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Il nono capitolo della saga familiare si consuma di domenica pomeriggio. Il campo di battaglia è il salotto, dove Alessandro, quindicenne con una media del nove e una tendenza patologica a complicare l'inesistente, sta vivendo una vera e propria crisi di panico digitale.
Al centro della stanza, Alessandro fissa lo schermo dello smartphone con le pupille dilatate. Ha aperto Spotify e sta cercando di creare una "Jam di gruppo" con Gaia, ma la gestione delle variabili musicali lo sta portando al collasso sistemico.
«Alice, guardalo» implora Alessandro, sventolando il cellulare verso la sorella. «Se inserisco per prima una traccia indie-pop con un tempo di centoventi battiti al minuto, rischia di sembrare una dichiarazione d'amore passivo-aggressiva? E se l'algoritmo della piattaforma le suggerisce i miei brani salvati e scopre che ascolto le sigle degli anime quando studio fisica teorica?! È la distruzione della mia reputazione sociale!»
Alice, dodici anni, siede sul bracciolo del divano con unghie nere e un'espressione di rassegnazione cosmica.
«Bro» esordisce Alice, senza nemmeno alzare la testa dal suo tablet. «Stai facendo una tragedia per una playlist condivisa. A Gaia non frega niente del tuo tempo di battiti al minuto. Probabilmente metterà in riproduzione il brano, muterà la chat e andrà a farsi una maschera al viso. Rilassati, Einstein.»
In quel preciso istante, il padre irrompe nel salotto brandendo un telecomando come se fosse un reliquario. La madre lo segue a ruota, sorseggiando un caffè con un sorriso nostalgico.
«Ma che sta succedendo qui?» esclama il padre, captando le parole 'playlist' e 'algoritmo'. «Un'altra crisi da tecnologia di consumo? Voi della Gen Z avete la pappa pronta con questi servizi in streaming! Voi non sapete cos'è la vera sofferenza della musica! Ascoltatemi bene, ragazzi: io c'ero. Io c'ero quando il diritto d'autore era al servizio di un signore oscuro di nome eMule e del suo mulo bendato!»
La madre scoppia a ridere, appoggiandosi alla spalliera del divano.
«Ah, eMule... le notti passate a fissare una barra di avanzamento rossa che diventava gialla, poi verde, e poi tornava rossa per tre giorni di fila! E il modem 56k che gracchiava come un demone a vapore ogni volta che cercavi di connetterti dopo le nove di sera per risparmiare sulla bolletta SIP!»
«Esatto!» rincara il padre con gli occhi sbarrati dalla foga commemorativa. «Altro che Spotify! Tu mettevi in download un brano dei Punkreas a tre kilobyte al secondo. Aspettavi quarantotto ore senza poter usare il telefono di casa — perché se la nonna alzava la cornetta per chiamare la farmacia, cadeva la linea e perdevi il 99% del file! E la sorpresa finale? Aprivi il file .mp3 che avevi rinominato con fatica e al posto della canzone c'era la voce stampata di Bill Clinton che diceva "I did not have sexual relations with that woman", oppure un rumore di motosega!»
Alessandro sgrana gli occhi, visibilmente inorridito.
«Ma... ma è pirateria informatica non tracciata! E la violazione del copyright?! E la sicurezza dei dati personali?! Voi rischiavate la prigione e l'infezione da trojan horse per ascoltare una traccia danneggiata di tre minuti?!»
Alice alza finalmente lo sguardo dal tablet, fissando i genitori con la severità di un perito informatico del Tribunale dei Minori.
«Bro» dice Alice rivolgendosi al fratello. «Stai parlando con due persone che consideravano un'impresa epica aver bruciato la scheda madre del computer di casa solo per scaricare un album degli Offspring che alla fine si è rivelato essere un audio di quattro ore di un trattore in moto. Erano letteralmente degli hacker della domenica senza un piano B.»
«Era il fascino dell'ignoto!» protesta la madre, difendendo la categoria con orgoglio. «Il rischio ti faceva sentire vivo! Quando il file finiva di scaricare ed era davvero la canzone giusta, stappavi una birra e facevi festa!»
«Sì, mamma» conclude Alice, tornandosene ai suoi video. «E oggi vi fate prendere dal panico se il Wi-Fi ci mette quattro secondi a caricare una pagina web. Continuate pure le vostre rievocazioni storiche del Medioevo digitale, ma per favore lasciate che Alessandro invii questa playlist prima che Gaia si stanchi e si metta ad ascoltare la trap con uno dell'artistico.»
Alessandro deglutisce, fissa lo schermo, chiude gli occhi e, ignorando le lezioni sulla pirateria del '99, schiaccia il tasto "Condividi".