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← Arlene: Fatebreaker

Creato il 31/05/2026, 11:25 · Aggiornato il 31/05/2026, 11:26

Capitolo 37: Giuramenti E Preparativi

@alter_riderAlter_Rider
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  • Morte
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I giorni passavano lenti, scanditi dalle cure che venivano prestate ad Arlene mentre il suo corpo, ancora stremato, si riprendeva gradualmente dalle ferite inferte da Lapis. La tenda che l’ospitava era piena di erbe medicinali, e l’odore pungente di unguenti riempiva l’aria. Fuori dalla tenda, Aetherion, la grande capitale del regno di Valedorn, risorgeva dalle ceneri della battaglia con l'aiuto degli gnomi e degli elfi, mentre le mura e le torri distrutte venivano riparate.

Arlene, ancora stesa sul giaciglio, si sforzava di far riposare il suo corpo, ma la sua mente non le dava tregua. Pensava a Lapis, al suo potere soverchiante, e alle fiamme blu che ancora sentiva ardere dentro di sé. Quel potere che non riusciva a controllare completamente, ma che sapeva essere la chiave per fermare il Re Demone e le sue forze.

Un pomeriggio, Myra e Lysara entrarono nella tenda con volti decisi. Negli ultimi giorni avevano vegliato su Arlene, preoccupate per la sua salute, ma ora c’era una nuova scintilla nei loro occhi.

«Arlene,» iniziò Myra, sedendosi accanto a lei. «Abbiamo parlato a lungo... e abbiamo preso una decisione.»

Lysara annuì, avvicinandosi con passo deciso. «Non possiamo permetterci di rimanere indietro. Non possiamo più guardarti rischiare la vita da sola. Questa guerra non è solo tua.»

Myra la guardò con determinazione. «Abbiamo deciso di allenarci duramente. Non vogliamo essere un peso per te, né permettere che tu affronti da sola queste creature. Giuriamo che ti seguiremo, fino alla morte se necessario.»

Arlene le guardò per un istante, colpita dalle loro parole. Il suo cuore si riempì di gratitudine, ma anche di preoccupazione. «Non voglio che perdiate la vita per me...» mormorò, la voce ancora debole.

Lysara scosse la testa. «Non lo facciamo solo per te, Arlene. Lo facciamo per tutti noi, per il futuro del nostro mondo. Tu sei la nostra speranza, ma non devi portare questo peso da sola.»

Myra le sorrise dolcemente. «Siamo una squadra, Arlene. E combatteremo insieme, qualunque cosa ci riservi il futuro.»

Le lacrime brillarono negli occhi di Arlene, mentre le sue amiche le stringevano le mani. «Vi prometto,» disse con voce ferma, «che lotteremo insieme, fino alla fine.»

Fuori dalla tenda, Aetherion, la capitale, era immersa nei lavori di ricostruzione. Le mura distrutte dalla battaglia venivano riparate con l’aiuto degli gnomi, maestri nell’arte della costruzione, mentre gli elfi usavano la loro magia per guarire i feriti e rafforzare le nuove difese. I popoli si erano uniti per contrastare le forze del Re Demone, e i loro sforzi erano visibili in ogni angolo della città.

Nella grande sala del trono, il re Thalador di Valedorn sedeva imponente, ascoltando attentamente i rapporti dei suoi comandanti. Era un uomo fiero, con capelli grigi che cadevano sulle spalle e occhi acuti che avevano visto innumerevoli battaglie. La sua armatura dorata brillava alla luce delle torce, mentre i suoi consiglieri discutevano animatamente sulla situazione.

«Maestà,» iniziò uno dei comandanti, «la battaglia contro Lapis è stata devastante, ma siamo riusciti a respingere l’attacco grazie ad Arlene.»

Il re annuì, il volto severo. «Quella ragazza ha un potere straordinario, ma anche pericoloso. Le fiamme blu sono una leggenda che credevamo perduta. Se sono davvero tornate, il nostro destino potrebbe cambiare.»

«Ma la guerra non è finita,» aggiunse un altro consigliere. «Le forze del Re Demone si stanno riorganizzando. Dobbiamo prepararci a nuovi assalti. Non possiamo affidarci solo a una ragazza.»

Thalador si alzò dal trono, la sua figura possente dominava la stanza. «Dobbiamo rafforzare le nostre difese e prepararci all’inevitabile. Arlene sarà la nostra alleata più potente, ma non possiamo permettere che il peso della guerra ricada solo sulle sue spalle. Gli eserciti di elfi, gnomi e uomini devono unirsi come un solo esercito, o non avremo alcuna possibilità contro il Re Demone.»

Lontano, nel cuore delle terre oscure, Lapis faceva ritorno al palazzo del Re Demone. Il palazzo era una fortezza cupa, fatta di pietra nera e ossa, che si stagliava contro un cielo perennemente coperto di nubi tempestose. Torri minacciose si ergevano verso l'alto, e l’aria stessa sembrava pesante e carica di malevolenza.

Nel centro della fortezza, all'interno della sala del trono, sedeva il Re Demone Vorrath. La sua pelle era nera come la notte, le corna curve si innalzavano minacciose dalla sua testa, e i suoi occhi rossi brillavano di una malvagità antica. Vorrath era un essere colossale, avvolto da un’aura di terrore palpabile. Persino i demoni a lui più fedeli si muovevano con cautela in sua presenza.

Lapis si inginocchiò davanti a lui, con un sorriso malizioso. «Mio signore, sono tornata con notizie della battaglia.»

Vorrath la fissò, il suo sguardo tagliente. «E cosa mi racconti della nostra piccola guerra?»

Lapis si alzò, con un sorriso crudele. «La capitale umana di Aetherion è stata devastata, ma non è caduta... non ancora. Ma ho trovato qualcosa di molto più interessante: una ragazza. Arlene. Ha il potere delle fiamme blu.»

Gli occhi di Vorrath si strinsero, brillando di interesse. «Le fiamme blu? Pensavo fossero estinte.»

Lapis annuì, divertita. «Così credevamo tutti. Ma questa ragazza è diversa. È la discendente dell'ultimo drago, Drakarion. Il suo potere sta crescendo... e potrebbe diventare una minaccia.»

Il Re Demone si inclinò leggermente in avanti, il suo volto avvolto da un sorriso freddo. «Una minaccia, dici? Oppure una fonte di grande divertimento.»

Lapis sorrise a sua volta. «Oh, mio signore, lasciate che sia io a occuparmene. Voglio vedere fino a che punto può crescere il suo potere. Voglio farla soffrire, fino a che non sarà pronta per essere spezzata.»

Vorrath la osservò per un lungo momento, poi un sorriso crudele si dipinse sul suo volto. «Fai ciò che vuoi, Lapis. Ma non fallire. Se questa ragazza rappresenta una minaccia, sarà eliminata. Ma voglio vedere di cosa è capace prima di distruggerla.»

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