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← Arlene: Fatebreaker

Creato il 25/04/2026, 00:33 · Aggiornato il 25/04/2026, 00:33

Capitolo 12: Il Prezzo del Sacrificio

@alter_riderAlter_Rider
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  • Copertina AI
  • Morte
  • Sangue
  • Violenza
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Il campo di addestramento era silenzioso, ma Arlene non riusciva a riposare. La battaglia del giorno precedente continuava a ripetersi nella sua mente, come una cicatrice che non riusciva a dimenticare. Uccidere un uomo per la prima volta non era stato facile, e il peso di quella vita tolta la tormentava. Aveva agito per proteggere, ma dentro di sé sentiva ancora l'angoscia.

Si alzò dal letto, incapace di rimanere immobile in quell'inquietudine, e uscì fuori, cercando di trovare pace sotto il cielo stellato. L'aria notturna era fresca, ma non riusciva a placare la tempesta dentro di lei. La spada di Elara pendeva alla sua cintura, e Arlene sentiva il peso della responsabilità che portava.

Mentre eseguiva alcuni movimenti di allenamento con la spada, udì dei passi dietro di lei. Si voltò e vide Liam, il suo compagno e amico, avvicinarsi con il suo solito sorriso rassicurante. Ma anche lui sembrava più serio del solito.

«Non riesci a dormire, eh?» disse Liam, con una voce che cercava di mantenere la leggerezza, anche se il peso della guerra si faceva sentire su entrambi.

Arlene abbassò la spada, il respiro ancora affannoso. «No, non riesco. Non posso smettere di pensare a quello che ho fatto.»

Liam si avvicinò, poggiandole una mano sulla spalla. «Capisco. La prima volta è sempre la più dura. Ma ricorda: lo facciamo per proteggere le persone, per difendere quelli che non possono difendersi. Non possiamo permettere che il nostro dolore ci fermi.»

Arlene annuì, ma sentiva che dentro di sé qualcosa era ancora spezzato. «Ma non è così facile. Non riesco a dimenticare quel momento. Ho paura che mi bloccherò di nuovo quando ne avrò bisogno.»

Liam le sorrise, cercando di darle forza. «Non sei sola, Arlene. Quando sarà il momento, sarai pronta. E se non lo sarai, ci sarò io. Ci siamo sempre coperti le spalle, no?»

Le sue parole erano confortanti, ma Arlene non poteva scrollarsi di dosso il senso di colpa che le pesava addosso. Eppure, sapeva che il giorno successivo avrebbe dovuto affrontare un'altra battaglia.

Il giorno dopo, il campo era in fermento. Le truppe si stavano preparando per una nuova missione: esplorare una zona infestata da creature demoniache, Goblin, orchi, ogre e arpie, inviati dal Re Demone per seminare caos tra i villaggi. La squadra di Arlene fu assegnata alla missione, e durante il viaggio, il senso di oppressione crebbe dentro di lei.

Arrivarono al villaggio, distrutto dalla violenza delle creature demoniache. Gli edifici erano in rovina, e le grida di dolore e disperazione sembravano riecheggiare ancora nell'aria. Le creature erano dappertutto: orchi dalla pelle spessa e ruvida, Goblin che correvano veloci come ombre, arpie che volavano alte nel cielo, osservando dall'alto in attesa del momento giusto per colpire.

Arlene strinse la spada, ma la paura la paralizzava ancora. Sapeva che doveva combattere, ma ogni volta che si trovava di fronte a un nemico, esitava. I movimenti le sembravano pesanti, come se ogni passo la portasse più vicino al fallimento.

Liam la osservava con attenzione mentre lei lottava contro sé stessa, incapace di colpire un nemico che si stava avvicinando. In quell'istante, vide un orco sollevare la sua enorme ascia, diretto verso di lei. Arlene si bloccò, il suo corpo incapace di reagire.

Fu in quel momento che Liam si lanciò tra lei e il colpo. L'ascia dell'orco lo colpì in pieno, fendendo la sua armatura con un colpo terribile. Il suo corpo crollò a terra, il sangue che si diffondeva rapidamente sul terreno.

«Liam!» gridò Arlene, correndo verso di lui, il cuore che sembrava volerle esplodere nel petto.

Si inginocchiò accanto a lui, cercando di fermare il sanguinamento con la sua magia, ma sapeva che era troppo tardi. Liam la guardava, il volto pallido, il respiro affannoso.

«Perché... l'hai fatto?» sussurrò Arlene, le lacrime che le riempivano gli occhi. «Perché ti sei sacrificato per me?»

Liam, con un sorriso debole, tossì leggermente, il sangue che gli macchiava le labbra. «Arlene... non potevo lasciarti morire. Ho sempre detto che ti avrei coperto le spalle, no?»

«Non dovevi farlo... io... non ne sono degna,» balbettò Arlene, mentre il dolore e il senso di colpa la travolgevano.

Liam sollevò leggermente una mano, poggiandola sulla sua. «Non dire così. Tu sei più forte di quanto credi. Devi solo smettere di avere paura... La paura... ti sta frenando.»

Arlene scosse la testa, le lacrime che le rigavano il volto. «Io... io non posso farcela senza di te.»

«Lo farai,» disse Liam, il respiro che si faceva sempre più debole. «Devi farlo. Devi diventare più forte... più decisa... Non permettere a niente e nessuno di fermarti. Non esitare... mai più.»

Le sue ultime parole risuonarono nella mente di Arlene mentre sentiva il suo respiro svanire. Il suo amico, il suo compagno, era morto per salvarla. E tutto perché lei aveva esitato. Qualcosa dentro di lei si spezzò in quel momento.

Quando si rialzò, il volto rigato dalle lacrime, la paura che la bloccava si era trasformata in qualcos'altro. Il dolore e la rabbia che provava si fusero in un'unica, bruciante determinazione. Le parole di Liam riecheggiavano ancora nella sua mente: non esitare mai più.

Con un grido furioso, Arlene impugnò la spada di Elara e si scagliò contro le creature demoniache con una ferocia che non aveva mai conosciuto prima. Ogni colpo era carico di potere, ogni fendente era preciso e letale. Non c'era più spazio per la paura, solo per la spietatezza.

Tagliava orchi e Goblin senza esitazione, mentre le arpie cercavano di colpirla dall'alto. La sua magia esplodeva in onde di fuoco e fiamme, riducendo in cenere ogni creatura che osava avvicinarsi. Le urla delle creature si fondevano con il fragore della battaglia, ma Arlene non provava più niente. Era fredda, vuota, eppure inarrestabile.

Myra e Gareth, osservando la scena, rimasero attoniti. La ragazza che conoscevano sembrava scomparsa, sostituita da una guerriera che non mostrava pietà. Arlene abbatté gli ultimi demoni con una precisione devastante, fino a quando tutto intorno a lei non fu solo silenzio.

Quando la battaglia finì, Arlene si fermò, il petto che si alzava e si abbassava rapidamente. Guardò i corpi delle creature demoniache disseminati intorno a lei, ma non sentì alcuna soddisfazione. Liam era morto, e nulla avrebbe potuto riportarlo indietro. Ma le sue parole le avevano cambiato il cuore.

Non avrebbe mai più esitato. La guerra aveva tolto a Arlene la sua innocenza, il suo calore. Ora, era una combattente spietata, determinata a non permettere che il sacrificio di Liam fosse stato vano.

Senza dire una parola, si voltò verso Myra e Gareth.

«Andiamo,» disse freddamente, lasciandosi alle spalle i corpi dei nemici.

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