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16:45
Novara, ultimo giorno dell'anno.
Alle cinque abbiamo appuntamento al bar della stazione. Dopo un lungo vagabondare per le vie del centro, arrivo sul posto in anticipo, intirizzita e parecchio esitante. È quasi buio.
Entro nel bar e ti vedo: in piedi, affacciata alla vetrata che dà sul piazzale, appoggiata allo stipite, con le mani in tasca. Non ti accorgi di me, approfitto per osservarti: il tuo consueto aspetto trasandato, con la giacca a vento verde, una comoda tutona grigia e scarpe da ginnastica. Una figura alquanto incolore, direi, non fosse per quello sguardo sognante a mezzo sorriso con cui fissi l'esterno, persa in chissà quali pensieri.
Potrei scappare. Scivolerei via senza farmi vedere, accamperei poi una scusa e ci vedremmo la prossima volta. Ma voglio sentire la tua voce, almeno un'altra volta: ne ho tanto bisogno.
Mi avvicino di soppiatto e ti solletico i fianchi, come molte altre volte ho fatto. Ti volti di scatto, ridendo e dimenandoti. Mi mostri il tuo splendido sorriso e mi prendi a braccetto.
P. – Sediamoci, sto morendo di freddo. La cioccolata qui è eccezionale, ti va?
Annuisco, sorridendo appena. Ordiniamo e ci sediamo al tavolino più lontano, nel vano alle spalle del bancone, una di fronte all'altra. Ti strofini le mani, scaldandole col tepore del fiato, rabbrividendo di tanto in tanto.
Nelle settimane precedenti gli esami di dicembre, mentre studiavamo assieme, abbiamo parlato a lungo, a lungo davvero: non so perché, mi rilassava molto parlare con te. Ora invece non riesco a dir nulla: la mente si arrovella attorno a un unico pensiero.
P. – Non dici nemmeno una parola? *sorridi di nuovo* Ti si seccherà la gola, se continui così!
Porto la sedia più sotto il tavolino.
L. – Scusami, ho il raffreddore e sono un po' intontita.
Sorrido di rimando, senza convinzione, e abbasso gli occhi, strofinando le mani a mia volta. Fuori fa davvero freddo.
Ti alzi per prendere le cioccolate e lo zucchero al bancone. Mentre ti allontani ti guardo: quei vestiti comodi, quella camminata tranquilla e armoniosa, quello sguardo sereno. Da quando ti conosco non faccio che chiedermi come tu riesca a prender la vita così semplicemente. La prima volta è stato all'inizio dei corsi, a ottobre, quando ti è caduta quella cartella piena di fogli sul marciapiede di fronte all'università: ti ho chiesto se volessi una mano per raccoglierli e tu hai annuito e ringraziato, sorridendo beata, talmente beata che mi son chiesta — lo confesso — se fossi cretina.
Torni con le cioccolate e ti siedi, zuccherando la tua e iniziando a mescolare. Rimango per un attimo a fissare il vapore che sale e mi scalda le guance, deglutendo un paio di volte, con le mani giunte fra le gambe. Prendo la bustina di zucchero e comincio a giocherellarci con le dita, cercando inconsciamente di grattar via il chicco di caffè che vi è stampato.
Smetti di mescolare e mi viene un tuffo al cuore: il momento è giunto. Abbassi un poco il viso per incrociare il mio sguardo.
P. – Piccola, sicura che vada tutto bene? Sei scura oggi, è successo...
Non ti lascio finire. Alzo lo sguardo di scatto, facendoti sobbalzare, incrocio i tuoi occhi, ti fisso come volessi sbranarti.
L. – Io... devo dirti una cosa.
Non respiro più, mi sento mancare l'aria, il cuore batte a mille.
L. – Tu... mi piaci.
Ecco, l'ho detto! Ci voleva tanto? Ho finalmente sputato queste insignificanti parole da scolaretta delle elementari! Adesso pensa pure quello che vuoi, ma io non avrei saputo trattenermi oltre! Vuoi insultarmi? Vuoi sputtanarmi davanti a tutta la gente nel bar? Non me frega nulla! O magari sarai più gentile e ti limiterai a un "Scusami, sono già impegnata" e te ne andrai. Chissà, forse mi fisserai con un ghigno e mi pugnalerai al cuore con un "Non sono lesbica" e ti allontanerai schifata, schifata perfino d'esserti seduta con me. Oppure sei sposata e mi dirai che non hai tempo per queste sciocchezze. O magari che ti piacerebbe tanto, ma proprio proprio non puoi. O magari...
P. – Anche tu mi piaci molto.
Cosa? Cos'hai detto? Stai davvero parlando con me? Il tempo ha rallentato poco fa, quando ho parlato io, ma ora s'è fermato del tutto! Ti guardo e non capisco, mentre tu poggi la guancia sul palmo e un meraviglioso sorriso adorna le tue labbra. Stringo i pugni e li rilascio più volte. Mi accorgo di aver lacerato la bustina dello zucchero e di averne sparso sul tavolino.
Continui a guardarmi, mentre la cioccolata ti fuma davanti. Avvicini la tua mano e con l'indice accarezzi il dorso della mia. Il tocco del tuo dito mi riscuote un poco. Non capisco più nulla, non mi aspettavo quella risposta. Fino a un attimo fa — quanto tempo è passato? non ne ho idea... — avrei voluto essere in qualsiasi altra parte del mondo, adesso non voglio essere che qui, non voglio che i tuoi occhi si stacchino dai miei, non voglio che il tuo dito si allontani dalla mia mano, non voglio che il vapore della cioccolata smetta di salire e di giocare con le morbide forme del tuo viso.
Vorrei continuare a fissarti dritta negli occhi, coccolata dal tuo dolcissimo sguardo. Invece abbasso lo sguardo sul tuo dito che delicatamente accarezza la mia pelle. Vorrei essere piccola piccola e abbracciare quel dito, farlo mio, vedere ogni istante la sua bella pelle olivastra sulla mia pallida e incolore.
P. – Anche tu mi piaci moltissimo, piccola.
Lo hai detto di nuovo, quasi un sussurro. Sorrido a malapena, mentre sento il cuore gonfiarsi. La mia mano si ribella al tuo dito e l'afferra, stringendolo forte, mentre il mio pollice cerca il tuo. Poco a poco arrivano anche i singhiozzi e gli occhi si gonfiano di lacrime, ma non mi muovo, stringendo forte il tuo dito. Piango, piango in silenzio, piango come una sciocca e mi sento tremare.
Ti alzi e mi vieni a fianco, mi sollevi delicatamente il mento e asciughi le mie lacrime col fazzoletto. Che faccia devo avere! Non so trattenermi e ti abbraccio forte, stringendomi a te, nascondendo il viso contro il tuo petto e seguitando a singhiozzare. Vorrei vedere il tuo viso anche in questo momento, ma non posso: le mie braccia non lasciano i tuoi fianchi. Mi abbracci la testa, mi culli, accarezzando i miei capelli. Piango, sento le tue carezze, il tepore del tuo corpo, il tuo odore morbido e caldo. Di nuovo, non voglio che nulla cambi e vorrei rimanere abbracciata a te per sempre.
Lentamente ti scosti e mi sento mancare la terra sotto i piedi. Mi consolo subito alzando gli occhi e guardandoti: le tue braccia non sono più attorno a me, ma il tuo sguardo mi accarezza e mi culla, esattamente come poco fa. Torno a sorridere e tu sorridi a tua volta. Mi asciughi gli occhi e il naso, lasciandomi il fazzoletto in mano, e mi dai un buffetto sulla guancia. Poi frughi in tasca e appoggi qualcosa sulla mia fronte, tornando a sedere. Un cioccolatino. Un cioccolatino del bar, che per caso ho visto quando ci siamo dirette al tavolo. Stando nella tua tasca si è ammorbidito, ma sarà per certo il più buon cioccolatino che abbia mai mangiato. Cerco di farne due metà, non riesco e do la parte più grossa a te, che mangi direttamente dalla mia mano, mordicchiandomi le dita. Ne terrò la carta, che sarà il segnalibro della pagina su cui scriverò di oggi.
Sono felice.
Beviamo le cioccolate senza dire una parola, facendoci tantissimi piccoli dispetti a vicenda, come pestarci i piedi o pizzicarci le mani, ridendo e sbuffando continuamente, guardandoci sempre negli occhi.
17:15
Usciamo dalla stazione e ci fermiamo sul piccolo piazzale. Respiro a pieni polmoni l'aria umida lasciata dall'intera mattina di pioggia. Mi sento un'altra persona. Anche tu ti stiracchi un poco e in modo non propriamente signorile, cosa che mi fa ridere e tu per ripicca mi rifili un'amorevole culata. Mi sento benissimo.
P. – Cosa fai questa sera?
Questa domanda così a bruciapelo non me l'aspettavo.
L. – Nulla, credo. Le mie compagne sono tornate a casa loro... resterò a casa.
P. – Verresti da me?
Certo che verrei da te! Come trascorrerei con te ogni secondo che passa! Ma... mi vergogno a dirtelo.
L. – *abbassando lo sguardo* Non... non mi piacciono le feste, scusami. Odio la confusione...
P. – Ci saremo solo io e te.
Mi sorridi di nuovo, dondolandoti di soddisfazione, orgogliosa del formidabile affondo che sai aver colto nel segno: capisci bene quanto ho voglia di star con te. Sorrido anche io, stralunata: non riesco a capacitarmi che tutto questo stia realmente accadendo e rimango senza parole.
La gente passa in continuazione, sta arrivando l'ora di punta. Alcuni trascinano pesanti valigie rumorose, altri viaggiano solamente con un piccolo zaino. Eppure non mi accorgo di nulla: so che ci sono, ma questa volta non li vedo e non sento alcun rumore, nel turbinoso silenzio dei miei pensieri. Guardo te, che mi fissi con quello sguardo malizioso di diavoletta tentatrice. Ho una pazza voglia di te. Non più preda del timore e della vergogna di quando sono giunta all'appuntamento, ora impazzisco di gioia al pensiero di poter fare con te tutto ciò che fanno le persone... che si piacciono.
L. – *con scherzosa decisione* Qualcuno mi sta tentando, ma io resisterò. *annuisco decisa, incrocio le braccia e fingo di pensarci* Mmmmmm, accetto!
E scoppiamo a ridere. A ridere di gusto, un riso liberatorio che fino ad ora è mancato. Qualcuno ci guarda e certamente si starà chiedendo se abbiamo bevuto o fumato qualcosa di forte. Ma non importa, perché sono felice, felice, feliceeeeeee!
Questa volta ti prendo io a braccetto, con decisione, e tu ti lasci trascinare, ben contenta.
L. – Allora, dove si va?
P. – A far spesa. *atteggiandoti con superiorità* Non pensavo certo di avere ragazzine per cena!
Inspiri profondamente e mi spernacchi in faccia, bagnandomi tutta. Qualcuno si volta di nuovo, un bambino ride, una coppia bisbiglia e scuote il capo, allontanandosi. Tu parti di corsa verso il marciapiede alberato ridendo come una matta. Ti rincorro, ti riacciuffo per la manica, ti strattono con forza verso di me, ti stringo per impedirti di fuggire e stampo un sonoro bacio sulla tua guancia.
L. – Non ti libererai di me così facilmente!
P. – *sussurrandomi suadente all'orecchio* E chi vuole liberarsi di te, piccola?
Tenendomi un poco di lato il viso, ti vendichi dell'affronto, stampando un altrettanto sonoro bacio sulla mia guancia.