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Da qualche parte...
Per primo venne il dolore, non uno improvviso e forte, all'inizio era un eco lontana che cresceva man mano riportandolo alla realtà, scuotendolo dal torpore di un sonno innaturale, picchiando nel suo cranio fino a quando non fu sveglio, e così Damien riaprì gli occhi nel buio.
Sentiva un forte dolore e si portò istintivamente la mano alla nuca tastando la calda piaga di una ferita sanguinante, si sentiva stordito, era completamente al buio non c'erano rumori, non c'era nessun tipo di indizio su dove si trovasse se non le fredde mattonelle sul quale era sdraiato e il forte odore di disinfettante che, se non altro, gli fecero sperare di trovarsi in mano a persone che avrebbero avuto in qualche modo cura di lui.
Poi si accese la luce.
...
"Hei Jack, sembra che il nostro ospite si stia svegliando..."
Jack era un tipo grosso, ben spallato e con l'aria da duro, cosa che la lunga cicatrice sul naso sottolineava prepotentemente, camminava impaziente avanti ed indietro per la piccola stanza trascinandosi il lungo cappotto di cammello come un'ombra, scostò con una mano una ciocca di capelli davanti agli occhi per osservare Dave seduto all'interfono.
Dave era l'esatto opposto; basso, magrolino e con pochi capelli in testa, ma aveva una bella barbetta ispida del quale andava molto fiero.
Jack raggiunse il grosso specchio unidirezionale e scrutò l'oscurità che riempiva la stanza dall'altra parte.
"Ok, accendi la luce.."
Una lampadina solitaria, al centro del soffitto, si accese su di una stanza completamente piastrellata di nero, in un angolo, un ometto malconcio tentava di mettersi a sedere.
...
La porta si spalancò all'improvviso facendo sussultare Damien che, nonostante fosse ancora stordito, cercò istintivamente la sua bacchetta nella tasca del gilet, restando non troppo sorpreso non trovandola.
Dalla Porta entrò un inquietante uomo con un cappotto di cammello e lunghi capelli scuri che trascinava una sedia di ferro in maniera molto rumorosa, entrò e chiuse la porta, sistemandosi con la sua seduta contro la parete.
Il silenzio era assordante, l'uomo, restando nella sua posizione, prese da sotto il cappotto quello che sembrava un foglietto e lo mostrò a Damien che si era rannicchiato contro la parete opposta.
Il ragazzo non capiva, l'uomo gli stava mostrando un'immagine, una fotografia, la fotografia di un gioiello.
"Lo riconosci, Damien?"
Il suo nome, in bocca a quell'individuo, suonava quasi alieno.
"Dovresti riconoscerlo, Damien... l'Occhio di Brahma"
Damien non rispose
"Senti, Damien, non voglio farti del male. Voglio solo sapere che fine hai fatto fare a questo diamante."
...
"Sono mesi che ti stiamo dietro, sappiamo che sei stato tu a rubare nella tenuta dei Levishova"
Un'altra scena muta, Jack sbuffò.
"Ok, Damien, parliamoci chiaro." Prese dalla giacca un altro foglio di carta, il "curriculum" del giovane Damien
"Non sei un grande ladro, sei a malapena un topo d'appartamento, rubi monete e gioielli alle vecchie streghe, e lo fai pure male, negli ultimi due mesi ti hanno beccato tre volte, se non fosse che non rubi mai niente di importante avresti già visto le porte di Azkaban, quindi ora dimmi dov'è l'occhio di Brahma"
Per Damien fu come se una lampadina lontana si fosse accesa, tirò dritta la schiena pur restando sempre seduto a terra.
"Quindi è una cosa importante, quella? Quella che, si presume, io avrei rubato"
Jack sapeva a che punto erano, Damien voleva contrattare.
"È molto importante ed anche molto pericolosa Damien, ed ora tu mi dirai cosa ne hai fatto."
"Molto importante e pericolosa.... Siete Auror vero? "Il suo tono si era fatto un po' più sicuro
"Cosa possono offrirmi gli Auror per la mia preziosa collaborazione per il ritrovamento di questo prezioso manufatto, molto importante e molto pericoloso"
Jack si raddrizzò
"Non negoziamo coi criminali, dicci dovrà il diamante e uscirai da qui illeso."
"Oh, signor Auror, non vorrà farmi credere che vi è permesso fare del male ad un povero ragazzo orfano di appena 16 anni..."
"Sai, Damien, ce ne sono molti di ragazzi orfani... che spariscono nel nulla."
Damien si ritrasse.
"Sappiamo che hai una famiglia, due fratelli più piccoli."
Prese dalla giacca altre due piccole fotografie, un bambino e una bambina,
"Che è il motivo per il quale hai lasciato Hogwarts, e per il quale rubi."
Nessuna risposta.
"Possiamo aiutarvi... metteremo i tuoi fratelli in un buon istituto, e tu potrai tornare ad Hogwarts, devi solo dirci dove sono e dov'è la pietra."
"Metterli in un istituto? Volete separarci? " Damien era disgustato da quell'idea
"La bambina piccola andrà dalle streghe della notte di luna piena, sono un ottimo ordine, la tratteranno bene, mentre il ragazzino andrà nell'istituto mediano per giovani maghi, è quando sarà il momento entrerà a Hogwarts, poi quando raggiungerai i 19 anni e avrai scelto una carriera dignitosa nel nostro mondo o in quello babbano potrai prenderli di nuovo con te."
"Tra quattro anni quindi?" Il tono del ragazzo era sempre più indignato
"Si esatto"
"E nel frattempo?"
"Potrai andare a trovarli..."
Damien si chiuse ancora di più nel suo silenzio, le braccia incrociate sul petto.
"È un'ottima offerta."
"Voglio una casa."
Disse all'improvviso, e Jack restò di stucco
"Una casa?"
"Si, un'appartamento, dove poter vivere coi miei fratellini, niente istituto, vivremo tutti e tre insieme, oppure non vi dirò nulla."
"Non si può fare Damien, siete tutti minorenni."
"Allora il segreto su dove ho messo la pietra di Brahma morirà con me, e non scherzo."
L'Auror si accigliò.
"Giochi col fuoco..."
Si alzò dalla sedia che aveva sorretto il suo peso fino a quel momento ed uscì dalla stanza lasciando il ragazzo da solo.
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Passò mezzora, forse di più, un'ora, o un'ora e mezza, difficile da dire in quella stanza asettica, Damien l'aveva misurata a grandi passi, avanti e indietro per un'infinità di volte, e finalmente Damien vide la porta della stanza riaprirsi, l'auror cielo aveva interrogato era ritto sulla soglia con una mano teneva l'uscio mentre con l'altra, accompagnava una bambina di circa 5 anni dai capelli biondo cenere e due enormi occhi azzurri rossi per il pianto.
"Annie!?" Damien quasi gridò il nome della sorellina che di contrò singhiozzò asciugandosi il naso con il maglioncino.
"Annie!? Cosa ti hanno fatto?" La bambina non rispose, cosa che fece agitare ancora di più Damien
"Cosa le avete fatto?!" Urlò rivolto all'uomo.
"Niente... non ancora... devi dirmi dove hai messo l'Occhio di Brahma, e devi farlo ora, oppure passeremo ai metodi drastici." La voce di Jack era estremamente calma, fredda, non vi era un briciolo di umanità.
"Sei un farabutto! Lascia andare mia sorella lei non centra nulla! Non ho preso io quel diamante, non l'ho mai nemmeno visto!"
"Non è quello che mi hai detto mezz'ora fa.."
"Lo giuro!" Damien faticava a trattenere le lacrime
Jack sembrò pensarci su poi fece un cenno ed alle sue spalle arrivò un uomo.
"C'è un solo modo per scoprire qual è la verità.. Portala di là.. "disse all'uomo alle sue spalle sospingendo la bambina verso di lui "comincia con Crucio.. ma vacci piano."
"No! Vi prego! Ha solo 5 anni!"
"Accendi l'interfono."
Il ragazzo si scagliò verso la porta la l'auror lo prese e lo cinse alla vita con solamente un braccio tanta era la differenza tra di loro.
"Dov'è il diamante Damien?"
"Non lo so! Non l'ho mai visto! Non l'ho preso io!" Damien scalciava e pestava i piedi ed urlava la sua innocenza ma l'altro uomo era più forte di lui, poi, all'improvviso..
Un urlo straziante irruppe dagli altoparlanti, l'urlo di dolore di una bambina che veniva torturata.
Damien poteva sentire le urla di Annie, il suo pianto e i suoi singhiozzi e poi ancora le urla.
"Cavolo... gli ho detto di andarci piano, se continua così..." Disse jack mormorando
Damien cadde a terra, in ginocchio piangendo
"Non ce l'ho, non l'ho mai visto.. lo giuro... non l'ho preso io."
L'Auror guardava il ragazzo dall'alto, e poi fece un cenno al suo riflesso. Le urla cessarono.
"Ok Damien, ti crediamo."
Ma Damien non lo sentì.
Jack prese dal taschino interno del cappotto la sua bacchetta, la puntò sul ragazzo
"CONFUNDUS" mormorò
Il ragazzo sembrò calmarsi, si toccò gli occhi pieni di lacrime, sentendosi strano come se si fosse appena svegliato da un brutto sogno, un incubo in cui Sua sorella veniva torturata
"Vieni Damien, c'è qualcuno che vuole vederti.." Damien lo guardò interrogativo
"Da oggi ci prenderemo cura noi della tua famiglia."
Jack lo prese per un braccio e lo costrinse ad alzarsi, camminava incerto, il suo corpo era scosso come da un terrore inconscio, l'uomo lo trascinò lungo un corridoio fino ad una porta e gli fece segno di aprirla.
All'interno i suoi fratelli stavano giocando con dei pupazzi, supervisionati da una signora, due tazze di cioccolata giacevano ormai vuote sul tavolino davanti a loro, e quando Damien Entrò, lo accolsero con sorrisi e calore.
...
Diverse ore prima...
Nella stanza adiacente, Dave osservava il ragazzo misurare le cella di piastrelle nere a grandi falcate, era poco più di un ragazzino, quei capelli rossi lo facevano sembrare ancora più emaciato di quello che era, alle sue spalle Ben stava compilando dei documenti quando Jack entrò sbattendo la porta della stanza.
"Dunque ce l'ha lui?"
"Così dice..."
"Ma tu non sei convinto..."
"Guardalo Dave, non ha la stoffa del mago oscuro..."
Dave tornò a guardare il ragazzo pensieroso.
"Scusate ma questo gioiello... cos'ha di tanto speciale?" chiese Ben tenendo una foto dell'occhio di Brahma ad altezza occhi, era un enorme diamante nero circondato da diamanti più piccoli, Dave rise quando se l'appoggiò al petto.
"Beh? Come mi sta l'occhio?" Ridendo anche lui.
"Ringrazia Merlino che non sia davvero al tuo collo." Fece serio Jack, era l'auror con più anzianità tra i tre.
"L'occhio di Brahma è stato maledetto da un'antica magia, il popolo al quale è stato sottratto scagliò una maledizione così potente sul diamante che perdura ancora oggi"
Ben fece spallucce guardando ancora la foto
"E che succede a chi lo possiede?"
"Muore."
Jack fù così lapidario da fargli posare immediatamente la foto con una smorfia
"Allora cosa facciamo col ragazzo?" Dave sembrava piuttosto preoccupato a questo punto
"Passiamo al piano B, Avete trovato i suoi fratelli disse rivolgendosi alle sue spalle, Ben annuì.
"Sono due stanze più in lì a strafogarsi di cioccolata calda e marshmellow..."
"Ottimo, farò due parole con loro, Lasciamo Damien a ragionare sulle sue possibilità, Dave tienilo d'occhio,
...
Jack indossò il miglior sorriso che riuscì a fare prima di entrare nella stanza dove due bambini, una di 4 e l'altro di 7 stavano facendo merenda con cioccolata calda e marshmellow, entrambi lo guardavano con stupore, i loro occhi grandi per la sorpresa mentre l'auror porgeva loro due tortini di carote
"Benvenuti Bambini, questi sono per voi, io sono Jack, voi chi siete?"
La più piccola nascose il naso nella sua tazza, aveva lunghi baffi color cioccolata sul viso e arrosiamo quando l'uomo le porse il tortino
"Io sono Paul, lei Annie..." Disse il maggiore facendosi coraggio
"Piacere di conoscervi Paul e Annie. Sapete come mai vi abbiamo portato qui?"
"Il nostro fratellone si è messo nei guai?" Chiese la bambina
"Esatto piccola..." Jack prese la foto dell'occhio di Drahma e la mise sul tavolo davanti a loro
"Vostro fratello porta sempre a casa strane collane e strani braccialetti vero?" Chiede dolcemente
"Una volta anche un anello grosso con un sasso rosso" Annie si era appena meritata una gomitata dal fratello.
"Stai zitta Annie" le ringhiò.
"No Paul stai tranquillo, non succederà niente a Damien, ma vedete, pensiamo che stavolta, Damien abbia portato a casa una collana molto cattiva." Picchiettò il dito sulla fotografia
"È importante sapere se l'ha portata a casa, perchè è pericolosa e se non la ritroviamo subito potrebbe farsi molto male."
Li guardò scrutarsi in silenzio come passarsi messaggini segreti con la forza del pensiero, furono lunghi minuti silenziosi ma, alla fine, Paul cedette.
"Damien spesso porta a casa i gioielli delle persone, dice che li prende il prestito e che un giorno li ripagherà..."
"E Damien ha portato a casa anche questo?" Chiese il grosso auror affabile.
Il bambino scosse la testa, piano, era sul punto di piangere per il senso di colpa di aver tradito il fratello maggiore.
L'uomo si alzò, accarezzò la testa dei due bambini ed uscì dalla stanza osservando il lungo capello biondo rimasto intrappolato tra le sue dita.
Quando tornò dai suoi compagni fù felice di constatare che il ragazzo si stava ancora torturando nella sia cella.
"Ben, fammi un favore, scendi dai pozionisti e fatti dare un bicchiere di POLISUCCO." Disse mentre si rigirava il capello tra le mani.
Ben si alzò pigramente dalla sedia
"Cos'hai in mente?" Chiese Dave.
"Voglio scoprire se dice la verità.."
Il presente...
La voce di Dave risuonava così strana dentro quel corpicino dai biondi boccoli.
"Perchè sempre io Jack? Poteva farlo Ben questa volta!"
"Tu sei più piccolo, la trasformazione è più veloce."
"Stronzate Jack! La verità è che ci godi!"
"Cosa succederà ai ragazzi ora?" Ben era seduto al piccolo tavolo e stava redigendo un resoconto dell'interrogatorio
"Quello che ho detto, ci prenderemo dura di loro."
"E l'occhio di Brahma?"
"Salterà fuori, basterà seguire la scia di morti per trovarlo"
...
La sera era appena scesa, l'aria era frizzante ed entrava fresca dalle sue narici, i polpastrelli sentivano l'umidità del terreno e i fili d'erba erano costellati di piccole gocce che brillavano sotto la luce di una luna quasi piena, tutto questo era eccitante, l'odore della pioggia scesa qualche ora prima perdurava nell'aria e lo rendeva euforico mentre se ne inebriava, ma c'era altro nell'aria, un'odore metallico, che rendeva la sua eccitazione frenetica, si muoveva svelto, acquattato al terreno, nascondendosi dietro ai ripari più impensabili, dentro un cespuglio o nella buca di uno gnomo, avanzando verso la tua preda, lo sentiva, lo stava chiamando riusciva già a vederlo, del colore dell'oro? o magari era argentato, oh, la cosa sicura era che brillava, brillava per chiamarlo a se, voleva essere suo, voleva brillare per lui per l'eternità, nella sua tana, col resto dei suoi tesori.
Ed eccolo mentre si avvicina alla villa, qualcuno aveva lasciato una finestra aperta, che fortuna, avrebbe incontrato quel tesoro molto presto e senza sforzo, il suo becco si alzava ad annusare nell'aria gli imminenti pericolo, non era facile essere un giovane SNASO di questi tempi burrascosi, pieni di Maghi, bracconieri, per non parlare dei babbani e della loro tecnologia sempre meno magica, ma era uno snaso furbo lui, le sue zampe stavano artigliando il muro che lo avrebbe condotto fino alla finestra aperta, fu questione di un attimo e su dentro, lo sfarzo inebriò i suoi sensi, ovunque c'erano fronzoli d'oro, anche le tende erano intrecciate di fili dorati, il giovane snaso si sentiva così emozionato che quasi non notò l'altrettanto giovane mago dai capelli rossi che stava raccogliendo gioielli da una teca, con la bacchetta in mano moromorava "Alohmora" e poi infilava tutto in un sacco, ed ecco che d'improvviso si sentiva così agitato, così entusiasta che gli venne l'idea di arrampicarsi lungo una tenda, fissava il sacco di tela nel quale il mago sia buttando i preziosi e vi si lanciò senza pensarci atterrando nel buio prima e su di un letto di gioielli poi.
La borsa era più grande all'interno e il piccolo animaletto si ritrovò a sguazzare di un male di bracciali, collane ed anelli, ne aveva uno al polso e si era infilato un grosso bracciale al collo, lanciava le gemme verso l'altro e quelle ricadevano sopra di lui mandandolo in visibilio, fino a quando il brillare di qualcosa in lontananza non lo distrasse.
Era il diamante più grosso che aveva mai visto la sua giovane vita, sembrava brillare di vita propria, così affascinante, così bello, doveva essere suo, doveva venire con lui, nella sua tana, doveva essere il suo tesoro più prezioso.
E fu mentre lucidava quel bel diamante nero che capì di dover uscire da quel sacco e scappare.
E così che fece, appena il mago aprì la borsa lui saltò fuori correndo all'impazzata, sentì il ragazzo urlare qualcosa ed allungare le mani nel tentativo di afferrarlo ma lui era più veloce, scartò attorno ad un tavolino riccamente decorato, saltò sulle tende e camminò sulla trave intarsiata del soffitto per poi lanciarsi in un triplo carpiato fuori dalla finestra dal quale era entrato.
E fu di nuovo nell'erba fresca, ma non smise di correre, raggiunse il muretto della villa e lo scalò finendo la sua corsa sul marciapiede di una strada.
Sospirò soddisfatto ammirando il suo bottino, rigirandoselo tra le zampe, portandolo verso il cielo e confrontandolo con la luna.
L'ultima cosa che sentì fu il forte stridio dei freni di un'auto.
L'ultima cosa che vide, l'occhio di Brahma rotolare in un tombino.