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Creato il 14/08/2026, 18:51 · Aggiornato il 14/08/2026, 18:52

Capitolo 1: Prologo

@daisy_eastDaisyEast
MaturoIn corso

Avvertenze (opera)

  • Abuso (fisico o emotivo o psicologico)
  • Gaslighting / Manipolazione psicologica
  • Morte
  • Prigionia / Rapimento
  • Sangue
  • Stupro
  • Tortura
  • Violenza
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Dall’episodio 1x01

L’aula era buia e piccola. I banchi erano sei, disposti in file semicircolari che si rivolgevano verso il centro della stanza,  ognuno era occupato da un massimo di sei persone: giovani cadetti della sede di Quantico, con le loro polo blu scuro e la scritta FBI stampata sul lato sinistro.

Kora, come pochi altri, spiccava tra quelle polo azzurre: la giacca blu e nera della George Washington University copriva una t-shirt bianca, semplice, senza scritte o stampe, il badge di permesso per l’accesso alla sede di Quantico ben appuntata al taschino sinistro.

Il proiettore faceva scorrere immagini macabre sulla parete di fronte a loro, uomini e donne dai volti pallidi, senza vita, i cui corpi erano stati scaricati in mezzo ad una campagna desolata, ognuna con una propria foto da polaroid attaccata addosso. Sui volti di alcuni, rivoli di sangue ormai incrostato scorrevano dalla fronte lungo il viso.

L’ombra del loro insegnante, Jason Gideon, ogni tanto irrompeva prepotentemente in mezzo a quelle proiezioni, facendoli tornare alla realtà e strappandoli via dallo shock.

«Qualcuno riconosce questi volti?»

«Vittime del Killer dei Sentieri.» Rispose una ragazza, seduta proprio davanti a Kora.

«Così lo chiamano i giornali in Virginia. Noi lo chiamiamo Soggetto Ignoto, anche noto come S.I.»

La penna di Kora scorreva già sulla pagina del proprio quaderno.

Soggetto Ignoto: S.I.

Evitare i nomi dati dai giornalisti per creare notizia: mancanza di professionalità.

Jason Gideon continuò la propria spiegazione: «Ho detto alla polizia della Virginia di cercare un bianco di vent’anni, proprietario di un furgone malmesso fatto in America. Fa un lavoro umile.» Mentre parlava, passeggiava avanti e indietro davanti ai banchi. Fece una lunga pausa prima di aggiungere: «Ho detto loro: “Quando lo trovate, non sorprendetevi…se dovesse balbettare molto.”»

La stessa ragazza che poco prima aveva risposto correttamente alla domanda, alzò la mano: «Non per sembrare scettica, ma… perché il balbettio?»

«Dove sono avvenuti gli omicidi?» Lui attese qualche momento per vedere se qualcuno avesse provato a rispondere.

Kora si prese di coraggio e alzò lentamente la mano.

«Sì, signorina…?»

«Angeli, signore.»

Lui parve divertito dal nome italiano e dal suo accento non propriamente americano.

La cosa per un attimo la mise in soggezione ma si sforzò comunque di rispondere: «Sentieri isolati. Per escursionisti.»

«Esattamente. Se fossi un killer che deve usare una forza prepotente anche nel mezzo del nulla, non mi sentirei sicuro di me stesso.»

«Difetta di carisma…»

«Di nuovo esatto, signorina Angeli. Non riesce a farli salire sulla propria auto come faceva Ted Bunty, non ci riesce perché probabilmente prova vergogna per qualche motivo.»

Mentre l’uomo parlava, Kora continuò a schematizzare sul foglio a quadretti.

Luogo isolato e Forte violenza -> Mancanza di fiducia, vergogna.

Alzò lo sguardo quando udì la porta dell’aula aprirsi. Una figura era appena entrata ma non si trattava di uno studente: doveva avere circa la sua età, era un ragazzo basso, con indosso un maglione rosso su una camicia gialla, capelli perfettamente pettinati all’indietro come uno studente modello, ma tutti sapevano chi fosse in realtà. Alzò una cartella che teneva in mano e la indicò a Jason Gideon che dopo averla vista si voltò verso di loro.

«Scusatemi.» Si congedò.

Attesero il suo ritorno per qualche minuto, finché la porta non si aprì di nuovo, ma non era Jason Gideon.

«Scusate, ragazzi. L’agente Gideon è dovuto partire per un caso improvviso, la lezione è sospesa. Vi faremo sapere quando sarà possibile recuperarla.»

Mentre l’uomo in questione smontava l’attrezzatura, Kora e gli altri giovani aspiranti profiler riposero il loro materiale nelle cartelle. Alcuni mormoravano tra di loro contrariati. Lei non disse nulla, caricò la cartella in spalla e lasciò l’aula da sola.

~◉~

Tre mesi dopo

«Potrebbe rivelarsi pesante come primo caso da seguire.»

«Se dovessi ritenere sia troppo, non mi farò problemi a dirvelo, dottoressa Brown. Ve lo assicuro.»

Si fermò dietro la donna e attese che una guardia aprisse la prima porta. Entrarono. Attesero che venisse chiusa dietro di loro, poi l’uomo le superò per aprire la seconda. La prima zona in cui misero piede puzzava in maniera nauseante, un misto tra medicinali, prodotti per la pulizia, ferro (o sangue, difficile a dirsi) e sudore.

Kora era stata avvertita: gli uomini dietro quelle celle non vedevano una donna da mesi, se non anni, salvo quei pochi abbastanza fortunati da essere seguiti da una psicologa donna ma poche erano coloro che accettavano di lavorare con leggerezza in quei luoghi.

Ma lei aveva bisogno di almeno due anni di esperienza sul campo per poter entrare nella BAU.

Cercò di ignorare le oscenità che quei criminali le gridavano dietro, evitò di guardare nella loro direzione, di incrociare i loro occhi. Si trattenne dall’accelerare il passo quando con la coda dell’occhio vide alcuni di loro armeggiare con i loro pantaloni, tenne gli occhi fissi sulla schiena della donna che sarebbe stata la sua mentore per lungo tempo.

«Schiena dritta, sguardo alto, tieni a freno i tremiti.» Strinse il fascicolo che teneva tra le mani.

Superarono lunghi corridoi che le parvero senza fine, finché non giunsero nella zona di massima sicurezza.

Superarono varie celle blindate, finché non si fermarono di fronte ad una la cui targhetta con il nome era nuova di zecca: Karl Arnold.

Prima di aprire la porta, la guardia osservò attraverso la finestrella superiore se fosse sicuro entrare. Quindi, inserì la chiave nella serratura, spinse e si fece di lato per permettere loro di entrare.

La dottoressa Brown fece un passo dentro. Kora prese un grosso respiro e la seguì.

«Buongiorno, Arnold.» La donna si rivolse all’individuo seduto sulla brandina.

Basso, capelli rossi, occhi verdi. Lo guardo di lui si spostò dalla donna a lei e quando i loro occhi si incrociarono, Kora quasi perse la presa sul fascicolo.

«Una volpe.» Fu il suo primo pensiero.

Capì di essere solo una preda finita nella tana del predatore.

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