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← Arlene: Fatebreaker

Creato il 24/04/2026, 23:32 · Aggiornato il 25/04/2026, 00:08

Capitolo 6: La Scelta e la Tempesta

@alter_riderAlter_Rider
GeneraleIn corso

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  • Copertina AI
  • Morte
  • Sangue
  • Violenza
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Dopo mesi di addestramento intenso, Arlene sentiva che il tempo stava per scadere. Il regno era sotto la minaccia crescente delle forze oscure del Re Demone, e con ogni giorno che passava, la sua determinazione di fare qualcosa cresceva. La magia che aveva imparato a padroneggiare non poteva restare nascosta nel villaggio. Doveva fare la differenza, e sapeva che il suo potere poteva giocare un ruolo cruciale nella battaglia imminente.

Una sera, dopo una giornata di addestramento, Arlene prese una decisione. Doveva arruolarsi nell’esercito del re. Non poteva più limitarsi ad affinare le sue abilità mentre il mondo intorno a lei veniva consumato dalla guerra. Il suo posto era sul campo di battaglia, a combattere per la giustizia e per il regno.

Il mattino seguente, si avvicinò a Elion, il suo maestro, con la decisione chiara nella mente e nel cuore.

«Elion,» iniziò, con voce decisa, «ho deciso. Voglio arruolarmi nell'esercito.»

Elion, che stava preparando una nuova pozione, alzò lo sguardo verso di lei, il volto segnato dalla preoccupazione. «Arruolarti?» ripeté con un tono grave. «Arlene, non devi farlo. Non devi buttarti in una guerra che potrebbe spezzarti.»

Arlene scosse la testa, sicura della sua scelta. «Non posso stare qui a guardare, mentre il regno cade nelle mani del Re Demone. Ho il potere di fare la differenza, e non posso ignorarlo.»

Elion sospirò e si allontanò dal tavolo, dirigendosi verso la finestra. «Capisco la tua determinazione,» disse, guardando fuori verso l'orizzonte, «ma la guerra non è come la immagini. È crudele, e non sempre ci sono vincitori. Io ho già visto cosa accade a chi decide di combattere con troppo entusiasmo. Non voglio che accada anche a te.»

Arlene non distolse lo sguardo. «Non è entusiasmo, Elion. So cosa significa combattere, e sono pronta. Il regno ha bisogno di me, e io devo fare la mia parte.»

Elion rimase in silenzio per qualche istante, poi si voltò verso di lei con un'espressione triste. «La guerra ti cambierà, Arlene. Ti consumerà, e non sarai più la stessa. Ho già visto troppi giovani partire con il cuore pieno di speranza e tornare spezzati, se mai tornano.»

«Non posso fare altrimenti,» rispose Arlene, con una voce che tradiva la fermezza della sua decisione. «Ho il potere e ho il dovere di usarlo per proteggere questo regno.»

Elion abbassò lo sguardo, sconfitto dalla determinazione di Arlene. «Sei libera di scegliere, ma sappi che ogni battaglia lascia cicatrici più profonde di quelle visibili.»

Nelle settimane successive, Arlene si preparò per arruolarsi, ignorando i dubbi e le paure che cercavano di insinuarsi nella sua mente. Nonostante il disaccordo di Elion, il legame tra i due rimase forte. Il maestro continuava ad addestrarla con la stessa disciplina, ma con una preoccupazione sempre crescente. Era evidente che, anche se non approvava la decisione di Arlene, la rispettava e voleva che fosse pronta.

Poi, una notte, poco prima del giorno della sua partenza, Arlene fece un sogno oscuro e angosciante.

Si trovava in una vasta pianura desolata. L'aria era immobile, soffocante, come se il vento stesso avesse smesso di esistere. Il cielo sopra di lei era di un nero profondo, senza stelle né luna, un vuoto silenzioso che sembrava estendersi all'infinito. Arlene sentiva un peso opprimente sul petto, un senso di angoscia crescente che le stringeva il cuore.

Davanti a lei, come emersa dalle ombre, apparve una figura. Una donna. Alta, snella, avvolta in un mantello scuro che ondeggiava appena, come sospinto da un vento invisibile. La donna non indossava alcuna armatura, ma stringeva tra le mani una lancia nera, lunga e minacciosa, la cui lama scintillava con una luce inquietante. Ma ciò che congelò il sangue di Arlene non fu l’arma, bensì il sorriso della donna.

Un sorriso freddo, spietato, che si apriva lentamente sul suo volto pallido, quasi come se fosse stato scolpito nel vuoto stesso. Quel sorriso sembrava riecheggiare nell'aria, un suono privo di voce che si insinuava nelle orecchie di Arlene, riempiendole la mente di terrore. Non c'erano parole, solo quel sorriso, e il vuoto attorno a loro sembrava amplificarne la presenza.

La donna la osservava con un’espressione che suggeriva una conoscenza antica e terribile. Arlene non poteva muoversi, paralizzata dal freddo che le percorreva la schiena, come se l’oscurità della figura l’avesse imprigionata. Il sorriso della donna si allargò, e Arlene percepì una risata lontana, come se provenisse dalle profondità dell'abisso.

La lancia si inclinò leggermente verso di lei, e per un attimo Arlene pensò che la donna stesse per avanzare, ma poi tutto svanì. Le tenebre si richiusero intorno alla figura, inghiottendo ogni cosa, e Arlene si svegliò di colpo, con il cuore che batteva furiosamente nel petto, il respiro affannoso.

Il sogno la lasciò con una sensazione di gelo che non riusciva a scrollarsi di dosso, e sapeva che non si trattava di una semplice visione. Quella donna, quella lancia... non erano solo frutto della sua immaginazione.

La mattina seguente, mentre Arlene si preparava a partire, raccontò il sogno a Elion.

«Ho sognato una donna,» disse, cercando di dare un senso alle immagini che le erano rimaste impresse. «Non indossava armatura, ma aveva una lancia nera. Il suo sorriso... era come se riecheggiasse nel vuoto. Non so chi fosse, ma era spaventosa.»

Elion rimase pensieroso per un attimo, poi annuì lentamente. «Forse hai sognato uno dei generali del Re Demone,» disse infine. «Sono potenti, ma anche astuti e pericolosi. Se lo hai visto in sogno, potrebbe significare che sei più connessa alla magia oscura di quanto immagini. Ma non lasciarti intimidire. Il sogno potrebbe essere un avvertimento, o una sfida.»

Arlene annuì, ma il peso del sogno non la lasciava in pace. Sapeva che quella donna misteriosa avrebbe avuto un ruolo nella guerra che stava per affrontare. Era pronta a combattere, ma quel sorriso... continuava a riecheggiare nella sua mente.

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