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Willas avvicinò l’occhio alla lente del proprio telescopio d’ottone. Uno splendido strumento, creato a Vecchia Città seguendo alcuni progetti ritrovati nella biblioteca di Alto Giardino.
La cometa attraversava il cielo notturno come una ferita sanguinante, l’immagine era tanto spaventosa quanto affascinante.
Si allontanò dallo strumento solo per prendere nota su una delle tante pergamene poggiate sul tavolo.
La notte era calda e pacifica come solo ad Alto Giardino poteva essere, il profumo dei fiori risaliva dal cortile che circondavano l’elegante castello. Di notte si facevano più forti, a tratti fastidiosi mescolati tutti assieme ma in quel momento al giovane futuro lord dell’Altopiano non importava.
Il terrazzo della sua camera da letto era ampio, scelto di proposito per permettergli di posizionare tutti gli strumenti con cui si divertiva ogni notte a studiare le stelle. A dire il vero, per lungo tempo aveva lasciato da parte l’astronomia, come molti altri suoi interessi: da quando aveva sposato Luned, aveva passato quasi ogni notte con lei, nel suo letto. Era lì che avrebbe voluto tanto tornare, tra le braccia di sua moglie, ma purtroppo non poteva.
Era passato solo un mese dall’attentato che li aveva quasi uccisi entrambi, e che aveva portato loro via loro figlio prematuramente, e Luned era ancora debole. Secondo maestro Lomys, ci sarebbe voluta ancora qualche settimana per poter ricominciare ad avere rapporti senza che lei corresse rischi. Anche solo camminare o cavalcare le avrebbe potuto riaprire le ferite e far ripartire un’emorragia, che stavolta avrebbe potuto esserle fatale. Willas non se lo sarebbe mai perdonato, se avesse perso anche lei. Con suo padre ed entrambi i suoi amati fratelli lontani, e la sua adorata sorellina in un accampamento militare lontano da casa… non avrebbe retto anche questo colpo. Il solo perdere il bambino, aveva gettato sia a lui che la sua amata moglie in un grande sconforto. Certo, entrambi erano forti, e lo avevano dimostrato non lasciandosi abbattere, seppur consapevoli che qualcuno era pronto ad uccidere pur di liberarsi di loro, ma in privato soffrivano enormemente ed erano poche le persone di cui potevano fidarsi.
Una di queste, era Oberyn: Dorne non si era ancora schierata nella guerra.
I Martell odiavano i Tyrell per la ferita che Oberyn gli aveva accidentalmente causato durante un torneo, e per guerre passate combattute per il dominio sui territori del Sud; ma odiavano anche i Lannister, per via delle voci che giravano sulla morte della giovane Elia Martell durante la Ribellione di Robert. Willas e Oberyn erano però rimasti in ottimi rapporti, entrambi contro la volontà delle loro famiglie. La Vipera Rossa, come era chiamato, era stato il primo a soccorrerlo durante quel torneo, quando il cavallo era caduto sulla sua gamba lasciandolo storpio per sempre, ed era stato anche il primo a mandargli le condoglianze per la perdita del figlio.
Mio caro Willas, mi è giunta voce della tua recente perdita. Come potrai ben immaginare, qui a Dorne molti hanno festeggiato nel venire a scoprire che il futuro lord Tyrell non è riuscito a generare un erede, ma non io. Sia io che Ellaria abbiamo sofferto molto alla notizia. Essendo genitori, conosciamo la gioia che si può provare stringendo tra le braccia un figlio, e non osiamo immaginare il dolore che tu possa aver provato nel perdere il tuo così presto. Auguriamo a te e alla tua consorte di poter avere presto un’altra occasione, e magari quando accadrà porteremo le nostre figlie a conoscerlo, con la tua benedizione.
ps: per quanto mio fratello non abbia voluto schierarsi, sappi che potrai sempre contare sul mio appoggio nel caso tu abbia bisogno di aiuto o volessi vendicarti.
Oberyn non usava mai mezzi termini, era una cosa che Willas apprezzava.
La lettera giaceva ancora sul tavolo sotto una bussola e altre strumentazioni.
Mentre la riguardava, con un misto di affetto e divertimento, qualcuno bussò alla porta.
«Avanti.»
«Amore mio, ti disturbo…?»
Mollò subito tutto e si voltò verso la porta: «Luned! Non dovresti sforzarti…!» Corse, per quanto la gamba glie lo permise, ad avvolgere la moglie tra le braccia, e la aiutò a sedersi su una poltrona sul terrazzo. «Dovresti rimanere a riposo…»
«Maestro Lomys ha detto che posso fare piccole camminate, le nostre stanze sono praticamente una di fronte all’altra…»
«Lo so, mia cara, ma la prossima volta chiama qualcuno per farti aiutare.»
«Jeyne dorme, non voglio disturbarla, ha fatto intere veglie accanto al mio letto, e Wylem è ad un giro di ronda.» Lo sguardo azzurro di Luned si spostò verso la cometa rossa. «È stupenda…»
«Vuoi vedere?» Willas le porse un cannocchiale e la aiutò a reggerlo e a puntarlo sulla stella. «Mai visto nulla di simile…»
«Nemmeno io al Nord… girano molte voci, mi ha detto Jeyne. Secondo il Septon, è mandata dagli dèi in favore di Renly.»
«Di sicuro l’Alto Septon alla Fortezza Rossa sta dicendo lo stesso riguardo Joffrey. Il rosso è il colore dei Lannister. E la sacerdotessa rossa di Stannis lo avrà additato come un messaggio mandato dal suo dio del fuoco…»
«Il Signore della Luce, attento a come ti rivolgi a lui!» Luned finse una voce autorevole, che gli causò una grossa e sincera risata. Non gli accadeva da giorni.
«Tu cosa pensi che sia?» Luned lo guardò con sincera curiosità.
«Farò delle ricerche a riguardo. Una cosa che so dei fenomeni astronomici, è che si ripetono nel corso del tempo, da qualche parte deve essere per forza documentato qualcosa di simile.»
«Mi piacerebbe aiutarti…»
Si aspettava già quella proposta, sua moglie non era il tipo da rimanere troppo tempo senza far nulla.
«Ad una sola condizione.»
«Ovvero?»
«Lo farai rimanendo nel tuo letto, a riposo, senza fare sforzi.» Si chinò verso di lei, le prese il viso tra le mani e poggiò le labbra sulle sue. La sentì ancora così debole e fragile nel tentativo di ricambiare il suo bacio.
«Lo prometto…»
«Molto bene. Allora condividerò con te le mie scoperte.» Le sorrise e tornò ad osservare con il telescopio. «Mi ha scritto Oberyn.»
«C’è possibilità che Dorne si unisca a noi?»
«Temo proprio di no.»
«Ci sarebbe di grande vantaggio riuscire a mettere da parte le divergenze con loro.»
«Non finché ci sarà mio padre al potere, temo.»
Willas conosceva bene i difetti del proprio genitore. A tratti era un debole, altre volte fin troppo testardo. Gli voleva bene, ma avrebbe tanto voluto poterlo convincere a seguire le proprie idee, a volte. Lui avrebbe tanto voluto poter mettere fine a quei ridicoli scontri tra Tyrell e Martell, ma non ne aveva il potere. Non ancora.
Rimasero lì, ad osservare quella stella rossa passare sopra le loro teste, poi Willas parlò di nuovo.
«Tu hai scoperto nulla?»
«No, purtroppo…» Luned si massaggiò una tempia. «Non ho avuto altri sogni… e i libri che Lomys mi ha gentilmente recuperato sono molto superficiali. Per lo più storie, fiabe, leggende su Primi Uomini capaci di entrare nella mente di animali. Non che i volumi del Nord fossero più approfonditi. Anche lì si trovavano più leggende che testimonianze.»
Willas annuì, osservò pensieroso al cielo, poi lo sguardo gli cadde sul proprio telescopio: «Dovremmo visitare la Cittadella. Forse, lì, potremmo trovare qualcosa.»
«Al momento abbiamo altre preoccupazioni.»
«Io ho altre preoccupazioni.» La guardò, serio. «Tu devi pensare solo a riposare. E quando starai meglio, faremo un viaggio a Vecchia Città. Le riunioni del Consiglio stanno andando bene, tu non pensarci.»
«Come faccio a non pensarci, Willas…?» Lei lo guardò negli occhi.
Quello sguardo azzurro, una volta colmo di determinazione, nonostante tutto ciò che Luned aveva passato, adesso era stanco e triste. Ciò che era accaduto nel bosco era stato troppo, persino più della morte di Eddard Stark.
«Perché la gente ce l’ha con noi…? Stiamo solo cercando di fare del nostro meglio…»
«Per quanto si cerchi di fare del proprio meglio, Luned, si finirà sempre per pestare i piedi a qualcuno. E i nobili di Alto Giardino sono gente orgogliosa…» Si sedette accanto a lei e le strinse la mano. «Non hai presa alcuna decisione che non avrei preso anche io. Anzi, averti accanto mi ha spronato a seguire i miei ideali. Perché ora so che sono anche tuoi.»
Luned annuì ma non gli sembrò convinta.
«Sei solo molto stanca, e questo ti spinge a fare brutti pensieri. Per questo devi riprenderti.» Le accarezzò i capelli. «Dormi qui, stanotte. Rimarrò accanto a te.» La accompagnò fino al proprio letto e quando lei si stese, la coprì con delicatezza. Si sedette accanto a lei e le accarezzò i capelli finché non la sentì rilassarsi e il suo respiro farsi regolare.
Qualcuno bussò alla porta: «Mio lord…»
«Entra, Wylem.»
Il cavaliere entrò, pallido in volto e con gli occhi spalancati per la paura ma quando vide Luned su quel letto si rilassò: «Sono tornata dal turno di ronda e non l’ho trovata in camera…»
«Sta bene, non preoccuparti. Solo non riusciva a dormire. Ci penso io.»
«Rimarrò di guardia alla porta…»
«Grazie.»
Quando Wylem chiuse la porta, Willas tornò a guardare la moglie. Le accarezzò i capelli, il viso… e notò ancor di più quanto era dimagrita in quelle settimane. Si maledisse, per non riuscire a fare nulla che potesse aiutarla. Se avesse avuto il potere di riportare indietro il loro bambino, lo avrebbe fatto, a qualunque costo. Ma sapeva non fosse possibile. Si alzò dal letto e tornò sul terrazzo, ad osservare quella stella che squarciava il cielo. Non sapeva cosa potesse significare, se fosse davvero a favore di uno dei tanti re presenti in quel momento sul territorio di Westeros… ma pregò che non significasse altro dolore per la propria famiglia.