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Creato il 14/08/2026, 18:57 · Aggiornato il 14/08/2026, 18:57

Capitolo 3: Serpenti - Parte 2

@daisy_eastDaisyEast
MaturoIn corso

Avvertenze (opera)

  • Abuso (fisico o emotivo o psicologico)
  • Gaslighting / Manipolazione psicologica
  • Morte
  • Prigionia / Rapimento
  • Sangue
  • Stupro
  • Tortura
  • Violenza
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Avrebbe preferito rimanere al distretto e aiutare JJ a rintracciare la moglie dell’S.I. Invece, Rossi aveva voluto per forza portare lei e Reid con sé.

Penelope Garcia, l’informatica della squadra, aveva trovato una corrispondenza con le impronte dentali: Francis Goehring.

Per tutto il viaggio in auto fino all’ultimo indirizzo registrato, Kora non aveva smesso di osservare la foto inviatale sul cellulare, molto simile all’identikit improvvisato da Reid.

«È proprio come lo avevo immaginato. Un viscido, lurido serpente…» Non le piaceva il suo sguardo. Per nulla. «Per fortuna, non farà più soffrire nessuno…»

«Ma il nostro lavoro non sarà finito finché non avremo trovato Angela Miller.» Reid scese dall’auto non appena Rossi parcheggiò.

Kora lo seguì e si guardò attorno: «Pittoresco.» Commentò.

Una serie di alloggi più simili a baracche. Alcuni bambini giocavano nella sabbia, una donna anziana in abito blu, forse la nonna di uno di loro, si alzò dalla propria sedia a dondolo e li osservò con sguardo torvo.

«Non siamo i benvenuti…» Comprese.

Goehring faceva parte di una Milizia, ed era possibile che anche i suoi vicini di casa lo fossero. Fu tentata di portare una mano alla pistola appesa alla cintura ma temette potesse essere inteso come una minaccia e si trattenne.

Fu presto chiaro che aveva ragione: non erano benvenuti.

Spencer bussò alla porta di una delle baracche, decorata con vari cartelli che a lei ricordarono il film di Shreck e i cartelli “attenti all’orco” che il protagonista piantava davanti alla propria palude. Lì, i messaggi erano più del tipo “vietato l’accesso!” o “niente venditori” o il più ancora confortante “Montana alle armi!”.

Ovviamente, loro li ignorarono e bussarono alla porta.

L’uomo che ne uscì aveva uno sguardo burbero, capelli e barba bianchi e un aspetto trasandato.

«Non sapete leggere?»

«Anche molto bene, sì.» Sorrise Kora. «Ma non siamo venditori.»

«FBI.» Spencer mostrò il distintivo e Kora lo imitò. Poterlo finalmente fare fu una soddisfazione.

«FBI? Sul serio?» Lui parve sul punto di scoppiare a ridere mentre li scrutava dall’alto in basso. «Una figlia di papà con una camicia più costosa della mia casa e uno stuzzicadenti con gli occhi? Potrei spezzarvi entrambi come fuscelli.»

Kora fece per rispondere per le rime ma Rossi intervenne: «Però, non sono soli. Siamo qui solo perché questo è l’ultimo indirizzo conosciuto di Goehring.»

«Non lo vedo da mesi.»

«Vorremmo vedere dove stava.»

Per tutta risposta, l’altro provò a chiudere loro la porta in faccia ma Rossi lo bloccò: «Francis Goehring ha rapito tre donne e ne stiamo cercando una quarta.» Gli mostrò la foto di Angela Miller: «L’ha rapita stamattina mentre il marito e il figlio erano in un negozio. Non si tratta di noi, è una donna della vostra comunità.»

Dopo qualche minuto di esitazione, l’uomo parlò di nuovo: «Vi mostro il suo alloggio.» Uscì e iniziò a fare loro strada: «Vi avverto, principessa, stuzzicadenti, sapete come tenete le vostre pistole? Come se imploraste di rubarvele.»

Ovviamente, il posto era vuoto, era chiaro che anche prima Goehring non alloggiasse lì, non più almeno. Solo posta, riviste e qualche oggetto personale. Forse usava l’indirizzo solo per quelli.

Rossi aprì con un calcio la serratura di un baule ai piedi del letto e iniziò ad uscirne vecchie foto, divise del periodo in cui il proprietario aveva fatto il militare…

In una foto di lui con la moglie, notò la somiglianza tra quest’ultima e le vittime. E dallo sguardo di lei, capì che non si trattava di un matrimonio felice.

Lo sguardo di Kora cadde subito su un mucchio di libri accanto al letto, alcune copertine le erano familiari, anche se lei li aveva letti in italiano, almeno quelli di cui era disponibile la traduzione. Era sempre stata un’appassionata di cultura medievale, anche se aveva studiato Criminologia. Pensò potesse tornarle utile dare un’occhiata.

Iniziò a sfogliarli, ovviamente dopo aver messo i guanti: Feudal Society di March Block,  volume 1 e 2; The Malleus Maleficarum (The Hammer of Witches), di Kramer e Sprenger; The Knight, the Lady and the Priest di Georges Duby.

«Non mi danno una buona sensazione…» Mormorò tra sé e sé.

Reid, che aveva smesso di assillare Rossi sui suoi libri e sul caso Ruby Ridge, le si avvicinò. «Cosa c’è che non va? È un appassionato di storia medievale.»

«Si può capire molto da una persona sui testi che legge.» Mostrò i titoli, i capitoli più logorati, le frasi sottolineate, gli appunti ai margini. «Stiamo parlando di un misogino radicale. Non mi stupirebbe se avesse fatto del male a quella poveretta di sua moglie usando le torture descritte in alcuni di questi volumi.»

«Potrebbe essere utile portare quei libri al distretto…» Concordò Reid, capendo cosa lei intendesse.

«Tombola.» L’esclamazione di Rossi uscì in italiano.

Kora si voltò a guardarlo: «Cosa avete trovato?»

Lui mostrò un mucchio di videocassette legate tra di loro da un elastico.

~◉~

«”Un regno terreno non può esistere senza ineguaglianza tra le persone”. Martin Lutero aveva capito che i deboli saranno sempre al servizio dei forti. Aveva sogni e idee, come me…»

Kora non ne poteva già più. Ed erano solo alla prima videocassetta. Più guardava quel tipo, più si sentiva nauseata. Osservava il suo ghigno alla telecamera mentre faceva quei discorsi assurdi sulla schiavitù, e le veniva voglia di entrare nello schermo e prenderlo a calci in faccia. Un naso rotto sarebbe stato bene con quella cicatrice.

«È strano, usa la sedia come un trono.» Commentò Reid. «E inquadra sé stesso dal basso, per conferirsi un aspetto imponente e dominante.»

Erano seduti in una stanza della centrale: lei, Prentiss, Rossi e Reid.

Il video proseguì: «Durante il feudalesimo, il signore viveva in alto per avvistare gli invasori. Aveva schiavi al servizio del suo regno. Il signore non doveva mai lasciare il castello. Erano gli schiavi a portargli tutto. Erano l’appendice del suo potere.»

«Altri undici nastri di questa roba?» Emily era disgustata quanto lei.

Kora si alzò dalla sedia: «Si tratta di un manifesto. Il suo manifesto.» Aprì una bottiglietta d’acqua e la svuotò in pochi sorsi. Sentiva la gola secca per qualche motivo. Quel caso la stava turbando più di quanto credesse.

«Per prima cosa, costruirò un’area protetta. Un regno. Poi armerò, proteggerò e fortificherò il mio regno. Infine, terrò delle donne come schiave per soddisfare ogni mio bisogno.»

Kora fu colta da un brivido di disgusto.

«È il mio volere. Essendo io un uomo libero in America, renderò il mio regno una realtà.»

«Credo questo tipo abbia completamente frainteso il concetto di sogno americano.» Commentò freddamente.

Rossi si voltò verso di lei ma non fece in tempo a chiederle cosa non andasse. JJ fece capolino dalla porta.

«C’è la moglie di Goehring.»

L’ultima persona che Kora si aspettasse rimanesse indietro con lei, era Spencer Reid.

«Sicura di stare bene?» Per una volta, il tono del dottore parve quasi preoccupato.

Lei annuì: «Immagino io debba solo farci l’abitudine…a non farmi condizionare…»

«Tutti si fanno condizionare, in un modo o nell’altro. Si impara solo a mantenere il controllo, non ci si abitua mai davvero del tutto…» Osservò i libri di Francis che aveva recuperato dalla casa, poggiati sul tavolo. «Hai avuto una buona intuizione… sei brava. Davvero hai seguito il processo di Arnold?»

«Sì… quando lo avete arrestato, avevo da poco finito il mio master e avevo bisogno di un luogo dove fare esperienza diretta sul campo, prima di entrare nella BAU.»

«L’ Alexandria City Jail.»

«Esatto. È stata pura fortuna, trovarmi a seguire la conclusione di un vostro caso.»

«Proprio Arnold… non deve essere stato un caso leggero. Sei stata tu a fargli ammettere… di aver abusato sessualmente delle bambine…?»

Al ricordo, Kora rabbrividì. «Sì…» Ma non volle entrare nei particolari.

Bevve altri due sorsi d’acqua e cercò di scacciare quei momenti dalla propria testa: «Speravo che una volta concluso con lui, sarei tornata a respirare…» Si voltò verso il blocco immagine di Goehring sullo schermo. «Invece…»

«Imparerai a trovare i tuoi momenti di respiro.» Reid provò inutilmente a rivolgerle un sorriso di conforto.

Lei gli fu grata del gesto.

JJ fece di nuovo capolino dalla porta: «Abbiamo un indirizzo.»

Kora aveva sempre sognato di avere un giorno una casa in campagna, di occuparsi della terra e degli animali. Non avrebbe mai immaginato un luogo paradisiaco come quello potesse nascondere tanti orrori.

Trovarono il corpo di Angela Miller ancora caldo.

«Ha un complice.» Comprese Hotchner.

L’incubo non era ancora finito, per le donne là fuori.

La povera Angela presentava due fori d’uscita sul torace, una fossa era scavata accanto al suo corpo. Il complice doveva essere fuggito prima di riuscire a seppellirla.

Se lei era morta, non c’era possibilità di trovare le altre vive… ma almeno avrebbero potuto restituire i corpi alle famiglie, se li avessero trovati.

Era necessario, prima di entrare in casa, controllare non ci fossero altri esplosivi o trappole. Rossi e Reid si diressero verso il capanno, Morgan e JJ furono mandati a parlare con il capo della Milizia di cui aveva fatto parte Goehring, invece Kora rimase con Emily ad osservare il giardino.

«Rose.» Kora si chinò ad osservare i fiori. «Una scelta un po’ scontata.»

«Non ti piacciono le rose?»

«Quelle blu e bianche, sì.» Si voltò ad osservare il sorriso di Emily. «Vuoi farmi il profilo in base ai miei gusti in fatto di fiori?»

Lei rise: «Sei stata brava, stamattina...»

«Ho solo raccolto le informazioni in mio possesso. Conosco la biografia di Rossi a memoria.» Arrossì, quando si rese conto di ciò che aveva detto. «Non… dirglielo, ti prego.»

«Il tuo segreto è al sicuro con me.» Sorrise divertita la sua collega.

«Non… sei arrabbiata per stamattina?»

«No, nessuno di noi lo è. Ce la siamo cercata. Siamo saltati alle conclusioni. Il fatto è che Rossi, durante il nostro primo caso con lui, non ha… fatto gioco di squadra, mettiamola così.» Sospirò. «Volevamo solo saperne di più.»

«Lui faceva parte della squadra in un periodo diverso dal nostro. Credo gli ci voglia solo del tempo per abituarsi.»

Ripresero a guardarsi attorno. Solo allora entrambe notarono, nello stesso momento, un dettaglio sul modo in cui le rose erano state piantate.

«Venite qui.» Emily richiamò gli altri. «Tre filari di rose di diverse altezze e di diversi livelli di crescita.»

«Per tre donne diverse.» Annuì Kora.  «Queste sembrano più recenti.» Indicò le piante più basse. «C’è ancora il cartellino…» Si chinò per osservare se ci fosse ancora scritto il nome del negozio quando notò qualcosa muoversi sulle radici. Quasi cadde all’indietro per lo spavento.

Spencer si avvicinò per osservare meglio: «Coleotteri Necrofori… come nei cimiteri…»

Kora deglutì e osservò le rose attorno a sé e capì. Dovette trattenere un conato di vomito e si allontanò prima che lo sceriffo e i suoi iniziassero a scavare, controllando di non avere quegli insetti addosso.

Ma ciò che li attendeva dentro casa, nel seminterrato, fu peggio.

Strumenti di tortura vari, una sedia in legno dall’aria tetra,  catene, manette, museruole e altri oggetti fatti in casa che aveva visto illustrati solo in quei libri di Goehring.

Emily raccolse qualcosa da terra e la mostrò a Reid: «Cos’è questa?»

Lui deglutì: «La… pera del tormento.»

Emily lasciò subito cadere lo strumento a terra con espressione inorridita.

Kora non ce la fece, dovette correre di nuovo fuori e rimettere.

~◉~

«Un’altra cosa: non permettere ai bastardi di prenderti vivo. E non farti dimenticare.»

Kora non riuscì a staccare gli occhi da quelle immagini. Il modo in cui Goehring abusava di quelle donne, le torture a cui le costringeva, ogni singolo, macabro dettaglio le sarebbe rimasto impresso nella mente per sempre e la disgustava. Eppure non riusciva a distogliere lo sguardo.

Dopo aver vomitato nel giardino di Goehring, si sentiva vuota. Non solo fisicamente ma anche emotivamente e mentalmente.

Penelope Garcia era in videochiamata con loro: «Ecco qui, ho fatto il pieno. Ogni terrificante immagine. Ho finito.»

Emily riusciva a nascondere meglio il suo sconcerto: «Sei riuscita a vedere il complice?»

«No, ho analizzato ogni fotogramma. Lui tiene la videocamera.»

«Ti senti bene?»

«No.»

«Mi dispiace.»

L’informatica della BAU sparì dallo schermo, con il suo trucco appariscente e i fermagli per capelli colorati. Kora avrebbe voluto fare lo stesso: sparire e magari andare a vedere qualche cartone animato colorato al cinema, un film Disney pieno di canzoncine sulla speranza e sul futuro. Ma era ancora bloccata lì, ad osservare Jennifer Hillbridge subire i peggiori orrori che una donna potesse sopportare.

No… non riusciva a vedere Jennifer. Il servo di Goehring non riprendeva mai lei direttamente, ma solo il corpo del suo capo.

«Aspettate… Emily, torna indietro.»

La collega obbedì.

Spencer dovette notare lo stesso dettaglio: «Non riprende mai la vittima o la tortura direttamente… ma tiene sempre la videocamera su Goehring.»

Emily annuì: «Vero. È più interessato a lui che alla tortura, indugia sui suoi bicipiti, come se ne accarezzasse il corpo…»

Lo sceriffo, che era insieme a loro, li osservò confuso: «Quindi?»

«È innamorato di Goehring.»

Si soffermarono su una scena in cui il bastardo mostrava al suo complice come fare un nodo perfetto.

«Lo addestra per diventare il servo perfetto. Lui rapisce le donne, tiene in ordine la casa, si occupa di cucinare, del giardino, compra le rose…»

Kora interruppe Emily: «Le rose. Ne ha comprate tantissime. Chi lavora nei vivai dovrebbe riconoscerlo.»

~◉~

Henry Frost. 25 anni, poco più piccolo di lei. Abusato dal padre e poi abbandonato. Perché gli S.I. dovevano avere tutti un passato tanto crudele? Come se dovessero in qualche modo essere giustificati per il male che compivano…

Trovarlo era stato più difficile del previsto: non era a casa, aveva anzi distrutto tutto ciò che riguardava la sua identità e il suo passato. Perciò eccoli lì, di nuovo punto e a capo, a guardare i video, sfogliare i libri, controllare le foto trovate nella casa di Goehring e tra l’altro con una nuova vittima. Perché sì, Frost, vestito come Goehring, e con una cicatrice fresca sul lato sinistro della guancia, aveva rapito un’altra donna. Ma stavolta aveva compiuto un errore, dovendo coprire sia il proprio ruolo che quello dell’uomo amato in cui adesso si impersonificava: aveva lasciato una testimone, il pick-up, e si era fatto riprendere dalle telecamere di sicurezza.

«Dobbiamo capire dove la porterà.» Aveva detto Hotchner.

Era stato quello il loro compito, ed una corsa contro il tempo. Se non fosse stato per l’ansia di dover salvare quella povera ragazza il prima possibile, Kora forse avrebbe potuto arrivare prima alla soluzione.

Aveva riletto i libri e i capitoli segnati da Goehring, aveva guardato e riguardato il suo manifesto, osservato le foto… e l’illuminazione era arrivata.

«Sceriffo.» Aveva mostrato lui la foto trovata a casa di Frost, una copia della foto appesa al frigo nella fattoria di Goehring, di cui ne esisteva una terza nella prima casa di quest’ultimo. Una foto di lui in piedi, in divisa militare, su un’altura. Un luogo rialzato, come recitava il suo manifesto, come i luoghi in cui i sovrani costruivano i propri castelli per individuare i nemici in avvicinamento.

«Il Picco dell’Acquila Nera. La Milizia lo usava per le esercitazioni, prima che lo Stato li fermasse.»

Kora non aveva assistito all’ultima parte del caso, lei e Reid erano rimasti alla centrale finché non avevano saputo che era andato tutto per il meglio: la ragazza era salva, Frost era morto e con lui anche l’ultima parte di Goehring rimasta in vita. Non avrebbero più potuto fare del male a nessuno.

Quando salirono sul jet era notte fonda, tutti dormivano ma Kora no. Non aveva nemmeno avuto paura, stavolta, durante il decollo. La sua mente era altrove. A quelle povere ragazze. Erano riusciti a salvarne solo una, una su cinque. Ripensò al marito e al bambino di Angela Miller. Quel piccolo sarebbe cresciuto senza madre… ma non perché lei se ne era andata volontariamente.

«Non riesci a dormire?» Rossi le si sedette davanti.

«No…» Ammise, troppo stanca anche per capire che stavano parlando in italiano. «Posso… farle una domanda?»

Lui annuì.

«Le è capitato mai di pensare, in tutti i suoi casi… “se solo fossimo arrivati prima”…?»

Rossi sorrise divertito: «Questo lavoro è pieno di se e di ma. I miei libri questo non lo dicono, lo ammetto.»

«Evita spesso di inserire dettagli autobiografici. E su molte questioni, lei è superficiale…»

«Come Ruby Ridge?»

Kora esitò ma poi annuì: «Come ha detto Reid a casa di Goehring, non è costretto a parlarmene se non vuole...»

Rossi guardò fuori qualche istante prima di parlare: «Tutto ciò che la gente ricorda di quel giorno… è che un cecchino dell’FBI ha ucciso una donna che teneva in braccio il suo bambino.»

Kora annuì. Questo lo sapeva.

«Il mio ordine ai tempi fu lo stesso di oggi… sparate. Sei mesi dopo, Waco, ottanta morti tra uomini, donne e bambini. Ma quel giorno non abbiamo sparato nemmeno un colpo.» Fece una pausa «I nostri fallimenti ci perseguitano sempre, Kora. Nemmeno la squadra di analisi comportamentale più famosa del mondo è immune agli errori, voglio che questo lo ricordi.» La guardò negli occhi. «Sei stata brava oggi. Abbiamo fatto del nostro meglio.» La rassicurò. «Ma non andrà sempre così. Quando arriverà il momento in cui anche tu compirai un errore… voglio assicurarti che io sarò lì.» Le diede una pacca sulla spalla. «Ora non pensarci più e riposa.» Le sorrise. «Quando arriveremo, ti porterò a bere un caffè come si deve nel mio locale preferito.»

Kora ricambiò il sorriso, annuì e chiuse gli occhi. Per la prima volta, riuscì a dormire su un aereo.

Note di capitolo

Qui si chiude il primo caso di Kora. E' stato quello più dettagliato nelle descrizioni poiché rappresenta il suo ingresso nella squadra e i primi approcci con ogni membro, nei prossimi ci saranno capitoli non riferiti ad episodi in particolare che esploreranno meglio tali rapporti, creando anche respiri tra un caso e l'altro sia ai personaggi che a me come autrice che a voi come lettori.

Spero vi stiate godendo la lettura!

Commenti

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