Vai al contenuto principale

← Fate: insieme, ancora!

Creato il 06/05/2026, 16:40 · Aggiornato il 06/05/2026, 16:40

Capitolo 1: Battito

@andrealara_92S3pp
GeneraleIn corso
Scarica EPUB (capitolo)

Tocca un passaggio (o un’immagine) per aprire il filo commenti a fianco. I link nel testo restano cliccabili.

Ad anno nuovo, non potendo più contare sulle precedenti presidi, Alfea era passata sotto la direzione del preside Saladin, un uomo non troppo alto, una fata del fuoco molto abile, lui aveva stravolto l'organizzazione delle lezioni, ora le Winx avevano in comune solamente le lezioni Teoriche, Quelle pratiche invece erano state organizzate in base ai poteri delle fate, fate del fuoco, dell'acqua, della luce, dell'aria, di terra e della mente facevano i turni al cerchio di pietra per allenarsi nell'utilizzo del loro potenziale, in più, vista l'esperienza dei precedenti anni, erano state inserite anche lezioni di difesa e combattimento oltre a quelle di esercitazione combinata con gli specialisti.

Secondo Saladin, di questi tempi era importante che anche le fate ricevessero almeno delle lezioni base di difesa personale, e saper maneggiare almeno le armi meno ingombranti, per ogni evenienza.

Questo cambio, lasciava alle ragazze molto più tempo libero rispetto a prima visti i turni al cerchio di pietra, motivo per il quale erano stati inseriti dei corsi facoltativi che ognuna di loro poteva frequentare, Flora e Terra come previsto si erano iscritte al corso di cura e soccorso che si teneva nella serra, dove imparavano a produrre unguenti e medicinali naturali sotto la supervisione del professor Harvey, tornato ad Alfea dopo la scomparsa della preside Rosalind.

Aisha con altre fate dell'acqua avevano instituito un club di nuoto, e passava ogni tempo libero in acqua.

Stella non si era iscritta a nulla di particolare ma si era offerta come segretaria del direttore Saladin, cosa che le permetteva di avere una certa influenza, oltre che il privilegio di occuparsi dell'organizzazione degli eventi legati alla scuola.

Anche Musa aveva deciso di non inscriversi a nessun corso extra, le lezioni pratiche si concentravano spesso su di lei, il professore pretendeva di più dal suo potere che da quello delle altre fate della mente, questo la lasciava spesso stanca ed incapace di gestire anche le emozioni più flebili che gli piombavano addosso come una frana ogni volta che lasciava il cerchio di pietra dopo una sessione con Saladin.

Per questo motivo spesso Musa metteva le cuffie ed andava al Bastione a cercare conforto nel vedere gli specialisti combattere tra loro.

Non vi erano molte emozioni lì, contavano più i riflessi, la tempestività, non c'era tempo per emozionarsi o avere paura, se era fortunata incontrava Riven.

Riven le dava qualche lezione, da quando aveva avuto il permesso di utilizzare i bracciali per inibire i suoi poteri lui era diventato un po' più disponibile nei suoi confronti, continuava a pensare che non sarebbe mai diventata uno specialista, tuttavia la allenava comunque.

Un ragazzo pieno di contraddizioni.

Comunque Musa era contenta di passare del tempo con lui, le rendeva in qualche modo la giornata più sopportabile, lui col suo sorrisetto storto da poco di buono e lei con la sua lingue tagliente, battibeccavano e si punzecchiavano tra un colpo e l'altro, certe volte però, quando la dinamica del duello li portava troppo vicini, Musa sentiva crescere un certo imbarazzo.

Imbarazzo dato da un particolare momento in cui il ragazzo si era dimostrato più sensibile di quanto lei avesse immaginato.

M.

Quando Sebastian venne sconfitto fu come un'esplosione.

Gli specialisti che erano sotto il controllo della fata del sangue caddero a terra urlando, liberati da suo giogo e le fate che erano state prosciugate dei propri poteri li riebbero, lei compresa, scatenando un gigantesco Big Bang di emozioni che si riversò nella sua testa, la sua mente esplose, sentì tutto.

Sentì il dolore trapanargli il cervello e lasciargli scosse lungo tutta la colonna vertebrale, le attanagliò lo stomaco fino a farle vomitare bile li sul prato, senti la pesantezza delle sue gambe, sempre che fossero le sue, ridurla in ginocchio mentre tossiva fuori l'acido che le bruciava l'esofago, il mondo intorno a lei ululava, come le sirene di un ambulanza, potenti, intense e fastidiose, non bastavano le sue mani e fermare questo rumore, questa sofferenza, questo miscuglio di voci che gridavano, non tutti dal dolore, alcuni esultavano, altri erano sollevati, chi era preoccupato, chi felice, una moltitudine di emozioni aggrovigliate, ognuna sulla sua frequenza e tutte insieme dentro la sua testa.

Si stava involontariamente facendo carico di tutto ciò che la circondava, senza poterlo controllare, senza poterlo fermare o filtrare, si riversava in lei e la annientava, le scavava le carni graffiandola da dentro, ormai accartocciata su se stessa, si teneva le mani premute sulle orecchie, arresa al suo destino sperava solamente che finisse il più presto possibile.

Soffriva, le mancava l'aria, non riusciva nemmeno a tenere gli occhi aperti, pensò anche di essere sul punto di morire, accasciata a terra sentiva il freddo dell'erba bagnata, di rugiada nel migliore dei casi, bagnarle i pantaloni e le braccia mentre si premeva i palmi sulle orecchie, una smorfia di dolore le attraversava il viso, non urlava, urlavano già le altre 500 persone attorno a lei, tutte insieme urlavano le proprie emozioni nel suo cervello.

Il petto si alzava e si abbassava furioso, annaspava in cerca di aria soggiogato dall'ansia e dal panico di qualcuno, forse più di uno, erano così tanti da gestire...

Sentì qualcosa afferrarla per le spalle, una presa salda, mani forti, trascinarla con loro verso l'alto, obbligandola a mettersi in piedi, le urlava qualcosa ma non riusciva a sentirlo in mezzo al caos di emozioni che la stavano sopraffacendo, cercò di aprire gli occhi ed il mondo prese a girare vorticosamente attorno a lei ed alla figura che le stava davanti, la chiamava ma lei non lo sentiva, il resto era troppo rumoroso.

La rimise in piedi e la strattonò ma le sue gambe non volevano muoversi, le facevano male, erano troppo pesanti, sentiva la fatica, ma non era la sua, era di qualcun altro, se ne stava facendo carico.

Si sentì strattonare ancora e poi i suoi piedi si staccarono da terra.

La persona che la stava strattonando l'aveva sollevata, sentiva chiaramente un braccio cingerla sotto l'incavo del ginocchio e un'altro stringerle le spalle mentre si spostava goffamente sul campo di battaglia, la stava portando da un'altra parte, forse voleva aiutarla, allontanandola da tutte quelle emozioni, ma non sarebbe servito, aveva bisogno delle sue cuffie, della sua musica per sovrastare tutte quelle anime che si agitavano nella sua testa.

Poco dopo era di nuovo a terra, seduta nell'erba, le emozioni dei compagni e delle compagne erano ancora presenti e martellanti nonostante si fossero allontanati.

Aprì gli occhi a fatica, giusto in tempo per vedere la figura di un ragazzo togliersi la giacca della divisa e restare in maglietta prima di abbassarsi verso di lei, la sua mano sinistra si posò sul suo viso e lo tirò a se, delicato ma deciso, il calore della sua mano sembrava così alieno sulla sua guancia fredda mentre l'altra poggiava sul suo petto.

Tu-Tum.

Un rumore sordo spezzò per un attimo quel fastidioso vociare, un attimo di pace che perse subito.

Tu-Tum.

Sembrava voler attirare la sua attenzione, un ritmo basso, rassicurante, regolare.

Musa si costrinse a concentrarsi per non perderlo.

Tu-Tum.

Tu-Tum.

Il suo battito si stava regolando a questo ritmo, il suo respiro si sincronizzava con quello del ragazzo.

Tu-Tum.

Tu-Tum.

Aprì gli occhi, il vociare era diventato un brusio lontano, il dolore che le spezzava le ossa e le attanagliava lo stomaco si era fatto più flebile.

Alzò di poco il mento per vedere il profilo di Riven sovrastarla, le teneva la testa appoggiata al suo petto, non la guardava, controllava il perimetro come ogni buon soldato avrebbe fatto, aveva un'espressione così seria, la fronte aggrottata, lo sguardo lontano, si era mai accorta di quanto verdi erano i suoi occhi?

Tu-Tum.

Tu-Tum.

Chiuse di nuovo gli occhi e si concentrò sul ritmo del suo cuore, appoggiata al suo petto strinse il tessuto della sua tuta in segno di ringraziamento.

Commenti

I commenti sui singoli passaggi si aprono dal fumetto accanto al testo; qui sotto trovi solo i commenti al capitolo intero.

Sul capitolo in generale

  • Nessun commento generale ancora.

Accedi per commentare (email verificata).