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L'arena era gremita, i suoni delle spade che si scontravano e degli incantesimi che esplodevano risuonavano nell’aria, mentre il torneo per determinare il quarto membro della Compagnia dell'Eroe raggiungeva il culmine. I combattenti si affrontavano con intensità, ognuno cercando di dimostrare di essere degno di combattere al fianco di Arlene, Myra e Lysara. Tra tutti i partecipanti, però, uno spiccava per la sua maestria e la sua misteriosa presenza: un uomo avvolto da un mantello nero, con il volto nascosto da una maschera. Si muoveva con una grazia inquietante e una forza che lasciava tutti a bocca aperta.
Fin dall'inizio del torneo, l’uomo mascherato si era distinto per la sua abilità. Nonostante il suo volto fosse nascosto, i suoi movimenti erano precisi e letali. Nessuno dei suoi avversari riusciva a tenere testa alla sua incredibile rapidità e potenza. Il pubblico, incuriosito, si chiedeva chi fosse questo misterioso guerriero. Ma, mentre tutti parlavano della sua abilità, il guerriero mascherato non si era mai fermato a rispondere o a spiegare la sua identità.
Ogni colpo che infliggeva sembrava calcolato, ogni schivata perfetta. Gli altri finalisti cominciarono a temere quel combattente, ma nessuno poteva fermarlo. La sua precisione era quasi sovrumana, e la sua risata cupa ogni volta che sconfiggeva un avversario faceva gelare il sangue agli spettatori.
«Chi diavolo è questo uomo?» mormorò Lysara, osservando dall’alto delle tribune mentre un altro combattente cadeva ai suoi piedi. «C'è qualcosa di strano in lui, non è normale.»
Myra annuì, lo sguardo fisso sul campo di battaglia. «Ha un'abilità sorprendente... Ma c'è qualcosa nel suo modo di combattere, come se non fosse umano.»
Arlene, in silenzio accanto alle sue amiche, osservava attentamente ogni mossa del misterioso combattente. Anche lei sentiva che c’era qualcosa di più sotto quella maschera. Ogni fibra del suo corpo le diceva di non fidarsi completamente di lui, ma allo stesso tempo, non poteva ignorare la sua abilità.
Il torneo giunse infine alla battaglia finale. Il guerriero mascherato era arrivato fino in fondo, e il suo ultimo avversario era Darion, il giovane spadaccino che aveva impressionato tutti con la sua velocità e precisione. La folla, ora in silenzio, attendeva con ansia lo scontro decisivo.
Darion, seppur consapevole della forza del suo avversario, non mostrava segni di paura. Si preparava con calma, conscio che quella sarebbe stata la battaglia più difficile della sua vita. «Non importa chi tu sia,» disse rivolgendosi al suo avversario mascherato. «Sei forte, ma anche io lo sono.»
L'uomo mascherato rispose solo con una risata bassa e profonda. Il suono cupo della sua voce risuonò nell'arena, facendo rabbrividire molti degli spettatori.
Il combattimento ebbe inizio con un’esplosione di velocità. Darion attaccava con colpi rapidi e precisi, ma il guerriero mascherato schivava ogni fendente con facilità disarmante. Con un movimento fluido, il misterioso combattente contrattaccò, disarmando Darion in pochi istanti e costringendolo a terra. Tutti rimasero senza parole. Nessuno poteva credere che Darion, uno dei favoriti del torneo, fosse stato sconfitto così facilmente.
Quando il misterioso guerriero si avvicinò a Darion per infliggergli il colpo di grazia, si fermò improvvisamente. La folla era in silenzio, trattenendo il respiro, aspettando di vedere cosa sarebbe successo.
Poi, con un gesto lento e calcolato, l'uomo portò le mani alla maschera e la tolse. Un’ondata di sconcerto attraversò l’arena quando il suo vero volto fu rivelato.
Era un demone.
Alto e imponente, i suoi capelli neri con un ciuffo rosso acceso spiccavano come il fuoco in mezzo all’oscurità. I suoi occhi erano completamente neri, con pupille rosse e un'iride gialla allungata, che somigliava inquietantemente agli occhi di Arlene quando utilizzava il fuoco blu. La sua pelle sembrava emanare un’aura di potere antico e oscuro. Il pubblico esplose in un trambusto, alcuni indietreggiando per paura, altri gridando contro il demone.
La sua risata si fece più cupa, echeggiando per tutto lo stadio. «Finalmente… posso respirare liberamente,» disse con tono beffardo. «Il mio nome è Noir, e io sono colui che ha sconfitto i vostri migliori guerrieri.»
Il Re Thalador si alzò in piedi, furioso. «Un demone tra noi? Guardie! Uccidetelo immediatamente!»
Le guardie cominciarono a muoversi, pronte a circondare Noir, ma prima che potessero raggiungerlo, Arlene si alzò, alzando una mano per fermarle. «Aspettate!» gridò, attirando l’attenzione di tutti. «Ha vinto il torneo. Le regole erano chiare: chiunque vinca, demone o umano, farà parte della Compagnia dell’Eroe.»
«Arlene!» Il re la guardò incredulo. «È un demone! Non possiamo fidarci di lui. Potrebbe tradirci al primo momento!»
Arlene si avvicinò al demone, i suoi occhi fissi nei suoi, quasi come se stesse cercando di leggere la sua anima. Sentiva il suo potere, un potere che poteva essere pericoloso se lasciato incontrollato, ma anche una risorsa potente nella lotta contro i nemici più grandi.
«Noir,» disse con voce ferma, ignorando le proteste della folla e del re, «tu hai vinto. Ma combatterai per noi? Sarai leale alla nostra causa, o dovrò abbatterti io stessa?»
Il demone la fissò per un lungo momento, il suo sguardo sfidante e allo stesso tempo curioso. Poi, con un sorriso malizioso, rispose. «Lealtà? Che concetto interessante... Ma sì, Arlene, combatterò al tuo fianco. Per ora, almeno. Dopotutto, la guerra sarà molto più divertente con te al comando.»
Il re, seppur riluttante, non poteva contraddire le regole del torneo. Con grande tensione e preoccupazione, accettò la decisione di Arlene. Noir, il demone, era ora ufficialmente il quarto membro della Compagnia dell’Eroe.
La folla non sapeva come reagire. Alcuni restarono in silenzio, increduli, mentre altri mormoravano parole di dissenso. Ma Arlene sapeva che avrebbe dovuto tenere d’occhio Noir. Un demone in mezzo a loro era un rischio enorme, ma forse, solo forse, avrebbe potuto diventare l'arma di cui avevano bisogno per sconfiggere il Re Demone.
Noir sorrise ancora una volta. «Non ti pentirai di avermi scelto, Arlene. Questo... è solo l'inizio.»