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← STAR WARS - La minaccia dal Passato

Creato il 26/09/2026, 12:16 · Aggiornato il 26/09/2026, 12:16

Capitolo 1: Un ombra dal Passato

@bergadavideDavide
MaturoIn corso

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  • Politicamente Scorretto
  • Prigionia / Rapimento
  • Violenza
  • Violenza Esplicita
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STAR WARS

LA MINACCIA DAL PASSATO


È un periodo di fragile speranza per la Galassia.

Sulle ceneri dell’Impero Galattico, la Nuova Repubblica lotta per tenere insieme un equilibrio precario, mentre il Gran Maestro Luke Skywalker ha rialzato l’Ordine Jedi tra le antiche rovine di Yavin IV.

Ma la pace è solo una maschera.

Nei corridoi del Senato e negli angoli dimenticati dello spazio, vecchi fantasmi e cospiratori nell’ombra hanno compreso una verità crudele: non basta abbattere l’eroe della Ribellione.

Bisogna spezzare ciò che gli sta più vicino.

Ignari della ragnatela che si stringe attorno a loro, Luke Skywalker e Mara Jade continuano a forgiare il futuro dell’Ordine.

Mentre nell'ombra, piani oscuri sussurrano il nome di Mara… e risvegliano il veleno che Palpatine lasciò sepolto nella sua mente.

Intanto nel Tempio Massassi…


Tra le rovine giganti che svettavano oltre la chioma della giungla di Yavin IV, il tempo sembrava essersi fermato. L'antica struttura di pietra scura, costruita millenni prima dagli schiavi Sith, custodiva al suo interno un silenzio solenne, interrotto solo dal respiro della foresta e dall'eco dei passi dei giovani allievi. La luce dorata del tramonto filtrava tra i blocchi di granito e le crepe secolari, tagliando l'oscurità dei grandi saloni con fasci di polvere e ozono. Dove un tempo regnavano la magia oscura e i sacrifici dei Massassi, ora batteva il cuore del Nuovo Ordine Jedi. Le ampie sale usate in passato come stanze di culto erano state convertite in austere aule di meditazione, archivi e palestre d'addestramento. Nell'aria, densa dell'umidità tipica della giungla, si avvertiva la presenza vibrante della Forza: una sensazione di pace ritrovata, eppure sottilmente precaria, come se la pietra stessa conservasse memoria delle tenebre e attendesse soltanto una scintilla per risvegliare i fantasmi del passato.

Era sera tardi, e l'intera accademia era immersa nel riposo: tutti i giovani padawan dormivano nei loro alloggi, così come gli istruttori veterani, vinti dalla stanchezza di una lunga giornata di lezioni. Mara era arrivata all'improvviso, varcando i confini del pianeta senza preavviso e in totale segretezza, proprio come era solita fare. Un'apparizione imprevista e invisibile per chiunque altro all'interno della struttura, ma non per Luke. Il Gran Maestro aveva avvertito la sua presenza nella Forza ben prima che i sensori potessero intercettarla. E la stava aspettando, completamente solo, spada alla mano al centro dell'arena di combattimento, pronto ad accoglierla.

Luke si ergeva immobile, incarnando la presenza solenne del Gran Maestro Jedi. La sua corporatura era atletica, temprata da anni di battaglie e addestramento, capace di sprigionare una potenza fluida e controllata. Indossava la sua iconica tunica nera a collo alto, stretta in vita da un cinturone di cuoio scuro, sopra la quale ricadeva un ampio mantello marrone. Sulla mano destra svettava il guanto di pelle nera, a copertura della protesi cibernetica. Con una presa solida impugnava la sua spada laser dall'elsa metallica, pronta a scatenare la sua inconfondibile lama di pura energia verde brillante.

​All'esterno, il silenzio della giungla fu spezzato dal rombo potente del Jade's Fire, la celebre nave personalizzata di Mara Jade. Uno yacht stellare modificato e affilato come un pugnale, dalle linee eleganti ma aggressive, con uno scafo metallico arricchito da inserti dorati e armi clandestine d'élite. Dalla rampa discese Mara, figura di rara e mozzafiato bellezza: alta, snella e dalla grazia letale, sfoggiava una chioma fluente di capelli rosso-dorati che le incorniciavano il viso, mettendo in risalto gli intensi occhi verde smeraldo. Indossava una tuta aderente in cuoio scuro con fondina a tracolla. Con fermezza impugnava la sua raffinata spada laser, pronta ad accendere una spettacolare lama di colore magenta.

​L'arena di combattimento era un vasto anfiteatro circolare scavato nel granito scuro del tempio. Imponenti pilastri di pietra perimetrali proiettavano lunghe ombre sulla sabbia fine che ricopriva il suolo, mentre antiche torce a plasma sparse lungo le pareti illuminavano l'ambiente con un chiarore calmo, caldo e tremulo.

Luke strinse gli occhi vendendola varcare l'apertura tra le rocce che era l'ingresso nell'arena da combattimento 

Mara non gli diede il tempo di salutarla, con uno scatto fulmineo utilizzandolo la forza che scorreva potente in lei gli fu addosso, con la lama color Magenta della sua spada che illuminò la penombra dell'arena.

L'aria dell'arena, fino a un secondo prima immobile, si squarciò con un ruggito di plasma. La lama magenta di Mara fendeva l'oscurità tracciando una scia di pura luce violetta, diretta con precisione chirurgica al fianco sinistro di Luke. Non c'era esitazione nella sua spinta, né la lentezza tipica di un saluto: era un attacco a piena potenza, sferrato con la velocità esplosiva di chi era stata addestrata per essere la cacciatrice definitiva dell'Imperatore.

​Luke non si scompose. Il Gran Maestro non aveva bisogno di guardare la spada per sapere dove sarebbe arrivata.

​Con un movimento fluido, quasi svogliato per quanto naturale, fece scivolare indietro il piede destro. L'elsa metallica nella sua mano destra scattò verso l'alto e l'arena fu inondata da una vivida luce verde smeraldo.

​CLANG-SHHH!

​L'impatto tra le due lame generò un'ondata d'urto invisibile che fece volare la sabbia fine del perimetro. Scintille viola e verdi piovvero sul granito scuro del pavimento, illuminando per un microsecondo i volti dei due duellanti: la determinazione feroce e magnetica negli occhi smeraldo di Mara, la calma profonda e assoluta nello sguardo azzurro di Luke.

​— Niente saluti stasera, Mara? — mormorò Luke, la voce ferma nonostante la pressione colossale che la donna stava esercitando contro la sua guardia.

​Mara non rispose con le parole. Sfruttando la spinta del blocco, ruotò sui tacchi con una grazia felina, facendo passare la lama magenta sopra la testa di Luke per tentare un fendente rovesciato d'ampio raggio. La velocità del suo movimento, potenziata dal flusso della Forza che le sccorreva nelle vene, avrebbe decapitato un battaglione di soldati prima che potessero accorgersene.

​Ma Luke era già lì. Un passo di lato, la spalla rodata che schivava il plasma per millimetri, e la sua lama verde si frappose di nuovo, bloccando l'attacco a mezza altezza con una parata perfetta, immobile come una montagna di pietra Massassi.

Mentre le lame si scontravano in un turbine di scintille verdi e magenta, il cuore di Mara batteva a un ritmo furioso. Amava quell'uomo. Era una verità bruciante che non sarebbe mai stata disposta ad ammettere a nessuno: non a se stessa, non al Consiglio Jedi e men che meno a Luke. In quel duello ad altissima intensità — un allenamento spinto a un livello di velocità e letalità che nessun altro essere vivente nella Galassia sarebbe stato in grado di reggere — la sua mente divenne un rifugio di riflessi puri e ricordi riaffioranti.

Tra una parata e una schivata millimetrica, la memoria la riportò indietro negli anni, alla prima volta che i suoi occhi avevano incrociato quelli del Gran Maestro.

All'epoca, Mara era mossa da un odio feroce e viscerale, avvelenata dall'ultimo, disperato comando telepatico scagliato dall'Imperatore Palpatine prima di morire sulla Seconda Morte Nera: «Ucciderai Luke Skywalker». Per anni quella voce era stata la sua unica ragione di vita, un'ossessione che la divorava dall'interno mentre vagava per la Galassia come un fantasma del passato regime.

Il loro primo incontro avvenne sul pianeta selvaggio e inospitale di Myrkr, all'interno del covo dell'organizzazione di contrabbando guidata da Talon Karrde. Luke era arrivato lì per caso, catturato dai contrabbandieri dopo che la sua nave era rimasta inavaria. Quando Mara se lo trovò davanti per la prima volta, non vide il mostro sanguinario dipinto dalla propaganda imperiale, né l'arrogante guerriero che aveva distrutto l'Impero. Vide un uomo giovane, provato dalla prigionia, dai tratti gentili ma dallo sguardo incredibilmente fermo.

Ricordava ancora il brivido di quell'istante: la tentazione immediata di estrarre il blaster e mantener fede all'ordine di Palpatine si era scontrata con l'incredibile serenità di Luke. Persino in catene, privo della sua spada laser e circondato da potenziali nemici, Skywalker la guardava non con timore o sfida, ma con una profonda, spiazzante empatia.

L'occasione per compiere la sua vendetta si era presentata poco dopo, quando il loro shuttle era precipitato nelle fitte e pericolose giungle di Myrkr. Disarmati, isolati e braccati dalle creature locali e dalle pattuglie imperiali, Mara e Luke erano stati costretti a stringere un'alleanza di sopravvivenza. In quei giorni passati a farsi strada nella vegetazione soffocante, Mara aveva cercato in ogni modo di odiarlo, stuzzicandolo, minacciandolo e ricordandogli a ogni passo che intendeva ucciderlo non appena fossero stati in salvo.

Ma Luke non si era mai piegato alla sua ostilità. Con infinita pazienza, la proteggeva, condivideva il cibo con lei e le salvava la vita più e più volte, dimostrandole con i fatti che la Mano dell'Imperatore non era vincolata al destino di un fantasma del passato.

Ora, anni dopo, sulla sabbia dell'arena di Yavin IV, Mara affondò un altro colpo di lama magenta. Guardò negli occhi azzurri di Luke — gli stessi occhi che l'avevano guardata tra gli alberi di Myrkr senza mai giudicarla — e capì che quell'uomo non le aveva solo salvato la vita: le aveva restituito la libertà di scegliere il proprio futuro.

La lama magenta di Mara tagliò l'aria con un fischio acuto. Sfruttando la spinta della Forza, si era staccata da terra con un balzo acrobatico e fulmineo, librandosi a mezza altezza per scatenare una sequenza di colpi concatenati ad altissima velocità. Era una delle sue tecniche di combattimento più avanzate e micidiali, un'esecuzione perfetta che univa la grazia di una danzatrice alla letalità di un'assassina sceltissima. Nemmeno i bot da combattimento più sofisticati dell'Impero avrebbero mai avuto i tempi di reazione necessari per intercettare o schivare un simile attacco.

Ma per Luke Skywalker la percezione del tempo funzionava in modo diverso.

Mentre la luce viola della spada di Mara illuminava la sabbia dell'arena, il Gran Maestro scivolò con un movimento fluido e quasi impossibile al di sotto della traiettoria del plasma. Il calore della lama gli sfiorò i capelli, ma lui era già oltre, penetrato con grazia millimetrica all'interno della guardia di lei prima ancora che i suoi piedi toccassero di nuovo il suolo.

Senza opporre resistenza, sfruttò la vicinanza per annullare la distanza tra i loro corpi. Ancor prima che Mara potesse riposizionare l'elsa per un contrattacco, Luke si ritrovò a un soffio da lei.

Avvicinò il viso alla sua chioma rosso-dorata e, con un tono calmo e un pizzico di ironia che spezzò all'istante la tensione del duello, le sussurrò all'orecchio:

— Mi sei mancata anche tu.

Mara gli sorrise con gli occhi. Gli lanciò un occhiolino malizioso e, un istante prima che lui potesse assaporare il vantaggio, spalancò il palmo della mano. Un’onda d'urto invisibile di pura Forza investì Luke in pieno petto, sbalzandolo all'indietro attraverso l'ampiezza dell'arena.

Ma il Gran Maestro non perse mai l'equilibrio. Impattando contro la parete di granito scuro, assorbì l'urto con le gambe e usò la pietra come trampolino: con una spinta di Forza impressionante rimbalzò a mezz'aria, piobandole addosso come una meteora dalla lama verde tesa.

Fu in quel microsecondo che qualcosa si spezzò.

Mara stava ancora librata a mezz’aria, la lama magenta tesa in una sequenza che avrebbe dovuto essere perfetta, quando un dolore improvviso le trapassò le tempie. Non era la fatica del duello. Era più profondo, più antico. Un’eco lontana, distorta, che non apparteneva a Yavin IV.

Per un istante la vide: non con gli occhi, ma con la Forza. Una mente giovane, spaventata, che sognava rovine e una lama viola. Poi l’eco si fece voce.

Ucciderai Luke Skywalker.

La frase non arrivò come un ordine esterno. Risalì dal fondo di lei stessa, dove per anni aveva creduto di averla sepolta. Il condizionamento, che pensava spezzato, si richiuse intorno alla sua volontà come una mano di ferro.

La mente di Mara vacillò. L’amore che provava per l’uomo di fronte a lei — quell’amore che non aveva mai avuto il coraggio di nominare — si scontrò contro il comando con una violenza che le tagliò il respiro. Per un attimo fu due persone nello stesso corpo: la donna che voleva proteggerlo e la Mano dell’Imperatore che doveva ucciderlo.

La lama magenta si mosse da sola.

Devò il fendente di Luke con una precisione spietata e si abbassò in un affondo diretto alla gola. Un colpo pulito, letale, senza esitazione. Il gesto di chi aveva ucciso centinaia di volte su ordine di un fantasma.

Luke lo sentì prima ancora che la spada si muovesse.

Non fu rabbia ciò che percepì in lei. Fu qualcosa di estraneo, un’ombra che si era infiltrata tra i suoi pensieri e li stava piegando. La Forza intorno a Mara era diventata improvvisamente gelida e dissonante.

I suoi riflessi, affinati da una vita di battaglie, risposero un istante prima della ragione. La lama verde si alzò e intercettò quella magenta a un millimetro dalla sua pelle.

CLANG-SHHH!

L’impatto scosse l’intera arena. Scintille viola e verdi piovvero sulla sabbia. Per un secondo le loro menti si toccarono.

Luke penetrò la barriera che si era richiusa intorno a lei e vide tutto: il comando che la divorava, la lotta disperata della sua vera volontà, l’orrore di sapersi di nuovo prigioniera.

— Mara, no! — la voce gli uscì roca, quasi un supplica.

Quella singola parola, detta con tutto il peso della loro storia condivisa, fu il colpo di grazia.

Il conflitto interiore di Mara raggiunse il punto di rottura. Il dolore le esplose dietro gli occhi. La lama magenta si spense di colpo. L’elsa le scivolò dalle dita e cadde sulla sabbia con un suono sordo.

Prima che il corpo potesse seguire, Luke era già lì. La afferrò al volo, stringendola contro di sé mentre le ginocchia di lei cedevano.

Il silenzio tornò a calare sul Tempio Massassi, interrotto solo dal respiro affannato di Luke e dal battito irregolare del cuore di Mara contro il suo petto. Lui la tenne stretta, la fronte appoggiata ai suoi capelli rosso-dorati, e per la prima volta da anni sentì davvero paura.

Non per sé.

Per lei.

E per qualunque cosa, laggiù nella Galassia, avesse appena toccato la mente della donna che amava.


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