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«Cosa sarebbe questa... cosa?» chiede Talia Grace mentre le allungo le manine tozze verso la faccia.
Capelli neri, occhi blu, maglietta a maniche corte argento, sedici anni per sempre e aspetto da punkettara.
Come so che è una punkettara se sono in vita da quattro mesi al massimo?
Perché tecnicamente non ho quattro mesi.
Io sono Dedalo Grace, nato dopo che mia sorella è andata al Campo Mezzosangue e prima che mamma morisse.
Sono stato trasformato in anello da allora, e chi mi teneva prigioniero ne ha accennato con altre persone, per questo, seppur abbia ancora quattro mesi biologici, molte cose le so abbastanza bene.
«Oh, ma che carino!!» esclama una delle sue compagne Cacciatrici «È figlio tuo?»
Percepisco un'improvvisa aura nefasta su di noi, pronta a ucciderci entrambi.
Ma è nulla in confronto all'odio che ho percepito in tutti questi anni di prigionia, per cui continuo a fare versi in direzione di mia sorella con la felicità di chi ha appena trovato un nuovo giocattolo.
Sono pur sempre un bambino, conosco molte parole e qualche concetto, ma tra il dire e il fare c'è di mezzo il cielo... o era il mare?
«Ovvio che no! Che razza di idee ti vengono in mente...» brontola Talia infastidita «Me lo ha portato Ermes in Vespa – in effetti non sembrava minimamente Ermes – qualche minuto fa, dice che me lo manda "l'ultimo amante di mia madre" assieme a questo...» mostra un pacco di pannolini che basteranno sì e no per tre giorni.
«Tua madre? Ma non era morta?»
«Era quello che credevo anch'io, ma se questo bambino ha... boh, aspetta che leggo la lettera che mi ha mandato» estrae un foglietto dalla coperta che mi avvolge «"Ciao, io sono Dedalo Grace, ho quattro mesi e sono fratello tuo e di Jason (pace all'anima sua). Potresti occuparti di me per un po'? Grazie."» rilegge la lettera sempre più confusa «Quattro mesi... quattro mesi!? Non ha alcun senso...»
«Beh, magari non è morta...» un'altra Cacciatrice si avvicina e mi allunga il dito. Glielo stringo subito, guardandola con gli occhioni grandi.
«Esiste la menopausa, come farebbe a...» si blocca, guardandomi di nuovo «Andiamo, al terzo avrà capito che...» starnutisco e un fulmine cade poco distante.
Una saetta bianco-dorata che squarcia il cielo a Nord-Est con uno schiocco secco, fonde il terreno in una lastra di vetro e rimbalza nuovamente verso il cielo.
Il profumo di ozono pulito invade l'area circostante, come se fosse appena finito un temporale.
«Non-ci-credo.»
«Mi sa che è tuo fratello in tutto e per tutto» commenta la prima Cacciatrice «In effetti ha anche la stessa faccia da porc... dongiovanni di Zeus.»
Sbadiglio, come ad approvare il suo commento.
«Non so, a me ricorda più Giove...» dice la seconda Cacciatrice «Comunque sarà il caso di portarlo a uno dei Campi, dubito che Artemide te lo lascerà tenere.»
«E chi lo ha detto che lo voglio tenere, scusa!? Lo smollo a Percy e risolvo il problema» commenta Talia «Ehi, marmocchio, adesso andiamo a...» mi blocco, poi mi metto a piangere mentre lei prende un'espressione schifata «Ma che... non hai iniziato a parlare e sei già una rottura» mi stende a terra con la delicatezza di chi sta appoggiando uno zaino da viaggio, tenendomi lontano quanto possibile e sfruttando la lastra di vetro che ha creato il fulmine «Qualcuna di voi sa cambiare un pannolino?» scuotono la testa «Fantastico...» mi guarda come se potessi aiutarla, ragionando sul da farsi «Ci vorrebbe Annabeth per questo genere di cose.»
«Ma scusa, non vedevi mai cambiare il pannolino a Jason?» chiede una delle Cacciatrici. Talia la guarda malissimo «Capito, capito. Comunque non dovrebbe essere così difficile...» prende il pacco di pannolini e inizia a studiarlo «Teoricamente qui ci sono le istruzioni...» mia sorella glielo strappa dalle mani «...per metterlo, non per toglierlo. Ma sembra facile, alla fine sono delle mutande.»
Le tre guardano il pacco di pannolini e quello che io ho addosso: «Perché sembrano diversi?»
«Perché lo sono?» propone una di loro «Forse questo va aperto. Vedi? Sembra ci sia uno strap o qualcosa del genere» "produco" di nuovo «E dire che è appena nato! Non oso immaginare tra qualche mese...»
«Spero di averlo già lasciato a qualcuno per allora» commenta aspra mia sorella avvicinando schifata le mani per aprire il pannolino. Le sue compagne si allontanano di qualche metro mentre libera quella bomba chimica. Anche gli animali fuggono «Giuro che se non ti prende Percy...» fa per mettermi il nuovo pannolino, poi si rende conto di una cosa «Vai pulito, vero?»
Annuisco, quella è una cosa che so abbastanza bene.
Papà lo faceva sempre prima che mi trasformassero.
«Marina, passami una delle tue salviette intime» ordina infastidita.
«Scusa, perché io?» Talia la guarda malissimo «Metti una buona parola con Artem...»
«Non è il momento, dammi quelle salviette, per favore» l'ammonisce allungando la mano.
La ragazza rabbrividisce, poi estrae dallo zaino un pacchetto azzurro e glielo passa a debita distanza.
Mentre mi pulisce come si potrebbe pulire una mina antiuomo, mi guardo attorno curioso. Con il tipo che mi ha recapitato a Talia non sono stato chissà dove – a quanto pare non ha molto lavoro e principalmente sta in un posto chiamato "Colli Bolognesi" – e quella foresta è nuova per me.
Vero, ci sono tante cose che sono "nuove" per me, come...
Prima che possa dire qualcosa, Talia mi tira nuovamente su infastidita.
«Bene, lo porto al Campo Mezzosangue e risolvo questo problema» dice creando un marsupio di fortuna con la coperta con cui mi ha recapitato il postino divino «È il più vicino, non penso ci metterò molto. Avvisate voi la dea Artemide?»
Marina fa una faccia da "preferirei di no", ma dice: «Ci pensiamo noi, tu occupati del tuo fratellino, d'accordo?»
«Fidati, tempo di domani avrò risolto ogni cosa» e senza aspettare risposte, si dirige verso ovest.
*** * ***
*** * ***
Mi sveglia un suono metallico, simile a un colpo ferro contro ferro, poi noto Talia serissima, lo scudo alto a protezione mia e sua.
Mi muovo appena nel marsupio e lei mi guarda con un mezzo sorriso.
«Momento peggiore per svegliarti, marmocchio» commenta assorbendo un nuovo colpo. Fa roteare la lancia e carica il braccio, scagliando l'arma lontaaaano.
Un grido di dolore mostruoso, poi Talia para un nuovo colpo e solleva lo scudo prima di colpire chiunque ci sia con un pugnale.
Mia sorella è proprio figa!
«Che razza di mostri sono questi!?» commenta rimettendosi in piedi. La lancia le vola nuovamente in mano «Comunque, è finita» mi appoggio contro di lei «E questo cos'è? Ti sei spaventato? Ti ci devi abituare» un ruggito irrompe adirato facendomi spaventare, poi noto Talia sospirare con gli occhi al cielo.
A quanto pare è il mio stomaco.
Scoppio a piangere.
Non è che posso fare molto altro...
«Cerchiamo un posto dove fermarci prima di proseguire verso il Campo. Certo che questo "ultimo amante" poteva mandarmi anche un biberon e non solo dei pannolini.»
Richiude lo scudo e la lancia, cosa che io guardo ammirato. Per un attimo dimentico di avere fame, poi mi torna e ricomincio a piangere.
«Che molesto che sei, dannazione» commenta aspra «Per fortuna tra qualche ora saremo da Chirone e non dovrò più preoccuparmi di te.»
Mi zittisco, mugugnando piano.
Chissà chi è questo (o questa) Chirone?
Magari è meno scorbutico/a di lei.
Ma lei profuma di mamma, questo (o questa) Chirone di cosa saprà?
Il bosco è sparito da un po' mentre tagliamo lungo una strada asfaltata.
Da lì non vedo chissà che cosa, ma sento i profumi, e quello che sento sembra buono.
Spunto e mi allungo appena verso quell'odore invitante, solo che sbilancio anche Talia che oppone resistenza prima che ci ribaltiamo per terra.
Guarda dove mi sto piegando io: un posto bianco e rosso, dalle vetrate direttamente sulla strada.
«Per essere un neonato hai un olfatto notevole» ammette incamminandosi verso quel posto dal profumo invitante.
O solo perché ho fame.
Mi brontola di nuovo lo stomaco.
Quando apre la porta suona una campanella, richiamando l'attenzione su di noi dei clienti – per lo più omoni nerboruti – e della cameriera dietro la cassa.
Talia si siede al bancone e studia i piatti come se le importasse, poi dice: «Un menù vegano e un bicchiere di latte, per favore.»
«Ricevuto!» sorride la ragazza ripetendo l'ordine verso un'apertura dietro di lei «Come lo vuoi il latte?»
Mia sorella mi guarda indecisa, poi dice: «Tiepido.»
«Ottimo, te lo preparo su...»
«Meglio se usi questo» commenta un signore vicino a noi. Capelli biondo ramato e occhi azzurri. Tiene un piccolo scudo tondo di rame sulle spalle mentre passa un barattolo turchese alla ragazza. Non sapendo ancora leggere, non so cosa ci sia scritto, ma guarda me gentile «I bambini non possono bere il latte di mucca, men che meno i neonati.»
Il suo inglese fa abbastanza schifo, ma almeno si fa capire.
Talia lo guarda sulla difensiva, poco convinta da quel tipo così amichevole.
«Tuo fratello?» chiede tranquillo.
«Come fai a saperlo» risponde acida.
«Intuito» commenta alzando le spalle «E perché non hai la più pallida idea di come gestire un bambino» Talia si chiude nelle spalle ancora sulla difensiva. Io passo lo sguardo da uno all'altro, poi mi allungo verso l'uomo. Mi sta simpatico quel tipo.
«Ehi, marmocchio, che fai!? Non si dà confidenza agli sconosciuti!» mi sgrida aspra tirandomi nuovamente verso di sé. La ragazza dietro il banco ci allunga il menù vegano e il latte dentro un biberon «Grazie.»
Si slaccia il marsupio, mettendomi a pancia in su e io allungo le manine verso il biberon.
Dannazione che fame che ho!
Me lo passa senza troppe cerimonie, solo che mica so ancora bene come si tiene una cosa del genere.
E lei non ha mai allattato un bambino, a quanto pare.
«Piano!» esclama l'uomo allontanandole la mano gentilmente. Talia lo fulmina con lo sguardo «Se fai troppo velocemente lo soffocherai.»
«Lo so...» mente infastidita strappando via la mano e aggiustando un po' la posizione. Adesso va decisamente meglio «Grazie, comunque.»
«Prego» sorride gentile mentre arriva il suo ordine. Caesar Salad con doppio pollo e pancake con cioccolato. L'uomo si guarda attorno, poi saluta verso un ragazzo dalla maglia verde acido e un disegno sgargiante. Tiene un arco d'oro a tracolla, gli occhi verdi e i capelli castani «Giusto in tempo! Stavo per venirti a cercare.»
«Ho usato Iride per avvisare il Campo del nostro arrivo» risponde il ragazzo, poi guarda noi sorpreso «Talia? Talia Grace?»
Mia sorella lo guarda con un sopracciglio alzato: «Apollo? Sei tornato mortale?»
«Giusto, tu mi hai conosciuto quando ero ancora una sua personalità» allunga la mano amichevole «Piacere, Aplu, la versione etrusca di Apollo.»
Talia soppesa la mano sempre sulla difensiva, poi appoggia il biberon sul bancone e stringe la mano al ragazzo: «Piacere...»
Li osservo incuriosito.
Quel ragazzo ha un non so che di familiare, rassicurante.
Ma ho altre priorità al momento, tipo il blocco in gola che sento ogni volta che bevo il latte...
«Credo che debba fare il ruttino...» spiega l'uomo indicandomi, poi mima come bisogna fare.
Talia guarda un po' Aplu un po' l'uomo, sempre meno convinta: «Amico tuo, Apollo etrusco?»
«Cecilio? Meglio ancora: è il mio Musicista Sacro» sorride il ragazzo per nulla infastidito dall'epiteto «Puoi fidarti di lui, è diventato padre da poco.»
L'uomo sorride imbarazzato, tradendo una certa tristezza: «Lo sarò ufficialmente tra un anno, in realtà. Diciamo che mi sono documentato molto bene prima...»
Mia sorella arriccia le labbra, poi fa come le mostra Cecilio e la bolla d'aria mi esce dalla bocca in un rumore simile allo sfiato di una balena.
Mooolto meglio adesso.
Mi rimette nel marsupio e si mette a mangiare anche lei con una certa fretta.
Dal canto mio continuo a guardarmi attorno, anche se la stanchezza dopo mangiato inizia a farsi sentire.
«Stai andando al Campo?» chiede Aplu sedendosi a mangiare il pancake, poi mi indica «Nuovo semidio?»
«Purtroppo sì» brontola infastidita «Lo sto portando da Chirone in modo che se ne occupi.»
«Mi sembra più che giusto» annuisce il dio «Se vuoi possiamo proseguire assieme, in fondo dobbiamo andare nello stesso posto.»
«Scusa, ma perché un dio etrusco dovrebbe venire al Campo?»
«Workshop di Purificazione Musicale ai figli di Apollo. Da quando si sono distesi gli animi, siamo pieni di questo genere di richieste.»
Distesi gli animi? Purificazione Musicale?
Ne vorrei sapere di più, ma Talia non è del mio stesso avviso.
Alza un sopracciglio, poi finisce il suo pranzo e paga. Non si alza subito, controllando prima come sto.
Di risposta sbadiglio assonnato.
«Prima hai detto che è tuo fratello» inizia Cecilio «Nel senso che avete lo stesso genitore divino?»
Mia sorella distoglie lo sguardo: «È complicato» si alza andando verso il bagno «Controllo il pannolino prima di partire, così avete il tempo di finire di mangiare.»
«Va bene, ti aspettiamo» sorride Aplu alzando il pollice.
Guardo Talia dubbioso: ho come l'impressione che voglia lasciarli lì e andarsene per i fatti suoi.
Il che ha senso.
La conosco personalmente da qualche ora, ma una mezza idea di come sia me la sono fatta.
Andiamo in bagno, mi controlla il pannolino e ne approfitta per andare in bagno anche lei, lasciandomi sul fasciatoio a mangiarmi il piede.
Ho pur sempre quattro mesi, abbiate pazienza!
Mi fermo un attimo, notando un bambino come me steso sul fasciatoio. Sembra dentro il muro, intento a mangiarsi il piede e a guardarmi confuso.
Ha i capelli castani e gli occhi blu elettrico, identici a quelli di Talia.
Che sia un altro fratello?
Iniziamo ad essere un po' in tanti...
Mi dondolo un po' e lui fa altrettanto.
Ho un gemello!
Che bello! Allora non ho solo una sorella, ma anche un fratellino!
Chissà come si chiama.
Talia torna e le indico entusiasta l'altro Grace.
Guarda confusa, poi sbuffa: «È solo il tuo riflesso, marmocchio» mi solleva sistemandosi il marsupio addosso preparandosi a uscire.
Un uomo ci sbarra la strada.
Porta abiti da sovrano antico che presentano i bordi e alcuni buchi bruciati, mentre la sua figura è grigia e fumosa.
Ci guarda con un ghigno poco raccomandabile.
Sesto senso da Semidio attivato! Quel tipo non ha buone intenzioni...
«Non così in fretta, bellezza» dice avvicinandosi. Talia fa un salto all'indietro e apre lo scudo sulla difensiva «Ehi, non serve essere così aggressivi. In fondo non sei tu quella che cerco, Figlia di Zeus.»
«Un altro scocciatore...» commenta aspra estraendo la lancia «Non so chi tu sia, ma se non mi lasci passare, non finirà bene.»
«Oooh, che paura» si avvicina di più e Talia si trova schiacciata contro i lavandini «Pensi davvero di farmi qualcosa con quello stuzzicadenti?»
«Ho abbattuto creature molto più grosse di te con questo stuzzicadenti» lo ammonisce chiusa in difesa.
Da dietro lo scudo non vedo molto, ma quel tipo mi fa paura.
Tanta paura.
Mi stringo di più a mia sorella, nascondendomi nel marsupio.
«Puoi sempre darmi quel bambino, tanto per te è solo un peso, giusto?» Talia alza di più lo scudo «Non serve che fingi, ti si legge in faccia che vuoi liberartene quanto prima.»
Ci guardiamo, io con gli occhioni dolci da "Ti prego, non mi abbandonare anche tu". Sono un bravo attore, lo confesso, tutto merito di mamma.
Lei sospira e sistema la posizione, spostandosi verso destra in cerca di un angolo più libero.
«Sarà anche un peso, ma sempre meglio che lasciarlo a...»
La mano dell'uomo supera lo scudo come se fosse fumo, allungando le dita verso di me.
Talia si abbassa rotolando via cercando di non dare a vedere lo stupore e puntando all'uscita.
L'uomo appare nuovamente dall'ombra dello stipite come sbuffi dall'oltretomba, costringendoci nuovamente all'interno.
«In un modo o nell'altro mi prenderò quel bambino, bellezza» commenta guardandoci sprezzante «Mi piacerebbe, tuttavia, non farti troppo male. Non ho intenzione di farmi nemico il Re dell'Olimpo. Non nella sua forma ellenica, quantomeno.»
Talia inspira, poi slaccia il marsupio posticcio e mi appoggia sul fasciatoio, coprendomi con lo scudo, lasciandomi completamente al buio.
«A quanto pare dovrò fare sul serio» la sento dire roteando la lancia «Potrai anche evitare le mie difese, ma non puoi evitare gli attacchi.»
Mi giro sulla pancia, mi avvicino al bordo e sollevo appena lo scudo.
Voglio vedere!
Anche se quel coso è bello pesante per un neonato come me, il minimo indispensabile lo riesco a tirare su.
Talia prepara l'affondo, ma l'arma passa attraverso l'uomo facendole perdere l'equilibrio mentre lui si dissolve venendo verso di me.
Decisamente questo tizio non ha buone intenzioni.
Mi ricorda lo sguardo di chi mi ha trasformato, anche se in quel caso era adirato per qualcosa. Sono abbastanza sicuro con mio padre, ma non lo so dire con certezza.
Di certo so che quello non è uno sguardo adirato: è uno sguardo subdolo, vicino al bramoso.
Mi stringo sotto la coperta, come se potesse cambiare qualcosa.
«Mi ero scordato di dirti che le vostre armi semidivine su di me non funzionano, bellezza?» dice l'uomo ribaltando lo scudo sul fasciatoio «Ora tu vieni con...»
Mi sento sollevare, ma non è l'uomo.
Una freccia dorata prende la coperta piantandosi contro la parete di fondo con una delicatezza inaspettata, lasciandomi appeso al muro come un sacco di patate.
«Ehi, amico, non ci vediamo da un po'» commenta Aplu roteando una freccia tra le dita «Più o meno da quando uno dei nove ti ha fritto le chiappe. Dovrò dire a Charun di chiudere meglio le porte dell'Inferno.»
«Tu?» l'uomo ride cavernoso «Certo che sei caduto in basso per essere diventato un mortale, Aplu.»
«Io almeno sono ancora vivo» carica l'arco pronto a colpire, un sorriso sicuro che gl'incurva le labbra.
Nel frattempo, Talia mi raggiunge, recuperando lo scudo e piazzandosi a mia difesa.
«Lo dicevo alla Figlia di Zeus: le vostre armi non possono nulla contro di me» l'uomo rotea la spada «Al contrario, io posso farvi molto molto male, e non hai idea da quanto voglia farvela pagare – a te e a tutti gli altri.»
«Accidenti, hai ragione» Aplu abbassa l'arma e si mette l'arco in spalla incrociando le braccia pensieroso «Non possiamo sconfiggerti senza un potenziamento, a quanto pare. Ci vorrebbe un Musicista Sacro in questo momento» fa un'espressione sorpresa «Oh, ma ce l'abbiamo» impugna di nuovo l'arco, tenendolo in orizzontale davanti a sé «Ceci, è il tuo momento! Fai vedere a Taliuccia come funziona il rituale della musica.»
Il suono di una cetra risuona all'interno del bagno, facendo vibrare il bronzo celeste delle armi di Talia.
«Siete figli di Zeus, giusto?» chiede Cecilio senza smettere di pizzicare le corde. Sta alle spalle di Aplu con lo scudo sul braccio suonandolo... come una cetra!
È uno scudo tondo (cetra) e ha le corde di uno strumento musicale (cetra).
Quell'oggetto è geniale!
Mia sorella non risponde subito, poi annuisce: «Sì, perché?»
«Devo suonare con la giusta intonazione» inizia a battere il piede a terra per darsi il ritmo.
Sembra di sentire dei colpi di pioggia su un tetto, poi il suono inizia ad essere più aggressivo, simile a una... cetra elettrica?
Non so se esiste, ma funziona egregiamente.
Fulmini di guerra ascoltate il mio richiamo
Il nemico inconsistente va eliminato
Brucia la sua lancia di elettrica poesia
Scaccia dal mondo del Re l'ombra antica
Il tipo ci sa fare!
Vedo le armi di Talia caricarsi di elettricità e potere, mentre una leggerezza mai provata prima ci pervade tutto il corpo.
Fossi più grande potrei combattere anch'io, e a mani nude!
«Non osare, umano!» esclama l'energumeno, ma Aplu si mantiene in difesa, parando gli assalti con l'arco d'oro. Non può colpirlo, ma bloccarlo sì.
Folgore di Zeus illumina l'oscuro
Scaccia col suo scudo lo spirito bruto
Luce dal cielo guida la sua lancia
E batti la bestia che ci assalta.
Talia si lancia nuovamente alla carica, trapassando la spalla dell'uomo che grida di dolore, i fulmini che si disperdono in tutto il suo corpo.
L'ho già detto che mia sorella è proprio forte?
L'uomo si allontana tenendosi la ferita fumante. Ci guarda, poi indietreggia verso il muro.
«Non è finita, verrò a prendermi quel bambino molto presto! Possibilmente senza strimpellatori fastidiosi...»
E con un salto sparisce al di là della parete.
Talia osserva per alcuni minuti la situazione, poi chiude lancia e scudo e viene a tirarmi giù.
Io mi allungo per prenderle la faccia sorridendo.
«Grazie...» brontola verso Aplu e Cecilio legandosi di nuovo la coperta addosso «Anche se mi stupisce abbia mollato così facilmente. Ma chi era?»
«Tullo Ostilio...» risponde il dio come se non fosse chissà che cosa.
Talia e Cecilio lo guardano confusi: «Il Re Romano?»
«Ne conoscete altri?» risponde prima di farsi pensieroso «Il vero problema è la sua forma: è diventato uno spirito infausto, simile a un lemure, per questo non si può sconfiggere con le armi mitologiche» alza le spalle e s'incammina verso l'uscita «Comunque se n'è andato, e finché ci saremo noi, non potrà farci nulla. Possiamo proseguire verso il Campo, anche perché prima arriviamo e meno nemici incontreremo, no?»
Talia lo guarda ancora indecisa, ma in fondo ci hanno aiutati.
Si affianca a Cecilio che si è messo lo scudo sulla schiena.
«Prima quel tipo ti ha chiamato "umano" ...» brontola Talia «Cosa vuol dire? Quello che hai fatto non sembra molto... "umano".»
«Ti stupirà sapere che lo è» spiega gentile «Niente magia, niente superpoteri divini, però con la giusta volontà posso usare la musica per purificare. O dare il potere per farlo a dei Figli di dèi.»
Sgrano gli occhi ammaliato.
«Sembra... figo» commenta Talia rubandomi le parole di bocca «Comunque, come ha detto Aplu, dobbiamo sbrigarci ad arrivare al Campo Mezzosangue, così posso tornare dalle Cacciatrici e dimenticarmi di tutta questa storia.»
*** * ***
*** * ***
Chirone è un centauro.
PER MIO PADRE, CHIRONE È UN CENTAURO!
Appena cresco un po' gli chiedo di cavalcarlo, dev'essere divertente.
Sono talmente interessato dall'osservare quella creatura e allungarmi verso di lui che non guardo minimamente il resto del posto.
Certo, quando siamo arrivati ho notato tanti ragazzi con una maglietta arancione e la stampa di un pegaso, ma a me non interessa.
Chirone è un centauro, lo capite?!
«Quindi questo "amante di tua madre" ti ha mandato questo bambino tramite Ermes?» chiede avvicinandomi la mano amichevole. Gli stringo il dito senza troppe cerimonie, come se quello mi bastasse a cavalcarlo. Mi hanno messo su un letto in una casa aperta decorata da fulmini, ma ripeto, la mia priorità è Chirone.
«Sì... anche se gesticolava troppo per essere Ermes» ammette dubbiosa «Nella lettera dice che si tratta di mio fratello, ma più di questo non so altro.»
Chirone lo osserva serio: «In effetti vi somigliate, ma è umano, non possiamo...» cade un fulmine appena fuori dal bungalow, esattamente come prima.
Bianco dalle sfumature dorate, proveniente da Nord-Est. Colpisce il terreno e rimbalza nuovamente verso il cielo, lasciando una lastra di vetro dove ha colpito.
«È successa la stessa cosa anche prima, ora potete...» mia sorella mi guarda confusa, poi alza gli occhi al cielo «Non ci credo...»
«A quanto pare non è figlio di Zeus, per quanto quello sia un gran bel fulmine» dice Chirone controllandomi sopra la testa come ad aspettarsi qualcosa. Guardo su anch'io e mi ribalto all'indietro. Scoppio a ridere «Niente di niente. Credo ti convenga portarlo a Nuova Roma.»
«Cosa!? Ma è dall'altra parte del paese! Non può portarcelo – chessò – Percy?»
«È molto impegnato in questo periodo, e poi è tuo fratello.»
«Potrebbe essere anche una mia gamba per quanto mi riguarda, non voglio occuparmi di questa...» la guardo con gli occhi grandi e lei sbuffa «E va bene, lo porto io a Nuova Roma. Ma lo lascio lì, qualunque cosa mi dicano.»
«Però potreste fermarvi qui per la notte, magari durante il falò scopriremo qualcosa di più su questo piccoletto» Chirone fa appena il solletico facendomi ridere, poi ho di nuovo la sensazione da "cambio pannolino" e scoppio a piangere.
Talia alza gli occhi al cielo, consapevole di ciò che deve fare.
A quanto siamo? Tre? Forse quattro...
Mi alza in cerca di qualcosa: «Non c'è un fasciatoio da queste parti?»
«Se non è figlio di Zeus, dubito ci sia...» ammette Chirone incrociando le braccia «Potrebbero averlo alla Casa di Erm...»
«Mi troverei una marea di gente che mi fa domande a cui non ho voglia di rispondere» mi stende nuovamente sul letto «Mi arrangio e ripartiamo subito, prima arriviamo a Nuova Roma, prima mi libero di questo peso.»
Il cambio del pannolino ormai lo sapete, tuttavia si ferma un attimo a pensare su cosa fare, infine esce con un: «Torno subito, non fare cose... strane.»
E cosa potrei mai fare, scusa!? Ho quattro mesi, a parte dormire, mangiare e fare i bisogni, non è che abbia molte altre capacità – e no, i fulmini vetrificanti non sono opera mia.
Posso sempre mangiarmi il piede, ma non è una cosa strana, no?
Forse posso pensare al fatto che non sono figlio di Zeus.
Quindi Talia non è mia sorella?
No, aspetta. Abbiamo la stessa mamma, quindi siamo fratelli in effetti.
Però se non sono figlio di Zeus, allora di chi lo sono?
Forse di Giove, in effetti, come Jason.
Di una cosa sono certo: papà è giovane, ma taaaanto giovane. E gli cambia il colore degli occhi in base allo stato d'animo, e gli piace giocare coi fulmini.
Chissà perché non mi ha fatto restare con loro...
«Figlio del ribelle...» la voce risuona in tutti i muri facendomi accapponare la pelle. È una voce che conosco, era assieme a quella di chi mi ha tenuto come anello fino a questo momento «Non ho nulla né contro di te né contro tuo padre; tuttavia, non ti aspettare che ti protegga dall'ira di chi ti ha sigillato. Se puoi rimanere qui è perché riconosco la tua incapacità, non dissimile da tuo padre, in effetti.»
Talia torna con un biberon di latte, agitandolo da quando entra fino a quando arriva da me. La pressione divina svanisce in un istante, ma io sono ancora spaventato.
Mia sorella mi prende in braccio e mi allatta, brontolando di "ficcanaso" e cose simili.
Per essere la seconda volta è molto migliorata.
Ruttino di rito e mi prepara per ripartire di nuovo.
Prossima tappa: Nuova Roma!
Qualsiasi cosa voglia dire...
*** * ***
*** * ***
Mi sveglia Talia che scende per un pendio e si guarda attorno.
La notte è appena illuminata dalla luna, mentre s'incammina verso una radura e si ferma a bere.
Sta camminando da giorni, fermandosi pochi minuti come adesso, senza dormire e mangiando a malapena.
Mugugno agitandomi nel marsupio di fortuna.
«Oh, sei sveglio, marmocchio» commenta sedendosi. Allungo le manine verso la borraccia «Hai sete?» allungo di più le mani «Lo prendo per un sì.»
Si porta davanti lo zaino, cerca il biberon e lo riempie d'acqua.
Chissà se ha combattuto mentre stavo dormendo.
Purtroppo non le posso essere troppo d'aiuto alla mia età.
Sicuramente sarà stanca.
Da quando il Messaggero Divino mi ha portato da lei non si è fermata un momento, neanche al Campo Mezzosangue.
Se fossi stato figlio di Zeus sarebbe stato tutto più semplice.
Spero di esserlo di Giove, così potrà tornare dalle sue sorelle Cacciatrici.
«De-da-lo» scandisce rileggendo la lettera che mi ha lasciato papà «Dedalo. Perché poi Dedalo?»
Questo lo so: papà trova divertente che leggendoci dal più piccolo al più grande venga Dj T. Cosa vuol dire? Non ne ho idea, ma a lui lo trovava buffo e quindi questo è quanto.
La vedo chiudere appena gli occhi, poi li riapre e cerca di rimanere sveglia.
Li chiude di nuovo, per qualche secondo in più.
«Senti, marmocchio...» mi mormora stanca «È un problema se dormo un po'?»
Certo che è un problema! Sono ancora un neonato, non posso difenderci!
Però ha veramente tanto bisogno di riposare, così mi rannicchio contro di lei in modo da essere quanto più nascosto possibile.
«Sei proprio un bambino sveglio» apre lo scudo e la lancia, creando una muraglia davanti a noi.
Il suo respiro si fa più lieve, anche se tiene le braccia rigide, pronte a scattare verso chiunque si avvicini.
Noi semidei abbiamo una sorta di sesto senso, per cui, anche se dormiamo, percepiamo il pericolo e agiamo di conseguenza.
Non mi devo preoccupare, insomma, anche se non so ancora evocare fulmini o impugnare una spada, Talia sentirà qualunque cosa si avvicini... o quasi...
Un rumore di zampe artigliate graffia il terreno vicino a noi, simile al suono di rapaci che saltellano in mezzo all'erba.
Un peso mi preme sul petto mentre percepisco la creatura avvicinarsi piano.
Non è aggressiva o minacciosa.
Forse più curiosa.
O peggio, subdola.
Cosa vorrà? Aiutarci o ucciderci?
O entrambe?
Okay, non ha senso quello che ho appena detto...
Sento che colpisce lo scudo, studiandolo, poi prova a infilare il becco argentato dal basso, facendolo scattare nella mia direzione.
Mi agito, sperando che questo porti Talia a svegliarsi, ma nulla, anzi, allenta l'irrigidimento, permettendo al rapace di sollevare lo scudo con un colpo di muso.
Una creatura mostruosa, dal corpo nero da corvo che ci sovrasta in tutta la sua altezza, gli occhi metallici che mi si piantano addosso.
Apre il becco in silenzio, slacciando delicatamente il marsupio.
Talia non reagisce, ma dubito perché sia troppo stanca.
Quella creatura non dà una parvenza di minaccioso... in apparenza.
Devo ricorrere alle maniere forti, a quanto pare.
Scoppio a piangere agitandomi con più foga mentre la creatura mi solleva tipo cicogna demoniaca.
Pochi secondi e la lancia di Talia si pianta nell'occhio della creatura, costringendola a mollare la presa.
Mia sorella mi prende al volo, roteando la lancia mentre la creatura soffia infastidita, puntandoci minacciosa.
Non ha tempo e modo di fare nuovamente il marsupio, il che comporta che non può aprire lo scudo finché mi tiene così.
Ma uno lo può gestire senza problemi, no?
In fondo lei è forte.
Un frullio pericoloso di ali ci sovrasta, agitando le fronde e rompendo i rami.
Due, tre... almeno altri quattro corvi giganti ci accerchiano.
Siamo ufficialmente fregati.
Talia tiene la lancia tesa, in modo da mantenere una certa distanza mentre le creature si stringono sempre di più verso di noi.
«Buoni, buoni, non serve essere così aggressivi» dice una voce che ho imparato a conoscere troppo bene «Non voglio inimicarmi Zeus per una cosa così banale.»
Talia mi stringe ancora di più a sé mentre i corvi si allargano lasciando passare Tullo Ostilio in tutta la sua orribile figura evanescente. La "ferita" che le ha inferto qualche giorno fa è ancora aperta, simile a un buco in un muro.
Sia fisico che intangibile, mi guarda come se fossi un pezzo di carne.
«Te lo chiederò un'ultima volta, bellezza» dice allungando la mano «Dammi il bambino.»
«Non ci penso neanche.»
Tullo alza le spalle, poi schiocca le dita e...
Ci troviamo sollevati a diversi metri da terra in un colpo solo. Non troppo in alto per ucciderci, ma abbastanza per spaventarci.
Talia mi stringe forte, ma non tanto perché abbia paura che cada.
Lei ha il terrore delle altezze.
Quel bastardo conosce il difetto fatale di mia sorella? Oooh, appena divento più grande lo...
Talia serra gli occhi iniziando a ripetere all'infinito "ti prego" a una velocità inconcepibile.
Io non soffro di vertigini, ma vederla così mi spaventa.
Vorrei fare qualcosa per lei, ma non so cosa.
In questo corpo sono inutile!
«Non hai più la benedizione del Musicista Sacro, Figlia di Zeus» scandisce Tullo guardandoci dal basso. Il corvo che ci tiene sospesi ci dondola appena e Talia mi stringe ancora di più, cercando di non svenire dal terrore «Come ho detto, non vogliamo farti del male. A me interessa solo il bambino. Se me lo lasciassi potrei decidere di farti scendere.»
Sento che sta facendo una fatica enorme per tenermi, tra paura e posizione scomoda.
Se non è il terrore, sarà la fatica delle braccia a lasciarmi cadere.
Il corvo ci scuote ancora e Talia perde la presa.
Per quanto disperata si allunga verso di me, ma ho ormai preso il volo, direzione braccia di Tullo, quando...
«Questa è la storia di una semidea figlia di Zeus» inizia qualcuno a decantare fuori dal cerchio di corvi giganti «Il suo nome era Talia ed era, ahinoi, stata trasformata in albero. Liberata da un figlio di Poseidone, la ragazza aveva intrapreso la via di Artemide, divenendo così eternamente adolescente.»
Una figura mascherata salta sopra all'uomo, prendendomi al volo e provando ad atterrare in piedi. Fa un paio di passi e rotola tra gli alberi e i corvi che si agitano pronti ad attaccarci.
«Divenuta sorella per la seconda volta...» continua la persona mascherata scattando sotto a Talia ancora appesa «...e costretta a un lungo pellegrinare, la ragazza si trovò sopraffatta da un essere che non è più mostro né umano. Una creatura vuota, senza più un'identità, tuttavia...»
Tullo schiocca le dita e il corvo lascia mia sorella.
E qui la persona mascherata fa qualcosa di folle: mi lancia in aria, prende Talia al volo e fa in modo che io ricada sopra di lei. Di risposta mia sorella si chiude su di me a uovo, cosa che per poco non sbilancia il nostro salvatore.
«Mamma mia, non facevo questo genere di cose da quando ho liberato Antigone...» commenta da dietro la maschera. I corvi ci assaltano costringendolo ad abbassarsi, trovandosi seduto a terra, poi tossisce appena «Dicevamo: la situazione sembrava disperata, tuttavia...»
Tullo pianta la spada a pochi centimetri dalla sua faccia, poi solleva l'arma pronto a tentare un nuovo affondo.
«Da un aldilà che nulla ha a che spartire con Greci e Romani, una vecchia conoscenza giunge in suo soccorso» dice tutto d'un fiato evitando un nuovo colpo.
«Non ti farò finire, Attorucolo!» dichiara il Re sopra di noi «Sei fini...»
«Un ragazzo dalla maglia viola che esclama...»
«Lascia stare i miei fratelli!»
La voce familiare mi risuona nelle orecchie mentre una spada dorata brilla a tranciare il polso di Tullo Ostilio.
«Tu? Dannato! Dovresti essere morto!» esclama l'uomo tenendosi il polso che non ha alcuna intenzione di rigenerarsi.
«Lo credevo anch'io...» ammette... mio fratello Jason!
Quei capelli biondi e gli occhi azzurri dietro agli occhiali da vista sono inconfondibili, anche per me che non l'ho mai visto.
Oltre alla cicatrice sul labbro, fatta mangiandosi una spillatrice. Mamma mi raccontava spesso quell'aneddoto.
«Il caso volle che quando morì, una Valchiria passasse da quelle parti, e dato che era morto da eroe armato di una forchetta, lo aveva elevato a Cavaliere di Odino, benché non avesse sangue norreno» prosegue il narratore «Sopraffatto da tali nemici, l'antico Re dovette battere in ritirata, rinunciando al bambino e al suo desiderio di vendetta.»
Gli uccelli agguantano Tullo Ostilio, trascinandolo via mentre si agita adirato: «Tornerò, Grace, e prossima volta non ci saranno ministri sacri a proteggervi!»
«Detto ciò, scomparve in un turbinio di piume, trascinato dai suoi stessi corvi inferi artificiosi» il narratore sospira di sollievo e solleva la maschera di rame come fosse un elmo, mostrando un volto androgino da ventisettenne. Ci lascia scendere e cade steso a terra «Sceneggiatura di Genis Buratti. Special Guest: Carmela Buratti nel ruolo della Valchiria. Regia e effetti speciali: Fantaso.»
Un albero si srotola, divenendo un ragazzo dai capelli e le ali multicolore. Gli abiti sono un miscuglio strano di mode dal mondo, che spaziano dai Nativi Americani al Giappone, passando per la Siberia e il Tibet.
«Modestamente ci so fare con gli effetti scenici, ma la tua performance è stata ineccepibile, Attore Sacro» sorride dando una pacca sulla spalla a Jason «Lascio a te il resto, figlio di Giove, torno al campo ad avvisare Fufluns che ci aveva visto giusto.»
Lo guardiamo allontanarsi, poi nostro fratello ci allunga la mano: «Tutto bene? Siete feriti?»
La sua forma è evanescente, intenta a prendere consistenza.
Talia soppesa la sua mano, molto poco convinta, ma io mi allungo verso di lui.
Lo sento, è mio fratello!
«Che storia è mai questa!?» esclama infastidita.
Jason si gratta dietro la testa: «Non so bene nemmeno io, però immagino che sia la capacità di questa ragazza di riscrivere le storie.»
Sono abbastanza sicuro che non sia una ragazza, ma se lo dice mio fratello...
«Non ero sicuro avrebbe funzionato, finora lo avevo usato solo su avvenimenti divini e storie folkloriche» ammette tra un affanno e l'altro. Solleva il pollice prima di lasciar cadere nuovamente il braccio a terra «Genis Buratti, Attore Sacro. Specialità rituale: adattamento dei miti, molto piacere.»
È già il secondo "qualcosa" Sacro che conosciamo in questa avventura, che siano collegati a me o a mio padre?
«Credo abbia riscritto la mia morte. Non ha alcun senso quello che si è inventato, ma nella mia coscienza si è creato il ricordo di essere finito all'Hotel Valhalla, di aver conosciuto il cugino di Annabeth e di essere tornato qui per salvare i miei fratelli» spiega Jason. Talia decide di prendergli la mano per alzarsi. Genis rantola un ringraziamento a qualche divinità in italiano, probabilmente perché gli abbiamo schiacciato le gambe fino a quel momento «In effetti mancava il terzo Grace in famiglia...»
«Ma proprio per niente» Talia gli molla un pugno sulla spalla tradendo qualche lacrima «Razza di idiota, e non posso nemmeno dire "dovevi avvisarmi" se la tua "morte" è stata riscritta adesso.»
Jason ci stringe senza dire una parola: «Lasciamo perdere, adesso siamo solo contenti di essere tutti e tre assieme. È questo che conta, credo...»
Non reagiamo, lasciandoci abbracciare.
In fondo, siamo tutti e tre fratelli.
E come ha detto Jason, conta il fatto che siamo tutti e tre assieme per la prima volta.
*** * ***
*** * ***
Genis, dopo essersi ripreso, ci accompagna al Campo Giove raccontando passionatamente come è finito lì e perché sapeva che ci avrebbe dovuto aiutare riscrivendo la storia di Jason.
A quanto pare i Workshop a tema Rituali Perduti vanno un sacco in questo periodo, e lui è da quelle parti con Fufluns – il dio etrusco del vino – per parlare della Fabula Atellana – l'antenata della Commedia dell'Arte.
Nuova Roma è molto diversa rispetto al Campo Mezzosangue: più organizzata e meno selvaggia.
Forse un po' troppo fredda per i miei gusti.
Ma soprattutto, mi fa tornare in mente pessimi ricordi.
«Quindi dici che è figlio di Giove?» chiede un ragazzo dai capelli neri e gli occhi scuri.
«È un Grace, mi sembra abbastanza ovvio» commenta Jason.
Quando siamo arrivati c'è stato un momento di spaesamento, poi si sono calmate le acque e tutti sono corsi da Genis per conoscere la "magia" della riscrittura mitica.
«Non è così scontat...»
Un fulmine cade ai nostri piedi e, indovinate, lascia una lastra di vetro a terra e torna in cielo.
Il ragazzo mi guarda serio: «Un fulmine è un fulmine, ma non credo che sia legato a Giove.»
Talia sospira alzando gli occhi al cielo: «C'è qualche altro dio legato ai fulmini?»
Il ragazzo continua a guardarmi, poi scuote la testa «Non che io sappia...»
«Potrebbe essere una terza personalità di Giove e Zeus» propone Jason, poi sbatte le palpebre «Possibile che...» si mette davanti a noi a protezione mentre un'opprimente sensazione di odio mi penetra nelle ossa.
Lì non sono il benvenuto.
«Non possiamo rimanere qui per molto» spiega serio «Ma forse so dove trovarlo.»
*** * ***
*** * ***
La porta di casa me la ricordo abbastanza, non tanto perché in quattro mesi abbia capito cosa fosse, ma perché è stata la prima cosa che ho visto fuori dall'Ospedale.
«Cosa mi ha convinto a venire con voi...» brontola Talia a braccia conserte. Ha lasciato me a Jason, non che a lui dispiaccia. In un certo senso è contento di avere un fratello più piccolo di lui «E poi perché dovrebbe essere proprio qui?»
«Pensa un attimo» dice dondolandomi appena «Se una terza personalità divina che non sta simpatica a Giove – lo hai sentito anche tu a Nuova Roma, se non ci fossimo stati noi avrebbe fulminato Dedalo seduta stante – dove potresti nasconderti?»
«Continuo a non capire perché dovrebbe essere a casa nostra.»
«Zeus l'ha sedotta e abbandonata, Giove è fuggito. La terza personalità potrebbe averla amata davvero, no?»
«Con il carattere che aveva?»
«È una supposizione, ma se ho ragione ci troveremo davanti il padre di Dedalo. E anche la spiegazione a molti dei nostri dubbi.»
Talia lo guarda male, poi suona il campanello.
Qualcosa si muove dentro, ma nessuno risponde.
Talia suona di nuovo infastidita, ma niente.
Fa per andarsene quando la porta si apre ed esce un ragazzo sui venticinque anni, i capelli castani spettinati e la faccia di chi si è appena svegliato... alle quattro del pomeriggio!
Lo so, non ci crederete mai, ma quello è mio padre.
«Talia? Jason?! Cosa vi porta qui?» chiede riprendendosi appena. Si pinza la radice del naso «Deve essere il mal di testa post sbornia. Non bevevo con Fufluns e Aplu da millenni.»
«E tu sei...?» chiede Talia infastidita. Io mi allungo verso di lui facendo versi felici.
«La terza personalità: Tinia, il dio etrusco dei fulmini» spiega Jason «Non ne ero sicuro, ma lo sospettavo.»
«La terza?» chiede Talia «E perché non l'abbiamo mai notata? E poi come avrebbe fatto con nostra madre? Lei è morta, giusto?»
Mio padre ci guarda, poi sospira: «Degno figlio di Giove, non avresti potuto riassumere meglio la situazione.»
«L'unica cosa che non riesco a spiegarmi è Dedalo» ammette Jason «Come ha detto Talia, nostra madre è morta molti anni fa, ma lui dimostra appena qualche mese.»
Tinia si fa pensieroso, poi ci fa segno di entrare: «Venite, vi offro qualcosa. Si tratta di una storia un po' lunga.»
Talia e Jason soppesano la proposta, ma io tiro la maglia di mio fratello e indico verso casa.
Decidono di entrare, anche se con riluttanza.
«Vedo che ti sei sistemato bene» commenta Talia ancora sulla difensiva. L'arredo minimale presenta un'infinità sorprendente di souvenir dall'Italia, messi in un preciso – per non dire maniacale – ordine per regione.
«Non che avessi molto da fare mentre ero chiuso qui dentro» ammette papà prendendo delle bibite dal frigo «E fidatevi che sono tanti anni che sono prigioniero, più o meno... da quando è morta Beryl, sì.»
Talia lo guarda confusa, ma Jason si fa pensieroso.
Non vuole dire ciò che pensa, aspettando la storia di Tinia.
«Tutto è nato da una ripicca egoista» ammette mio padre senza mezzi termini sedendosi e facendo segno a loro di fare altrettanto. Jason mi mette a sedere sulla tavola, sorreggendomi con le mani «Mi sembrava figo farmi la donna delle mie controparti, così mi sono presentato per quel che ero, mettendo in chiaro che non poteva avere troppe pretese da me. Nessuno mi venerava da un'eternità, i miei templi e le mie effigi sono solo pezzi da museo, per cui il massimo che potevo fare era chiedere ad Ermes di farmi recapitare del buon vino dall'Italia e lamentarmi degli altri due assieme.»
«Il rapporto perfetto per nostra madre, insomma...» brontola Talia.
«Lo pensava anche lei, nulla di serio dopo le pessime esperienze con Zeus e Giove era una ventata d'aria fresca... fino all'arrivo di Dedalo» mi sorride facendo leggere scosse elettriche di vari colori che mi fanno ridere «Non pensavo che diventare padre mi sarebbe piaciuto così tanto. Beryl aveva un carattere... discutibile, ma non volevo essere come gli altri. Le promisi che sarei rimasto, in fondo non avevo obblighi divini e mi piaceva occuparmi della casa. Dal canto suo Beryl aveva accettato di non pretendere miracoli. Insomma, stavamo bene, veramente bene, cosa che non è andata troppo giù ai suoi ex... soprattutto a Giove.»
Vedo Talia che si stringe nelle spalle, percependo cosa mi è successo. In fondo abbiamo avuto una storia simile.
«Ha trasformato Dedalo in un anello che si portava sempre dietro e incatenato me nei meandri del nostro subconscio» sospira massaggiandosi il collo «Beryl ha avuto l'incidente proprio mentre ero prigioniero nel nostro stesso corpo, probabilmente devastata dalla nostra scomparsa. Il mio più grande rimpianto è non essere stato abbastanza forte per salvarla. Mi scuso profondamente con tutti voi di ciò.».
Piego appena la testa all'indietro ad osservare i miei fratelli, ognuno a guardare un punto diverso della casa.
«Però, se Dedalo adesso è libero...» domanda Talia buttandomi una leggera occhiata.
«Tre anni fa qualcuno ha ripreso a venerarmi. Non so perché, ma ho iniziato a riprendere potere e, in qualche modo a tornare in superficie, prendendo il controllo di tanto in tanto» continua con un leggero sorriso, mentre io mi entusiasmo. Sta iniziando la parte della storia che preferisco «Così sono riuscito a prendere Dedalo e nasconderlo: non ero ancora abbastanza forte per ritrasformarlo, ma almeno non avrei dovuto strapparlo dal dito di Giove nel momento in cui ne avessi avuto la capacità. In risposta mi hanno scisso da loro e rinchiuso qui dentro.»
«Quindi hai riacquistato i poteri per liberarlo relativamente di recente...» annuisce Jason «Ma perché mandarlo a Talia?»
«Beh, tu eri morto» lo dice con una naturalezza disarmante «O almeno così credevo, sono contento di vederti in forma» scuote la mano «Ma a parte questo, Giove ce l'ha ancora con me, anche volendo, Talia era la scelta migliore dato che Zeus – ecco – non ci vuole uccidere.»
Guardo mia sorella e sorrido felice.
«Tutto quel che ti pare, ma non posso – anzi, possiamo – tenerlo. Anche chiedendo ad Artemide, non può stare con le Cacciatrici, e Jason adesso, da quel che ho capito, sta in pianta stabile nel Valhalla. Ai Campi non lo vogliono, soprattutto a Nuova Roma, per cui...»
Una pressione minacciosa si abbatte sulla stanza.
«Beh, se nessuno lo vuole...» la voce di Tullo Ostilio mi risuona nelle orecchie, mentre l'ombra avviluppa la mia famiglia e mi solleva come un sacchetto della spesa «Allora me lo prendo io. Non credo che vi dispiaccia, vero, Tinia?»
«Tu sia...» prova a dire mio padre allungandosi. Le catene d'ombra lo bloccano indissolubili «Come hai...»
«Ho trovato dei validi alleati» ammette legando la coperta sulla schiena. Io mi agito e scoppio a piangere «E poi tu sei troppo debole per potermi fermare, ora come ora.»
E mentre la mia famiglia cerca di liberarsi, Tullo scompare nell'ombra assieme a me.
*** * ***
*** * ***
«Ehi ehi ehi, non serve agitarsi così tanto, piccoletto» commenta il re mentre mi appoggia su quello che sembra un altare coperto di paglia «Tra poco sarà tutto finito, e avrò la mia vendetta come si conviene, divenendo un dio come è giusto che sia.»
Posso ufficialmente dire di avere paura.
Non so cosa voglia farmi, ma ho l'impressione che non sia nulla di buono.
Che qualcuno venga a salvarmi, vi prego!
«All'epoca tuo padre rifiutò il mio ruolo di Re, colpendomi con un fulmine e incenerendo il mio palazzo» spiega da cattivo sprecato «Per secoli ho vissuto nell'ombra, covando il mio rancore verso chi non aveva riconosciuto il mio ruolo. Poi è arrivato un distinto signore a liberarmi, permettendomi di tornare sulla terra e spiegandomi come fare: sacrificando il sangue di Tinia a Giove annullerò la maledizione della morte e diverrò dio al posto suo» torna verso di me «Ma tu sei troppo piccolo per capire le mie parole, vero?»
E invece le capisco troppo bene, e ho ancora più paura.
Chi mi teneva prigioniero aveva parlato di un personaggio simile – anche se era N-qualcosa.
Resta il fatto che non voglio morire.
Non a quattro mesi!
Tullo Ostilio prende una candela e l'accende, spandendo l'odore d'incenso in giro per la stanza.
Aspetta che bruci abbastanza e fa per avvicinarla alla paglia.
Tre lame brillano sotto la sua gola: una lancia in bronzo celeste, un gladio in oro imperiale e una spada ad antenne in rame augurale.
«Non ci provare» lo ammonisce Talia aggrappata alla sua schiena, l'asta della lancia sotto il mento dell'uomo che ride divertito.
«Sul serio pensate di fermarmi?» commenta mentre la gola si fa fumo e la sua figura sparisce nell'ombra per riapparire dall'altra parte «Vi ricordo che voi non potete farmi nulla. Siete deboli, privi di un culto stabile o di coesione tra di voi» avvicina la fiamma nuovamente alla paglia «Adesso ammirate il ritorno di un...»
«Zeus onnipotente, accettate la mia offerta. Concedete i vostri fulmini a vostra figlia attraverso il cibo che ora vi dono» la voce rimbalza tra le pareti, poi un fischio, simile a una fionda che scatta, penetra tra di noi.
Talia agguanta al volo quello che sembra un salatino e senza pensarci se lo butta in bocca. La lancia e lo scudo si caricano di fulmini arancioni mentre gli occhi le brillano di energia.
«Pensavi davvero che saremmo venuti impreparati, vanaglorioso che non sa fare un banalissimo rituale richiama-fulmini?» dice mio padre mentre mia sorella inizia ad ingaggiare battaglia.
Tullo schiva i colpi, poi scompare nell'ombra e si allontana verso il rumore della fionda.
«Ci sono un po' troppi ministri del sacro da queste parti o mi sbaglio?» commenta fendendo l'aria con la spada «Non sono riuscito a uccidere gli altri due, ma tu non dovresti proprio poter mettere piede in America, lavapiatti. Ti sacrificherò assieme al figlio di Tinia!»
Chiunque sia rotola via, e carica un nuovo colpo mentre un rumore di metallo contro metallo blocca l'assalto.
«Non toccare il mio Cuoco Sacro, Re senza corona!» esclama una nuova voce «Dio? Ma fammi il favore! Non si diventa dèi con dei sacrifici così banali.»
Vedo Talia scattare in avanti, nuovamente per colpire Tullo.
Nel frattempo il "lancia cibo" si prepara a un nuovo colpo: «Giove Pater, invoco il vostro aiuto. Accettate la mia offerta e attraverso essa donate la vostra forza al figlio che combatte assieme a noi!»
Jason prende un cioccolatino e lo mangia. La folgore che divampa nella sua spada e nei suoi occhi, viola porpora mentre si tuffa anche lui all'assalto.
I miei fratelli già sono forti, ma con questo potenziamento lo sono ancora di più!
Tullo si protegge come riesce, prima di tornare alla carica verso il "Cuoco Sacro" – l'ha chiamato così l'altra voce, giusto?
Un nuovo rumore di lama contro lama.
«Allora non stai capito! Non si tocca il mio Cuoco Sacro» ripete la voce mentre il "lancia-cibo" continua il suo rituale.
«Tinia, signore dei fulmini, proteggete dalla minaccia dell'oblio il vostro unico figlio di questo tempo!»
Il cubetto di... boh... polenta?
Comunque qualcosa vola tra le mani di mio padre che lo mangia. Fulmini argilla si accendono minacciosi, iniziando a cadere sul nemico in una pioggia incessante, incenerendo ogni cosa trovino di avverso sul loro cammino.
Tullo Ostilio si fa d'ombra evitando un nuovo assalto, tornando verso di me.
«Potete anche essere più potenti, ma non riuscirete mai a fermarmi dal...» qualcuno mi solleva.
Un ragazzo dai capelli rosso e gli occhi ocra con un falcetto da grano in rame e una giacca di pelle. Sta in piedi sull'altare, indicando il Re come se fosse uno scettro.
«Prima hai detto di voler prendere il posto di un dio che già esiste? Mi spiace dirtelo, ma non hai ancora ben chiaro come si diventa dèi, Re senza corona» lo ammonisce.
Lo guardo ammaliato, stringendogli la giacca di pelle, poi le armi della mia famiglia trafiggono il fantasma di Tullo Ostilio che, con un grido di dolore si dissolve in particelle di luce.
Tutti e tre crollano a terra mentre l'energia svanisce.
«È finita?» chiede Jason cercando di rimanere dritto con la schiena.
«Sì, è finita...» annuisce Talia richiudendo le armi e accasciandosi contro la sua schiena.
«Non combattevo così da millenni...» risponde mio padre «Dovremmo farlo più spes...»
«NO!» esclamano i miei fratelli in coro, poi scoppiano tutti a ridere.
Il ragazzo che mi tiene in braccio rotea gli occhi, scende con un balzo e mi lascia cadere con molta poca delicatezza tra le braccia di Jason, poi trasforma il falcetto in una chitarra a forma di lira(?) che si mette sulle spalle.
«Graz...» prova a dire mio fratello.
«Non ringraziarmi, Jason Grace. Fidati, non serve» lo ammonisce aspro senza guardarlo «Okay, forse un po'» saluta con la mano allontanandosi «Puer, li lascio a te. Io vado a vedere come se la cava la mia figlioccia.»
«Non spaventarla troppo, Ner... em... Alberto» commenta un ragazzo castano intento a cucinare su un fornelletto da campo.
Talia e Jason si guardano, poi guardano mio padre confusi.
«Sono successe un po' di cose in questi tre anni...» ammette «Vi spiegherò tutto a tempo debito. Ora godiamoci un pasto di Francesco Penati: non capita spesso di avere un Cuoco Sacro da queste parti.»
«Sarebbe il caso che ci spiegassi subito inve...» inizia mia sorella, ma mentre sta finendo la frase io scoppio a piangere per il momento che nessuno sopporta.
Il cambio pannolino.
*** * ***
*** * ***
«Finalmente quest'avventura è finita!» esclama Talia stiracchiandosi «Sperando che non vengano altri Re Etrusco-Romani ad inventarsi sacrifici per diventare dèi...» guarda Nerone poco distante che sta parlando con Francesco «Direi che possiamo lasciare Dedalo alle tue amorevoli cure di genitore.»
Mi passa a Tinia che sorride giocando con i fulmini colorati, poi si rattrista appena.
«Anche volendo non posso tenerlo» ammette «Sono potuto uscire da quell'appartamento solo perché Tullo non va a genio nemmeno a Giove, ma dovrò restare lì ancora un po'. Almeno finché non avrà deciso che ho scontato abbastanza la mia pena» mi solleva facendomi ridere «Però lo posso affidare a Fufluns e al suo campo etrusco in costruzione. Quando ne ha parlato ieri sera pensavo che fosse ubriaco e non c'ho dato peso, poi Ner...» si ferma abbassando lo sguardo.
«Ha salvato Dedalo. Non lo perdoniamo, ma accettiamo la sua redenzione» alza le mani Jason «Anche perché non sembra minimamente l'Imperatore Pazzo che mi ha descritto Apollo.»
«Potrete andarlo a trovare quando volete, Dedalo, intendo. A San Pasquale di Rocca, in Italia» Tinia mi avvicina strofinando il suo naso contro il mio «E poi il figlio di Francesco verrà al Campo Giove tra qualche anno, spero per allora che gli attriti si saranno distesi» mi abbassa di nuovo e allarga il braccio, stringendo sia Jason che Talia «Sono contento di avervi conosciuto nella mia forma fisica, ragazzi. Statemi bene, mi raccomando.»
«Beh, ogni tanto potrei venire a prendere un succo di frutta da te...» brontola Talia «Magari dopo aver preso Dedalo dall'Italia. Non farci troppo affidamento, però...»
«Ci conto» li stringe ancora più forte «E se riesco convinco anche Zeus a...»
«Non ci provare.»
«Giove?»
«Dubito che verrebbe» ammette Jason «Però avvisatemi se fate qualcosa, scontri con spiriti intoccabili a parte.»
«Sarà fatto» annuisce Tinia «Sarà fatto.»
*** * ***
*** * ***
Io sono Dedalo Grace, figlio del dio etrusco Tinia, eroe del Campo Fufluns – Nome Provvisorio.
Ho diciassette anni.
E sto per morire.
Mi manca il respiro, la vista mi si sta annebbiando mentre la maglia color argilla con scritte rame mi si sporca di sangue.
"Nome provvisorio" decreta quanto sia ancora lontano anni luce dal Campo Mezzosangue o dal Campo Giove. Non ha nemmeno un luogo, parassita il Campo dei Rituali Perduti – quel posto strano, sui colli bolognesi dove gli umani si divertono a fare rituali a qualsiasi divinità gli venga in mente – e conta quattro membri, me compreso.
Ma è in parte casa mia, in fondo.
Sopra di me c'è un ragazzo dai capelli biondi, gli occhi turchesi e la maglia viola di Nuova Roma. Mi chiama, ma non sento alcun suono, al massimo un fischio assordante mentre l'osservo piangere e pregarmi di non andarmene.
Lui è Gioviano Penati, Figlio della dea Libera e del Cuoco Sacro Francesco Penati, oltre che essere il mio fratello putativo, colui con cui sono cresciuto fino a... beh, più o meno fino a che il dio Giove non lo ha reclamato e portato a Nuova Roma.
Lo sapevamo tutti che sarebbe successo.
E poi nello stesso periodo mio padre Tinia si è trasferito in pianta stabile al Campo Fufluns, in una sorta di scambio equivalente. Lui e il dio del vino sono ancora lì che stanno cercando dove piazzare il Campo Etrusco... dopo diciassette anni non ci crede più nessuno, nemmeno loro due.
Assieme a Gio c'è una ragazza dai capelli biondo rame, gli occhi pelle di daino e il vestito da idol bianco con stampato il logo del Campo dei Rituali Perduti, specializzazione coreutica e teatro sacri.
Lei è Futura delle Sirene, figlia di Cecilio e Musicista Sacra della missione. Umana, come sono umani i sentimenti che provo per lei seppur sia più grande di me di due anni. Non ho ancora avuto il coraggio di dirle che l'amo, e adesso non ne avrò più l'occasione. Mi preme sulla ferita provando ad arginare quel che non si può fermare, i suoi sonagli che si muovono silenziosi. Li avrei voluti sentire un'ultima volta, assieme al suono soave della sua lira-chitarra.
Siamo cresciuti tutti e tre assieme al Campo dei Rituali, e questa è la prima missione che facciamo dopo tanti anni di distanza.
Il destino sa essere veramente crudele.
Inoltre, avrei tanto voluto fare una riunione di famiglia, di quelle grandi all'italiana, con zii, cugini, genitori acquisiti e i miei fratelli di sangue.
In effetti non vedo Jason e Talia da un po' – tre, quattro anni, forse anche di più – sempre in giro a fare missioni per i nostri pantheon.
Ma ci scriviamo, tanto.
Pensare a loro mi dà pace.
Forse ci vedremo nella nostra prossima vita.
Anzi, sarà così! Diverrò anch'io un'anima protettiva di qualche tipo!
Grazie all'Accordo del padre di Gio con lo psicopompo Cristiano, succede a tutti quelli del Campo dei Rituali, indipendentemente che siano credenti o figli di dèi pagani come il sottoscritto.
E mentre vedo San Michele avvicinarsi e allungarmi la mano, tiro il mio ultimo sospiro, consapevole che qualunque cosa accada non abbandonerò nessuno di loro, né vivo né morto, unendomi a mia sorella cacciatrice di Artemide e a mio fratello Cavaliere di Odino nella vita eterna.
Perché io sono Dedalo Grace, figlio di Tinia, eroe del Campo Fufluns – nome provvisorio.
E sto per diventare un Angelo Custode del Campo dei Rituali Perduti.
