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Creato il 29/08/2026, 22:15 · Aggiornato il 29/08/2026, 22:15

Capitolo 3: Il peso del silenzio

@bloodymary79bloodymary79
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tre colpi contro il legno rimbombarono nelle cuffie di Erich come scariche elettriche.

Nel seminterrato di Charlottenburg il tempo parve congelarsi. Erich non osava respirare; la sua mano rimase sospesa a un millimetro dalla manopola del Rohde & Schwarz, i muscoli del collo e delle spalle contratti in una rigidità dolorosa. Le spie luminose e le valvole della console brillavano nel buio, del tutto indifferenti alla violenza che si stava consumando a pochissimi chilometri di distanza, dall'altra parte del Muro.

Dall'altoparlante arrivò il rumore metallico di una serratura forzata senza troppa pazienza, seguito dallo striscio duro della porta di legno che si apriva a forza contro il pavimento.

«Elena Weber?»

La voce che irruppe nella stanza non era urlando. Era una voce piatta, grigia, intrisa di una burocratica, devastante certezza. La voce di un uomo che non aveva alcun bisogno di alzare il tono per fare paura.

«Chi siete? Cosa volete?» La risposta di Elena fu un filo di vento, ma Erich vi colse una nota di fierezza viscerale che gli strinse lo stomaco. Sentì il fruscio della chitarra spostata in fretta, il legno dello strumento che batteva contro la spalliera della sedia e il rumore leggero dei fogli che scivolavano sul tavolo.

«Hauptabteilung XX. Ispezione di routine, Frau Weber», disse l'uomo, mentre si udiva il passo pesante di almeno due paia di stivali entrare nella stanza. «Risulti iscritta al circolo culturale di Pankow con un’autorizzazione provvisoria dell’AWA per l’esecuzione dei testi. Ma da una verifica sui tuoi fascicoli, i contenuti presentati nelle ultime esibizioni informali non corrispondono a quelli depositati e approvati dalla commissione.»

Erich strinse i pugni sul banco di lavoro fino a farsi sbiancare le nocche. L'HA XX: la sezione della Stasi incaricata di sorvegliare l'arte, i giovani, la letteratura e qualsiasi forma di dissenso non allineato. Conosceva bene quella sigla dai report di intelligence dell'Ovest, ma sentirla pronunciare così, nella penombra di quel piccolo appartamento, gli fece salire una nausea calda e amara.

«I miei testi parlano di vita quotidiana», tentò di difendersi Elena. La sua voce tremava leggermente, ma manteneva una dignità straordinaria. «Non c'è niente di politico. L'AWA ha già approvato le prime tre canzoni lo scorso mese.»

«L'AWA approva ciò che le viene mostrato sulla carta, Frau Weber», lo interruppe una seconda voce, più affilata della prima. «Non quello che poi canti a porte chiuse o nelle stanzette improvvisate. Da questo momento, la tua licenza d'esibizione nei circoli giovanili è ufficialmente sospesa a tempo indeterminato. E stasera effettuiamo il sequestro precauzionale di tutto il materiale scritto presenti in casa.»

Nelle cuffie di Erich seguì un disordine metodico e spietato. Sentì il rumore di cassetti tirati fino a fine corsa, scatole di cartone rovesciate a terra, il fruscio violento di fogli di carta strappati dai blocchi con spietata indifferenza. Stavano spogliando il suo spazio creativo, pezzo dopo pezzo.

«Non potete portarmi via i quaderni, sono solo appunti personali!» protestò lei, e per la prima volta nella sua voce si avvertì una crepa di disperazione.

«Lo stabiliremo noi cosa è personale e cosa è di interesse per la sicurezza dello Stato, Frau Weber», replicò il primo funzionario con gelida freddezza. «Ti presenti domani mattina alle otto al distretto di Normannenstraße per il chiarimento formale dei contenuti e per firmare la notifica di sospensione. Se non ti presenti, verrai prelevata. È chiaro?»

Un passo pesante si avvicinò al tavolo dove si trovava il microfono o la presa di linea. Per un istante atroce, Erich temette che scoprissero la frequenza, che vedessero il cavo o il trasmettitore improvvisato, recidendo per sempre quel legame invisibile. Mantenne la testa ferma, quasi come se muoversi nell'Ovest potesse Tradire la presenza del segnale all'Est.

Poi si sentì il rumore sordo di un foglio calpestato sotto una suola di gomma dura, seguito dal suono della porta che veniva richiusa con uno scatto secco e definitivo.

Nel piccolo appartamento di Prenzlauer Berg calò un silenzio innaturale, pesante come il piombo. Nessun urlo, nessun pianto dirotto. Soltanto il respiro affannoso e spezzato di Elena che cercava faticosamente di ritrovare un ritmo, e dopo lunghi minuti il suono straziante dei suoi passi leggeri che camminavano in mezzo al disordine, raccogliendo da terra i fogli rimasti.

A Charlottenburg, Erich si staccò lentamente le Sennheiser dalle orecchie. Le spugne gialle le passarono attorno al collo, pesanti come una catena. Le sue dita tremavano visibilmente mentre tirava fuori dal pacchetto una Ernte 23 e la accendeva, aspirando il fumo fino in fondo ai polmoni per scacciare il senso di vuoto che gli attanagliava la gola.

I suoi occhi caddero sul Registro di Servizio Ufficiale dell'Ovest, aperto davanti a lui sul banco di lavoro sotto la luce della lampada a braccio.

La procedura parlava chiaro. Qualsiasi attività di rilievo rilevata durante il turno — e un intervento dell'HA XX a Berlino Est lo era a tutti gli effetti — doveva essere verbalizzata con orario preciso, frequenza di trasmissione e valutazione dell'impatto informativo. Registrare l'evento avrebbe significato trasformare Elena Weber in una pratica burocratica della NATO, una scheda d'archivio che i suoi colleghi avrebbero iniziato a monitorare e analizzare.

Erich fissò la penna a sfera appoggiata accanto al registro. Poi abbassò lo sguardo sul suo taccuino privato in tela nera, nascosto nel cassetto a chiave.

Impugnò la penna e, sul registro ufficiale della stazione d'ascolto, tracciò una linea orizzontale e decisa sulla casella dell'ora, scrivendo in un rigido stampatello burocratico:

Nessun segnale di rilievo nel settore 4.

Frequenza stabile, assenza di traffico utile.

Chiuse il registro di Stato con un colpo secco. Aprì invece il suo quaderno nero e, con la mano che aveva finalmente smesso di tremare, annotò a matita solo queste parole:

01:42 – Licenza AWA sospesa dalla Stasi. Materiale sequestrato.

Elena è ancora a casa. Per ora non la lascerò sola.

Aveva appena commesso la sua prima vera falsificazione di atti ufficiali. Erich sapeva che da quel momento in poi non sarebbe più stato soltanto un osservatore neutrale: aveva scelto di proteggerla, cancellando le sue tracce e accettando di camminare insieme a lei, nell'ombra.

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