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← Arlene: Fatebreaker

Creato il 23/04/2026, 23:47 · Aggiornato il 25/04/2026, 00:08

Capitolo 3: L'arrivo nel villaggio (Parte 2)

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Il calore della zuppa continuava a riscaldare Arlene dall'interno, mentre si sforzava di mangiare con calma, cercando di non apparire troppo affamata davanti all’uomo che l’aveva accolta. Elion, l’alchimista, osservava ogni suo gesto con occhi penetranti, ma non c'era giudizio nel suo sguardo, solo una gentile curiosità.

«Ti senti meglio?» chiese infine Elion, rompendo il silenzio che si era creato.

Arlene annuì, posando il cucchiaio vuoto accanto alla ciotola. «Molto meglio, grazie. Non so come ringraziarti.»

«Non devi,» rispose Elion con un sorriso. «Ma dimmi, ragazza mia, cosa ti ha portata qui? Non sembri una di quelle persone che vagano senza motivo.»

Arlene sospirò, stringendo le mani sulle ginocchia. «È una lunga storia... ho perso il mio villaggio. Da allora, ho solo cercato un posto dove... dove non debba fuggire.»

Elion la osservò in silenzio per un momento, poi si chinò in avanti, appoggiando i gomiti sul tavolo. «Qui, nessuno ti chiederà di andartene, se è quello che temi. Abbiamo tutti perso qualcosa. Il mondo non è più quello di una volta.»

Arlene sentì un nodo alla gola. Era la prima volta da molto tempo che qualcuno le parlava con una tale sincerità. Elion sembrava capire cosa significasse essere soli, senza una casa a cui tornare.

«Perché mi hai aiutata?» chiese Arlene, più per curiosità che per sfiducia. Non era abituata a gesti di gentilezza senza secondi fini.

Elion si accarezzò la barba, sorridendo sotto i baffi. «Perché mi ricordi qualcuno che conoscevo. Una giovane come te, piena di forza, ma anche di dolore. Ho perso molte persone lungo il cammino, e credo che aiutare chi posso sia l’unica cosa giusta da fare.»

Arlene rimase in silenzio, riflettendo su quelle parole. Il dolore che Elion portava sembrava simile al suo, ma il modo in cui lo affrontava era diverso. Lui cercava di fare del bene, mentre lei aveva solo cercato di sopravvivere. Forse c’era più di una strada da percorrere.

«Non ho molto da offrire,» disse infine, rompendo il silenzio. «Ma se c’è qualcosa che posso fare, sono disposta ad aiutare.»

Elion fece un cenno di approvazione, soddisfatto. «In realtà, ho proprio bisogno di una mano. Preparare pozioni richiede tempo e concentrazione, e c’è sempre bisogno di qualcuno che aiuti con i compiti più pratici. Non è un lavoro facile, ma ti terrà occupata e ti garantirà un pasto caldo ogni giorno.»

Arlene non poteva crederci. Dopo settimane di fame e incertezze, finalmente qualcuno le offriva una possibilità. Non sapeva nulla di pozioni o di magia, ma se ciò significava avere un posto sicuro, avrebbe imparato.

«Accetto,» disse, con un accenno di sorriso.

Elion si alzò dalla sedia, battendo le mani insieme come se l’accordo fosse stato suggellato. «Perfetto! Allora, riposati per oggi. Domani iniziamo il lavoro. Ti insegnerò tutto quello che c'è da sapere.»

Arlene annuì, grata per la sua generosità, ma anche un po' nervosa. Non sapeva cosa aspettarsi da un mondo di pozioni e magia. L’unica cosa che sapeva era che quel villaggio, anche se piccolo e sconosciuto, le stava già offrendo più di quanto avesse mai immaginato.

Il giorno dopo, Arlene si svegliò all'alba, decisa a iniziare la sua nuova vita. Si tirò su dal letto morbido in cui aveva dormito, sentendosi ancora leggermente stordita dalla comodità a cui non era abituata. Si vestì con gli abiti semplici che le erano stati lasciati accanto al letto e uscì dalla stanza. Il laboratorio di Elion era immerso in una luce dorata, che faceva scintillare le strane pozioni e gli strumenti sparsi per la stanza.

Elion era già in piedi, intento a mescolare qualcosa in un grande pentolone di rame che borbottava lentamente.

«Buongiorno, dormito bene?» chiese senza voltarsi, concentrato sul suo lavoro.

«Sì, grazie,» rispose Arlene, avvicinandosi al tavolo da lavoro.

Elion sorrise. «Bene, iniziamo subito allora. Prima di tutto, devo insegnarti a distinguere le erbe. Non puoi preparare una pozione decente se non sai cosa stai usando.»

Arlene annuì, pronta ad apprendere. Mentre Elion le mostrava una fila di piante essiccate appese al muro, lei ascoltava con attenzione, affascinata dal modo in cui parlava della magia come se fosse una scienza precisa. Ogni pianta aveva uno scopo, ogni ingrediente un potere nascosto. Eppure, c’era qualcosa di più, qualcosa che Arlene non riusciva ancora a comprendere.

Dopo un'ora di spiegazioni, Elion la guardò con curiosità. «Sai, Arlene, qui non si tratta solo di imparare a mescolare ingredienti. La magia scorre dentro di noi. Alcuni di noi sono in grado di canalizzarla, altri no. Hai mai pensato di avere un qualche tipo di potere?»

Arlene scosse la testa, sorpresa dalla domanda. «Io? No, non credo. Non ho mai fatto niente di... speciale.»

Elion la osservò per un lungo momento, poi sorrise. «Forse non lo sai ancora. Ma qualcosa mi dice che c’è più in te di quanto pensi.»

Arlene arrossì, non sapendo cosa rispondere. L'idea che potesse avere un qualche tipo di potere le sembrava ridicola. Non aveva mai fatto niente di straordinario, eppure... non poteva negare che dentro di sé c’era una strana sensazione, come se qualcosa stesse aspettando di essere risvegliato.

«Vedremo,» disse Elion con un sorriso enigmatico, tornando al suo lavoro. «Per ora, impariamo le basi. Il resto verrà col tempo.»

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