi su di lui.
Star‑Lord si avvicinò agli stranieri e si presentò. Quando si fermò davanti a Emily, le prese la mano con un'eleganza sorprendente per uno come lui, chinandosi appena per baciarle le nocche.
<< Sono Star‑Lord >>
<< Emily, piacere >> disse la rossa, arrossendo leggermente: lo trovava molto carino.
<< Il Guardiano, Signore del Tempo e via dicendo. E sì, so chi sei. Vi conosco tutti: ho già visitato varianti del vostro mondo >>.
<< Angel >> concluse il vampiro che fino a quel momento era rimasto in silenzio, anche perchè che doveva dire? Tutta quella situazione era sia assurda che oltremodo imbarazzante...
<< Mbè? Che ci fate tutti qui impalati? >> chiese il nuovo arrivato con un grande sorriso. << Ho portato doni dallo spazio! Seguitemi! >> Detto ciò, si girò e uscì con nonchalance dalla sala del trono, seguito dal Guardiano, da sua figlia e dal vampiro, decidendo praticamente da soli che il processo era finito. Sbuffando, tutti gli altri si scambiarono uno sguardo rassegnato e, alla fine, decisero di andare a vedere che cosa avesse portato di così interessante il loro amico alieno.
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<< Stiamo scherzando?! >> L'imprecazione di Bucky Barnes ruppe il silenzio non appena tornarono davanti a casa sua. Furioso, il super soldato guardava prima Peter, poi la grossa nave che troneggiava nel loro "cortile".
<< La Milano! >> fischiò il Guardiano, osservandola con entusiasmo. << È da un pezzo che non vedo questa vecchia ferraglia! >>

La nave era imponente: lunga, affusolata, con una struttura aerodinamica che sembrava un incrocio tra un caccia futuristico e un'opera d'arte spaziale. Le ali laterali si aprivano come quelle di un rapace in picchiata, illuminate da luci bluastre che pulsavano come vene energetiche. La carlinga arancione e blu, segnata da anni di battaglie e atterraggi discutibili, emanava un fascino vissuto e ribelle.
<< Ehy! >> Star‑Lord gli puntò il dito contro in segno di ammonimento, per poi ritrovarsi Bucky davanti alla faccia.
<< Lo sai che poco più in là c'è un eliporto, vero? >>
<< Sì, ma qui è più vicino a casa vostra >> sorrise Quill. << Inoltre è più veloce andare a prendere gli alimenti per il barbeque se sono a portata di mano, no? >>
<< Barbeque? >> ripeté confuso l'uomo, ormai con un'aria a metà tra l'irritato e il rassegnato. Sembrava pronto a staccare la testa a chiunque, tanto che Leanne dovette avvicinarsi e prendergli il braccio vero, stringendolo con fare rassicurante.
<< Sì, è colpa mia >> ammise lei. << Avevo voglia di passare un pomeriggio con gli amici e mangiare cibo buono. E visto che uno degli amici è un alieno, pensavo sarebbe stato interessante assaggiare prodotti sconosciuti. >> Poi lanciò un'occhiata assassina a Quill. << Ma non pensavo che sarebbe atterrato nel nostro giardino >>.
<< Ma non è un giardino, è più una larga via africa... >> Lo sguardo glaciale dei due innamorati lo fece zittire all'istante.
<< Ottima idea, amica! >> Shuri era visibilmente eccitata all'idea di mangiare prodotti alieni; sembrava una bambina la sera della Vigilia di Natale. << Ma prima però... voglio vedere l'astronave del Guardiano!! >>
<< Shuri... >> Ramonda alzò gli occhi al cielo, bonariamente rassegnata all'entusiasmo della figlia.
<< Volentieri! >> Il Guardiano batté le mani, poi guardò i due a cui aveva fatto volontariamente un torto. << Volete venire anche voi? Magari l'esperienza di ammirare dal vivo la nave più spettacolare di sempre potrebbe farvi tornare il buon umore >>.
Leanne annuì con un sorriso; Bucky, invece, era di tutt'altra idea. Dopo aver lanciato al biondo un'occhiata che avrebbe fatto tremare un Titano, si staccò dolcemente dalla presa della sua amata e si incamminò verso Steve.
Ridacchiando, il Guardiano cercò con lo sguardo Peter — magari anche lui voleva visitare la sua nave — ma evidentemente Quill era già entrato nella Milano per raccogliere tutto il necessario per sfamare a dovere i suoi amici.
<< Ok, signore >> disse il biondo battendo le mani. << Se volete seguirmi... >>
<< Non sono una signora... >> sbuffò Angel.
<< Allora... con i profumi che usi non ne sarei tanto sicuro... >> ridacchiò il Signore del Tempo, facendo gemere il vampiro. << Inoltre, se ti sei sentito interpellato, vuol dire che ti senti una signorina >>.
<< Sei peggio di Spike... >> sbuffò il moro. << Anche io volevo seguirvi nel TARDIS, quindi... vabbè, lasciamo stare... >> Con evidente irritazione entrò nella casa di Leanne, scomparendo alla vista.
Gli altri lo seguirono divertiti, eccetto Emily, che era preoccupata per il suo amico. Era stato stranamente silenzioso per tutto il tempo — non insolito per il suo carattere — ma di solito il buon vampiro rideva quando ce n'era bisogno. Avrebbe dovuto parlarne con lui il prima possibile, ma per ora avrebbe seguito il padre nella loro nuova/vecchia e stramba casa mobile, decisa a impedirgli con tutta se stessa di finire nei guai ancora una volta per una delle sue stupidate.
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Quando le due varcarono la soglia della straordinaria nave, rimasero a bocca aperta per lo stupore. Leanne, che nella sua esperienza come agente dello S.H.I.E.L.D. e Avenger ne aveva viste di cotte e di crude, non poté fare a meno di uscire di nuovo per controllare se non fosse stata infettata da qualche allucinogeno o sottoposta a controllo mentale. Ma no: quel cilindro era davvero più grande all'interno.
Rientrata, vide Shuri che girava ovunque, incapace di decidere dove guardare tanta era la meraviglia. Dopo aver adocchiato i computer posizionati nelle incavature laterali che formavano piccole stanzette attorno alla sala principale, la principessa si precipitò verso la console, quasi inciampando in uno scalino e iniziò a pigiare pulsanti, analizzandoli a voce alta.
<< Ferma! Quel pulsante emette un'onda radioattiva sterminatrice di civiltà! >> la bloccò il biondo, già irritato, beccandosi un'occhiataccia dalle tre presenti. Che ci faceva con un pulsante del genere?
<< Se dovessi venire circondato da un'orda di nemici, questo è uno dei metodi... Shuri, perché lo hai pigiato?! >>
<< Mi... mi è scivolato il dito! >> rispose lei atterrita, ora temendo per la sorte dei suoi amici e del suo popolo là fuori.
In quel momento, dal soffitto sopra di loro, uscì una sfera da discoteca che iniziò a emettere luci abbaglianti, proiettando un effetto disco in tutta la stanza. In contemporanea, una canzone hot risuonò intorno a loro, facendo gemere le tre e imbarazzare il Guardiano, anche se era evidente che si stesse divertendo.
<< Papà? >> Emily lo fulminò, mani sui fianchi. << Perché hai una canzone hot nella console? >>
<< Ma che ne so! >> sbuffò l'accusato, spegnendo la musica che si interruppe di colpo, riportando la stanza alla normalità.
<< Mi hai detto che quel pulsante emetteva radiazioni solo per nasconderci che puoi trasformare la tua nave in una discoteca? >> chiese Shuri a metà tra il curioso e il divertito. Se non fosse stata educata come una principessa, si sarebbe piegata in due dal ridere.
<< In realtà... scusa, ho sbagliato pulsante >> ammise il Signore del Tempo, alzando le spalle. << Ho aggiornato i controlli poco fa, quindi... >>
<< Mio Dio, papà però! >> la rossa alzò lo sguardo al cielo, allargando le braccia esausta. << Che cos'è questo periodo? La sagra del porno? Prima entriamo nella sala dei maschioni alieni, poi in casa di questi due poveretti mentre fanno l'amore e infine questa musica! Ci stai facendo apposta? >>
<< No >> rispose lui con un sorriso divertito.
<< Allora è pure peggio! >> sbuffò Emily, guardandolo malissimo. << Vado a vedere come sta Angel. Tu cerca di non combinarne un'altra delle tue, altrimenti finisci in punizione, capito?! >>
<< L'ultima volta che ho controllato, il genitore ero io >> allo sguardo inferocito della figlia, il biondo alzò le mani. << Ok ok... ma tu resta qui. Angel aveva tutta l'aria di chi vuole un po' di pace. Fidati: quando si vive da secoli, a volte è meglio restare da soli... >>
Il suo volto passò dal divertito al mesto in un istante, ricordando alla figlia quanto fosse vecchio suo padre. Poi però gli occhi dell'alieno tornarono a brillare.
<< Leanne, dimmi: quanto è canonico il tuo mondo? >> Allo sguardo confuso della donna, il Guardiano stava per spiegarsi meglio, ma si interruppe quando vide Bucky entrare.
<< Mister Inverno ha deciso di unirsi a noi? >>
<< Ho sentito una musica preoccupante provenire da dentro casa mia e sono venuto a controllare... >> spiegò lui, lanciando un'occhiata storta all'alieno.
<< Visto che siete entrambi qui... >> Emily guardò dispiaciuta i due padroni di casa. << Voglio davvero scusarmi con voi per avervi interrotti in un momento privato e poco opportuno. Per quanto tutto questo sia stato solo un triste incidente, vi prego... scusateci >>.
I due Avenger sorrisero alla rossa, che sembrava sincera e dolcissima. Leanne era seriamente tentata di abbracciarla. L'ex Soldato d'Inverno invece guardò il proprietario della nave.
<< Le scuse di tua figlia erano sincere, ma credo fermamente che tocchi a te scusarti. In fondo la nave è tua, o sbaglio? >>
<< È vero >> ammise il biondo, << ma prima... posso farvi una domanda molto importante? >>
I due amanti si scambiarono uno sguardo dubbioso, poi acconsentirono.
<< Se lei è la tua bambolina... allora lui è il tuo bambolone? >>
Con un sorriso oltremodo divertito, il Guardiano abbassò la leva, facendo scomparire i tre locali che già stavano per saltargli addosso, in primis il palestrato super soldato.
<< Papà! >> lo ammonì Emily, esasperata, anche se era evidente che si stesse trattenendo dal ridere. Ora che gli offesi non erano più lì e che molto probabilmente erano a universi di distanza, le era difficile rimanere seria: la situazione era esilarante e la domanda finale del padre l'aveva davvero divertita, anche se non lo avrebbe mai ammesso ad alta voce. Con le mani sui fianchi e un'espressione divertita, disse:
<< Sei pessimo... >>
<< Ahahah, lo so >> le sorrise il biondo. << Però dopo questa faccenda è chiaro che devo rimettermi a lavorare seriamente sulla console. Nel mentre tu vai a fare le tue cose da umana, tipo fare la cacca o cose così >>.
<< Fare la cacca è una cosa da umani? >> rise lei. << Vuoi dirmi che i Signori del Tempo non la fanno? >>
<< Certo che no. Noi espelliamo i nostri rifiuti dalla pelle sotto forma di radiazioni temporali >> rispose lui.
Lei lo guardò con la bocca spalancata, poi scosse la testa.
<< Ma dai, non è vero! >>
<< Ovviamente no, ma ti pare? Il buco del culo ha la stessa funzione in quasi tutti gli umanoidi >> le sorrise. << Ora va', dipingi e divertiti. Ti chiamo una volta finito, ok? >>
Lei annuì, gli fece la linguaccia e lasciò la sala console diretta verso le sue stanze. Magari avrebbe dipinto un bel quadro di Bucky e Leanne da regalare loro come scusa... semmai fossero mai finiti di nuovo in quel mondo.
Rimasto solo, il Guardiano ripensò agli eventi recenti con un sorriso. Nonostante il caos imbarazzante in cui erano finiti, doveva ammettere che era da tempo che non si divertiva così tanto. Erano anni che non rideva così, da quando... Cavolo, da quando Vanessa era morta.
Gli mancava la moglie. Per quanto sapesse che non sarebbero stati compatibili con la sua attuale versione, gli sarebbe comunque piaciuto averla accanto. Gli mancavano la sua arguzia, la sua allegria, la sua eleganza e quella semplicità rinascimentale che la rendeva unica. Immagini di loro due che ballavano in una splendida sala rinascimentale gli tornarono alla mente con una nostalgia mai provata.

Prima, quei ricordi erano troppo dolorosi perfino da pensare; ora, invece, erano un dolce e lontano abbraccio.
Notando solo allora, sulla console, che quel giorno era San Valentino, guardò in alto come in una mezza preghiera e disse:
<< Buon San Valentino, amore mio. Forse un giorno ci rivedremo... ma non ora. Devo ancora veder crescere e proteggere la nostra bellissima Emilia. Ma chissà... magari stai già ballando in Paradiso con quel noioso del me passato, mentre Michele vi fa uno dei suoi sermoni o vi offre del Gatorade >>.
Con un sorriso e il cacciavite sonico alla mano, si mise subito al lavoro, avvolto dai tiepidi ricordi del passato e da un nuovo ottimismo verso il futuro. Dopo quest'ultima avventura, non vedeva l'ora di scoprire dove lo avrebbe portato la sua fantastica nave: la sua unica, onnipresente amica, che lo accompagnava in mondi straordinari da migliaia di anni.